Juve sotto ritmo, Costa extraterrestre

di Jacopo Azzolini |

douglas costa

All’interno di una gara ai limiti del surreale che verrà ricordata quasi unicamente per le follie di Bastien e Cacciatore più che per il (comunque importante, anche solo a livello morale) ritorno al gol di Higuain, la Juve vince una partita che si stava mettendo su binari poco gradevoli, superando il Napoli almeno per una notte.

I bianconeri si sono trovati di fronte un Chievo poco pronosticabile per quanto riguarda l’undici iniziale. Maran, infatti, per la prima volta ha totalmente snaturato il suo undici, allestendo una formazione super coperta. Più che per il valore dell’avversario (contro Juve ben più in salute aveva sempre preferito il classico 4312), era probabilmente preoccupato dalle ultime performance difensive dei suoi, non li riteneva in grado di reggere difensivamente se si fosse adottato il modulo canonico.

Si è quindi visto un 532 piuttosto chiaro, con le due punte (Birsa e Pucciarelli) preoccupate unicamente di schermare i rifornimenti per Pjanic, su cui ogni tanto Radovanovic si staccava per andare a braccarlo. Una volta recuperato il pallone, invece, avendo un attaccante in meno, raramente il Chievo cercava l’immediata verticalizzazione (come invece succedeva col 4312). I clivensi temporeggiavano, consolidando il possesso nel tentativo di far salire la squadra. E nelle primissime fasi della gara lo ha fatto anche con buon profitto, visto che la Juve soffriva nella prima pressione. Radovanovic aveva infatti troppa libertà sia nella ricezione che nel cambio campo per gli esterni (Cacciatore e Jaroszynski), i quali si alzavano nel tentativo di dare ampiezza.

I già citati movimenti di Birsa e Pucciarelli hanno messo in difficoltà la costruzione bassa bianconera, che non riuscivano a imbeccare Pjanic con facilità e a rendere quindi fluida la manovra bassa. Allegri ha quindi optato per una modifica tattica tra le fila bianconere: Khedira – che prima si apriva molto nel tentativo di stringere Douglas Costa – è andato a formare la mediana a due col bosniaco, mentre Sturaro si è allargato (prima a sinistra e successivamente a destra). Si è quindi ritornati al 4231 e l’abbassamento di Khedira ha aumentato le soluzioni di passaggio nella costruzione bassa, con la Juve che è riuscita ad alzare il baricentro.

Tuttavia, prima e dopo l’espulsione, gli ospiti hanno dimostrato una lampante pochezza di soluzioni offensive negli ultimi metri. Poco movimento senza palla, con Mandzukic e Higuain troppo orizzontali, mancava qualcuno che si abbassasse per fungere da raccordo. Inoltre, il Pipita è parso fisicamente ancora opaco, perdendo diversi palloni e soffrendo le uscite dei difensore gialloblu. La Juve ha quindi provato a pungere quasi unicamente con tiri dalla lunga distanza che però non hanno creato grossi grattacapi a Sorrentino.

In una trequarti povera di talento e uomini in grado di creare superiorità numerica, Douglas Costa è divenuto sia primo riferimento che vero e proprio regista offensivo. Da lui sono provenuti infatti gli unici squilli in grado di sparigliare le carte, che fossero tentativi di puntare l’uomo e tirare in porta o cambi di gioco sul lato debole che fornivano più ampiezza alla Juve.

Una volta schierato a sinistra, poi, è divenuto il totale accentratore di una manovra offensiva alquanto piatta, che nella stragrande maggioranza dei casi si concludeva con un cross del brasiliano dopo aver allargato il gioco da destra a sinistra. In una Juve dai ritmi così lenti è quasi parso un alieno, e nel finale i suoi insistenti tentativi (ben 11 cross e 11 dribbling) si sono conclusi con l’assist per Higuain.

Insomma, è palese che attualmente la condizione fisica sia deficitaria, e lo stesso Allegri aveva introdotto Juventus-Genoa anticipando ciò. Suscita però qualche preoccupazione come questa squadra oggi si muova negli ultimi metri, visto che il modo di attaccare pare tanto monocorde quanto prevedibile. Già contro l’Atalanta servirà qualcosa di diverso.