Chiesa si è preso la Juve, ora tocca a Kulusevski

di Mauro Bortone |

Le copertine sono tutte per Cristiano Ronaldo, per le sue statistiche, i suoi numeri pazzeschi e le giocate da fenomeno vero che tengono in corsa la Juventus in questo campionato anomalo e pieno di insidie. Ma c’è un giocatore che, da quando è arrivato, sta facendo la differenza: è Federico Chiesa, che ha messo le sue gambe e il suo entusiasmo a servizio della squadra.

Una tempra, una forza e una qualità davvero speciali le sue che lo hanno fin da subito sintonizzato nel sistema Juve, facendolo atterrare nel pianeta bianconero quasi in punta di piedi tra pregiudizi sulla sua effettività utilità: lui ha risposto sul campo, con abnegazione e soprattutto mostrando una personalità fuori dal comune che ha spazzato via scetticismi e preoccupazioni.

Sono 28 le gare in bianconero con 8 reti e 6 assist: a 23 anni, nei giorni in cui il dibattito sull’inserimento dei giovani e sulla fiducia da dare ai talenti, Chiesa sta dimostrando di essere un giocatore di livello, che si è presa la Juve con la voglia e la determinazione necessarie.

Discorso diverso per Dejan Kulusevski che ha avuto un impatto straordinario subito in bianconero con gol e prestazioni importanti, salvo poi perdersi nelle alchimie di una posizione in campo da cucirgli anche in virtù delle difficoltà della rosa: dall’andata col Verona dove entrò e spaccò la partita alla vigilia della gara di ritorno contro la squadra di Juric sembra passato un secolo e in realtà sono solo pochi mesi.

Qualche difficoltà in più lo svedese l’ha trovata proprio per via delle richieste di adattarsi a più ruoli in campo, ora largo sulla fascia ora da seconda punta ora in una posizione da trequartista; eppure, nonostante quella che a molti è parsa una specie di involuzioni, i numeri di Kulusevski non sono così disastrosi come si vuol far passare: in bianconero sono 30 le presenze, arricchite comunque e nonostante qualche difficoltà in più rispetto a Chiesa, da 5 gol totali (2 in Coppa Italia) e 4 assist.

La verità è che se da un lato si vuole i giovani pronti e forti subito, dall’altra, si deve dare loro il tempo di crescere soprattutto quando, per esigenze di squadra, devono fare un po’ tutto e farlo con qualità: lo svedese è un 2000 e i tifosi che ora invocano (anche con qualche ragione) un’opportunità per Fagioli in campo devono dare il tempo a Kulusevski di proseguire la propria crescita di calciatore anche attraverso qualche prestazione opaca e in un contesto di gioco meno confortevole rispetto a quello in cui era stato abituato ai tempi del Parma. Con la giusta perseveranza e con la sua applicazione, anche lui, come Chiesa, potrà prendersi la Juve.