Chiellini t’insegna ma non ti sgrida

di Simone Navarra |

Giorgio Chiellini torna in campo. Il capitano ha concluso il periodo di riabilitazione seguito al fastidioso infortunio e può dare il suo contributo nel periodo più delicato dell’annata. Giorgione – si racconta – s’era stancato di aspettare e capito che poteva rimettere gli scarpini, ha deciso di accelerare i tempi, fatto capire a tutti, dentro e fuori, che lui c’era e ci poteva stare. L’occasione, non molto probante, data domenica dalla partita casalinga con il Brescia, è stata comunque colta al volo. Lo stesso mister Sarri, che ormai sembra stare attento a rilasciare dichiarazioni più di un ambasciatore, ha fatto capire, non solo in sala stampa, che il nostro numero 3 è mancato tanto e da adesso in poi dirà la sua, metterà la faccia e tutto il resto nelle partite che contano e che verranno. Senza problemi.
Giorgio Chiellini è importante perché viene da lontano. E’ uno degli ultimi alfieri di quel manipolo che affrontò la serie B con la sola forza di gambe e polmoni. Perché è sempre il ragazzo di Livorno venuto su desiderio di una società che aveva i migliori del mazzo e forse pure qualcosa di più. Giorgio sapeva stare in quel team di invincibili che poi fu mandato all’inferno e liquidato in poche settimane. Si ricordano i suoi duelli con Ibrahimovic, tanto che hanno continuato a darsele specie con maglie diverse. Nessuno poi ha rimosso le lezioni per “addomesticare” il sinistro al cross, perché lui nasce terzino fluidificante e al modo di un Riise avrebbe dovuto sfondare sulla fascia. Deschamps, che aveva bisogno di cuore e cervello, decise di metterlo al centro e in quel girone di ritorno che fu una cavalcata quasi placida tra i cadetti. Chiellini seppe sempre mostrare i muscoli, dare il senso dello strazio nel vedere quella maglia buttata laggiù.
Giorgio è un ragazzo laureato e per bene, che si è sposato la ragazza di cui si era innamorato quando viaggiava tra Roma e Firenze, ma che ha avuto il coraggio di avvicinare solo quando giocava nella Juve. Il libro che ha scritto e dedicato a Gaetano Scirea è un bel regalo per i tifosi. Perché ci sono i pezzi che non vedi in diretta tv e nemmeno quelli che assapori allo stadio. Giorgio, però, non raccomanda o lesina consigli. Spiega solo che bisogna sudare e correre, spingere con le spalle e farsi trovare pronti al momento giusto. Non esistono ricette giuste nel calcio se hai due piedi che non danno confidenza al pallone. Però ci puoi stare in una grande squadra se hai il cuore e la forza di buttare sempre oltre l’ostacolo tutto quel che ti passa tra le mani. Fosse pure qualche avversario.
Nella Juventus odierna che è cosa ben diversa da quella molto italiana e poco competitiva del trainer Delneri od addirittura dell’altra di Claudio Ranieri, Chiellini ha la caratteristica quasi unica di essere un piede mancino tra i centrali difensivi. Questa cosa, insieme con l’obiettiva fisicità, avrebbe dovuto e potuto garantire minuti e alternative tecniche valide, in questi mesi che hanno portato sin qui. Chiellini potrà, adesso, fare uno di quegli urli che piacciono tanto ai tifosi, ma che lui da bravo ragazzo educato, non fa quasi mai in campo. Basta la sua espressione per capire che bisogna mettercene di più, dice uno che lo conosce bene. Chiellini è il maestro che t’insegna e non ti sgrida, il commilitone che ti copre le spalle, il ragazzo con l’impeto dell’eroe. C’è chi vuol vederlo ancora con una benda od una fascia in testa, sporco di sangue e fango. Noi speriamo che sia lindo e pulito quando alzerà la coppa giusta, perché vorrà dire che la squadra ha sofferto poco ed è stata ferocemente lontana dalla propria area come predica l’allenatore. Speriamo bene soldato Chiellini.

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