483 volte Chiellini, l’Ultimo Baluardo

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“L’Ultimo Baluardo” è il titolo di un ottimo libro scritto da Simone Bertelegni, sull’incredibile quanto surreale realtà rappresentata dall’Athletic Bilbao, la squadra militante in Liga che schiera solamente giocatori provenienti dai Paesi Baschi, originari degli stessi o che si siano formati nel settore giovanile di un club basco. Mi è tornato alla mente oggi pomeriggio parlando del mio esame di quinta superiore, e nel ricordarlo ho immediatamente associato il titolo al nostro Giorgio che, con 483 presenze, è entrato nella Top 5 dei calciatori con più gettoni con la maglia della Juve, superando Roberto Bettega.

Perché l’ultimo baluardo, dunque? Per noi parlano i 4 che lo precedono nella suddetta classifica: Alessandro Del Piero, Gianluigi Buffon, Gaetano Scirea e Giuseppe Furino, assieme ai quali possiamo citare Bettega, Zoff, Boniperti e Causio. In una manciata di nomi, la Storia della Juventus con la S maiuscola, riconoscibile da un ragazzino dalle elementari così come da un teenager, un uomo di mezza età o un anziano.

C’è un comune denominatore che lega gli uomini (prima che i calciatori) sopra citati, e che al momento mi resta difficile intravedere nei calciatori della nuova generazione, più o meno dagli anni ’90 in avanti: non tanto la juventinità, un valore che assume un’importanza fondamentale per noi tifosi bianconeri e pochi altri, ma la capacità in assoluto di legarsi a una maglia, qualsiasi essa sia. Rileggete i nomi di cui sopra, poi andate su qualsiasi sito, scorrete la nostra rosa e domandatevi: quali giocatori possono davvero essere definiti un volto solo ed esclusivamente della Juventus, nel presente e con ogni probabilità anche nel prossimo futuro? Scremando pian piano, resterete col solo Giorgio Chiellini.

L’unico profilo che avrebbe potuto avvicinarglisi, per la verità più appartenente alla generazione di Giorgio che a quella successiva, risponde al nome di Leonardo Bonucci, che però col suo comportamento ci ha paradossalmente insegnato un’importante lezione; le dichiarazioni d’amore, le dimostrazioni pubbliche, le esultanze e le parole dette in conferenza o ai giornali lasciano davvero il tempo che trovano, a costruire l’identità di un calciatore in una determinata squadra sono le sue gesta in campo e soprattutto il suo rispetto nei confronti dei colori che rappresenta, in ogni sede. Intendiamoci, le parole sono importanti, ma perdono di peso e di credibilità se non sono accompagnate da questi due elementi.

Diversamente, saremmo come quei tifosi che hanno come idolo incontrastato un uomo che si è costantemente comportato in maniera deprecabile con la loro maglia, salvo poi giurare eterno amore alla gente e alla città una volta ritiratosi. Guardatevi intorno; la maggior parte degli juventini ha perdonato il tradimento di Bonucci o comunque non ritiene più importanti gli avvenimenti della scorsa estate, ma una fetta di tifosi ancora maggiore non se la sente più, ragionevolmente, di definirlo una bandiera della Juventus.

Giorgio Chiellini è sempre stato un calciatore bravissimo a far parlare il campo, sin dalle sue prime apparizioni nella Juve di Capello, ma negli anni ha acquisito un’importanza e uno status tali da permettergli di presentarsi ai microfoni e rappresentare la società con le sue dichiarazioni; tale carica non gli è stata conferita dall’alto, né tantomeno dalla fascia da capitano recentemente finita sul suo braccio, ma l’ha acquisita naturalmente anno dopo anno, partita dopo partita, vittoria dopo vittoria.

C’è però una sostanziale differenza tra Giorgio e gli altri capitani (effettivi o senza fascia): se altrove tali giocatori vengono riconosciuti come simboli di integrità e fedeltà, agli occhi dell’opinione pubblica il Capitano della Juventus, proprio in quanto tale, non viene mai visto in questi termini (Del Piero e Scirea le uniche eccezioni). Per i tifosi “neutrali” (decidete voi il numero di virgolette) Chiellini è il giocatore falloso, protetto dagli arbitri, simbolo del potere della Juventus, macellaio impunito e difensore sopravvalutato. Di fronte a tali individui, nemmeno le statistiche su cartellini e falli commessi in Serie A comparate a quelle relative alla Champions possono dire la loro, così come non è di nessun aiuto la stima incondizionata che gran parte della stampa, dei calciatori e degli addetti ai lavori esteri nutrono nei confronti di Giorgio, spesso indicato come il miglior marcatore del mondo.

Per noi, e per i pochi che sanno andare oltre gli stucchevoli luoghi comuni, Chiellini è l’Ultimo Baluardo. In campo, diga solidissima irrinunciabile nelle battaglie più accese, così come fuori dal campo, portatore di valori che stanno mutando e rischiano di perdersi. Chiellini è l’unico e ultimo erede dei campioni che sono scesi in B con la Signora, è cresciuto con loro, li ha affiancati e ora siede, meritatamente, al loro stesso trono.