Romanzo Champions – Il Chiesa che non ti aspetti: ora Derby e Camp Nou

di Leonardo Dorini |

Per fortuna si gioca ogni tre giorni, non c’è tempo per accumulare tossine come quelle che vengono dritte dritte dallo stadio Vigorito, che ci hanno lasciato molto amaro in bocca e che bisogna assolutamente superare; torna la Champions a farci respirare un’altra aria, a pensare di poterci restituire una Juve tonica ed audace: non è stato proprio così, ma non lamentiamoci.

Il gioco così così, la “personalità” che manca nelle parole del Mister e alcune tensioni fra i giocatori che sono trapelate rendono interessante persino la conferenza stampa di vigilia di un match che ben poco ha da dire sulla classifica (anche se dobbiamo sempre ricordare che una vittoria nel Girone vale 2,7 milioni contro 0,9 milioni del pareggio: di questi tempi, buttali via).

Pirlo si presenta con uno dei vice capitani, Alex Sandro, che se la cava bene sui temi più caldi, quelli della famosa “personalità”: ci prende anche gusto e sembra un navigato politico, impassibile e posato; Pirlo sdrammatizza un po’, smentisce di aver usato “parole forti”, torna a chiedere più impegno a capire meglio “i momenti della partita”, spende parole di miele per Ramsey.

C’è anche Mircea Lucescu davanti ai microfoni: il 75nne santone rumeno che qualche preoccupazione, a dire il vero, al sorteggio la fece serpeggiare, è ormai disinnescato, ricorda benissimo l’italiano e dispensa parole di grande apprezzamento per il nostro calcio (“al livello di Liga e Premier”), per Pirlo (“la sua Juve verrà fuori”) e per Cristiano Ronaldo (“infiamma tutti gli altri”).

E allora niente, lasciamo spazio al campo: che la prima volta che un’arbitra donna dirige una gara di Champions sia per una gara della Juve ci fa piacere, in attesa del momento in cui non sarà più una notizia; il bel sorriso di Frappart è una nota nuova, gradita, inedita e inusuale: speriamo di vederlo più spesso.

Danilo e Cuadrado finalmente riposano, Bonucci fa il perno basso, finchè rimane in campo; Alex Sandro e Chiesa sono alti a dare ampiezza; la coppia davanti alla difesa è Bentancour-McKennie; di nuovo fiducia a Ramsey (che però delude), Morata-Ronaldo davanti; Juve manovriera, con buone trame e un buon pressing per almeno 25 minuti; occasione per McKennie, poi è Chiesa che sale in cattedra e finalmente trova il gol in bianconero: la regia lo perde, ma siamo sicuri che avrà sfoderato uno dei suoi sorrisi increduli, lui che solo poche settimane fa era in una Fiorentina di metà classifica.

Poi alcune delle solite problematiche, qualche calo di tensione, il primo errore di de Ligt da tanto tempo, il nostro portiere che quando serve c’è e finiamo il primo tempo in vantaggio, senza fantasmi beneventani; iniziamo maluccio la ripresa, ma poi di nuovo Chiesa sgroppa sulla fascia e Ronaldo sottomisura la mette: gol numero 750 che è anche po’ del figlio d’arte con il 22, che poi fa un altro assist per il terzo gol di Morata. Record di gol in Champions per il 9 spagnolo, e siamo solo alla quinta partita: fa ben sperare, anche perchè il precedente record era quello della stagione 2014/15.

C’è da citare il debutto di Dragusin e poco altro, in questa partita che quel che doveva dire lo ha detto: serviva una bella prestazione, si diceva alla vigilia, e non è stata da buttare; servivano gol per le motivazioni, e qualcosa si è mosso; un 3-0 in Champions non si butta mai via.

Martedì gran finale al Camp Nou: batterli 3-0 per vincere il girone, cosa ci costa provarci?