Ciao Anzolin, quante volte da bambino…

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Anzolin, Gori Leoncini, Bercellino Castano Salvadore, Favalli Del Sol De Paoli Cinesinho Menichelli…erano i tempi in cui le formazioni si conoscevano a memoria, Sarti, Burgnich, Facchetti, o Cudicini Anquilletti Schellinger.

 

Erano i tempi in cui la voce di “tuttoilcalciominutoperminuto” ti dava i risultati alla fine dei primi tempi, degli scusa Amèri (con la e aperta), i tempi dei nebbioni, delle prime minigonne e dei mangiadischi. I tempi in cui la moviola stava alla rai e non in campo, e i cantori si chiamavano Brera e Caminiti, non i poveri di spirito e di lessico.

 

Erano i tempi in cui il tiro era deviato, l’avversario dribblato, le punizioni non erano maledette ma a “foglia morta”, e il portiere indossava “una pesante calza braga nera per proteggersi dal freddo pungente” (cit. Sandro Ciotti).

 

Roberto Anzolin lo vidi giocare dal vivo, per la prima volta, in un Milan Juve di Coppa Italia a San Siro, poi a Torino, al Comunale, contro la Fiorentina e la Roma. Dopo uno 0-0 a Bergamo, mi mise persino la mano sulla testa nel salutare me bambino mentre (lui) stava per risalire sul pullman. Lo rividi giocare a Monza, in C, quando la sua carriera volgeva al termine: gli parlai in coda per rinnovare il “bollo” dell’auto negli uffici ACI. Parlammo a lungo, che a quei tempi l’home banking non c’era e mezza città era lì in coda. I bollettini, ovviamente, li rendevano disponibili due giorni prima della scadenza.

 

Grande portiere, di una Juve non grandissima, essenziale, preciso, mai incline allo spettacolo, persona gentile e gradevole: disponibile.
Ciao Roberto Anzolin, quante volte, da bambino, mi sono immaginato di essere te, mentre difendevo una porta di 3 metri di larghezza nel campetto.

 

di Ezio