Federico Chiesa è uno da Juve?

di Alex Campanelli |

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Il mercato bianconero degli ultimi anni, da Pjanic a Cristiano Ronaldo passando per i traditori Bernardeschi e Higuain, ci hanno abituato a non spendere la parola “impossibile” per quasi qualsiasi trattativa. Così appare dunque plausibile che Federico Chiesa, prossimo capitano della Fiorentina e autoprofessatosi bandiera viola, possa in un futuro non molto lontano vestire la maglia della Juve. Il ragazzo è davvero pronto? Potrebbe essere un elemento fondamentale della Juve presente e futura?

22 anni da compiere a ottobre, Chiesa ha già messo insieme più di 100 presenze da professionista col club, tutte con la maglia viola, tra campionato, Coppa e Italia ed Europa League, e Roberto Mancini punta molto su di lui già nell’immediato; 11 le presenze in nazionale, tutte collezionate nel 2018. Nelle tre stagioni tra i grandi, Chiesa ha giocato da ala tanto a destra quanto a sinistra, da esterno di centrocampo nel 4-4-2, addirittura da quinto di centrocampo davanti alla difesa a tre e in qualche occasione anche da seconda punta, mettendo insieme complessivamente 16 reti e 10 assist.

Chiesa è un giocatore che tira tanto, tantissimo, un Cristiano Ronaldo in miniatura da questo specifico punto di vista: nella stagione in corso, con 3,8 tiri a partita, è di gran lunga il giocatore della Fiorentina a concludere di più (Muriel, secondo, si ferma a 2,3), ed è il quarto assoluto, dietro a CR7, Insigne e Dzeko, in una squadra che però tira decisamente meno di Juve, Napoli e Roma. Talvolta le sue conclusioni arrivano da posizione svantaggiosa, per non dire semi-impossibile, facendone da questo lato un giocatore non efficientissimo, un difetto comunque limabile e comprensibile a questo punto della sua crescita.

Quando si guadagna la mattonella giusta, a Chiesa escono fuori anche gol così

Riguardo a come Chiesa interpreta il ruolo di esterno, è impossibile non accostare il numero 25 a Pavel Nedved: entrambi fanno dell’abnegazione e della foga con cui si gettano sul pallone in corsa, ossessiva e quasi inquietante, un riconosciuto marchio di fabbrica, così come il tiro da fuori, il dribbling di potenza e rapidità più che di fino e la capacità di calcio con entrambi i piedi, sono punti di forza che li avvicinano moltissimo. Al di là delle considerazioni tecniche, ciò che impressiona di Chiesa (e impressionava di Pavel) è l’impatto che il ragazzo ha non sulla singola partita, ma su ogni singolo minuto di gioco, come se da quel pallone che sta uscendo in fallo laterale o quel contrasto a centrocampo dipendesse la sua vita.

Il tocco elegante, poi gli occhi, la corsa e la postura di chi quella palla non vuole proprio lasciarla andar fuori

In questo, il figlio di Enrico è diverso da ogni esterno in forza alla Juventus: di Cuadrado possiede l’abilità in non possesso, ma è un giocatore decisamente meno istrionico e più concreto del colombiano, rispetto a Bernardeschi è meno geniale nei colpi e più continuo nell’arco dei 90′, mentre Douglas Costa (quello vero) appare ancora di una caratura decisamente superiore, per capacità tecniche e abilità nello spaccare in due le partite, pur non possedendo l’impatto fisico ed emozionale del 21enne viola.

Senza lanciarci in voli pindarici, le prospettive future per Federico Chiesa paiono più che rosee: l’auspicio è che il ragazzo impari a gestirsi meglio, sia per quanto riguarda le scelte da prendere in determinate situazioni sia per sé stesso nell’arco della partita (non avrà sempre la forza incosciente e apparentemente inesauribile che contraddistingue questa sua fase), ma stiamo parlando di un vero e proprio diamante. Smussate le imperfezioni, in un momento storico nel quale nascono pochi interpreti puri del ruolo, Chiesa avrà tutte le carte in regola per diventare uno dei migliori esterni d’Europa.

In chiave Juventus, molto dipenderà dal futuro allenatore e dalla susseguente impostazione tattica che verrà adottata: tolti i centravanti Kean e Mandzukic, la Juve ha al momento a disposizione, per la trequarti offensiva, Cristiano Ronaldo, Douglas Costa, Cuadrado, Dybala e Bernardeschi, in pratica cinque giocatori per due-tre posti. Pur reputandolo già un giocatore importante, a conti fatti Chiesa non è ancora al livello di nessuno dei giocatori sopra elencati, e in un reparto così affollato rischierebbe di essere impiegato a singhiozzo.

Non essendo possibile assicurarsene le prestazioni lasciandolo un altro anno a Firenze senza scatenare una rivolta popolare, soluzione potenzialmente perfetta, la società dovrà fare delle scelte in sede di mercato, valutando se rinunciare a uno dei propri uomini offensivi per scommettere su Chiesa, al quale mancano davvero pochi passi per sedersi al tavolo coi grandi.