Chiellini e quel paragone Pirlo – Sarri che spiega il ruolo di allenatore alla Juve

di Valerio Vitali |

Dal ritiro della Nazionale capitan Chiellini ha parlato dell’inserimento di Pirlo come allenatore della Juve. Nel suo discorso in conferenza stampa ha risposto a precisa domanda anche dell’esonero Sarri. Queste le dichiarazioni del numero 3 bianconero: “Impossibile fare un paragone tra Pirlo e Sarri. Il primo non ha esperienza come tecnico, ma conosce molto meglio la Juve. E’ più addentrato nelle vicende dell’ambiente e sa come si lavora a Torino. Su Sarri c’è stato un grande lavoro da parte di tutti, ce l’abbiamo messa tutta. Purtroppo non siamo riusciti a fare un percorso di crescita che era auspicato l’estate scorsa. Ho letto di tutto in questi giorni ma posso dire di nutrire grande rispetto e ammirazione verso Sarri”. 

Dalle parole di Chiellini si evince ancora una volta l’importanza della conoscenza dell’ambiente Juve. Il tutto finalizzato ad una gestione ottimale del gruppo. Difficile fare un paragone con Allegri. Quest’ultimo, a differenza di Sarri non è arrivato con lo scopo di imporre un nuovo gioco. O comunque lo ha fatto in maniera molto più graduale. C’è da sottolineare da contraltare il ruolo che ha giocato in negativo il fattore Covid. Su questo infatti il capitano della Juventus si è così espresso: “Ovviamente la stranezza di quest’ultima stagione, dettata dall’esperienza Covid, ha amplificato le nostre difficoltà. Un’annata molto travagliata anche per quanto successo all’esterno, indubbiamente”.

Tra le righe delle esternazioni di Chiellini si evince anche quale debba essere il ruolo di allenatore alla Juventus. In una società dove di tempo se ne dà davvero poco ad un tecnico, la parola d’ordine resta sempre quella della vittoria. Poco tempo che verrà dato anche a Pirlo, come a qualsiasi altro suo predecessore. Per riuscire a ricalcare le orme dei vari Trapattoni, Lippi, Capello, Conte e Allegri pero’ servirà in primis riuscire a gestire bene lo spogliatoio, il gruppo. Le motivazioni che hanno spinto la dirigenza Juve (ma soprattutto la proprietà) verso l’esonero di Sarri infatti sono da additare principalmente a questa lacuna. A Pirlo è stato chiesto principalmente di riportare il dialogo tra staff tecnico e calciatori. Evitare nuovi casi Mandzukic e Emre Can, che difficilmente in passato si sono verificati.

Riuscire a emulare quanto fatto da Zidane a Madrid, da Guardiola a Barcellona o, più recentemente, da Flick a Monaco non sarà semplice. Pero’ sarà di certo più facile se tutto partirà da qui, dal dialogo costante e partecipativo. Organizzazione tattica ma soprattutto gestionale di un gruppo di giocatori già affermatesi sul palcoscenico italiano e europeo è la ‘mission primaria’. Senza voler imporre integralismi e riportando entusiasmo. Allenatore come guida emotiva, capobranco, portavoce all’esterno dell’anima del gruppo. Un ragionamento che puo’ essere visto come estremo ma al contempo necessario per l’amalgama tra tecnico e calciatori.

Conoscere poi al meglio l’ambiente lavorativo è un ‘quid’ di non poco valore. D’altronde nessuno di questi allenatori sopracitati era arrivato con le stimmate di tecnico d’esperienza. Tutti pero’ erano in grado di muoversi con destrezza all’interno dei rami del club. Un po’ come Conte nei suoi tre anni da tecnico. Proprio nelle primissime battute del discorso di Chiellini che si percepisce questo aspetto, questo ruolo chiave che deve giocare un allenatore alla Juve: conoscenza dell’ambiente, della società, di come andare poi a “trattare” coi senatori della squadra. Questa la chiave di volta, quello spirito da ritrovare e che nell’ultimo anno è andato decisamente perso.


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