Chiellini è, Chiellini fa: in bocca al lupo, capitano

Tocca dunque ufficialmente a Giorgio Chiellini essere e fare il capitano della Juventus. Al difensore toscano, in bianconero dal 2005 (ma burocraticamente dal 2004) e in un battibaleno costretto a imparare la Juve guardandola dalla prospettiva opposta (dallo squadrone di Capello e la Serie B in pochi mesi), l’onere e l’onore di succedere a Gianluigi Buffon per quella che è un’eredità diversa ma per certi versi non meno complicata di quella che a breve spetterà al tandem Szczesny-Perin.

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Essere e fare. I due verbi più difficili da coniugare (non in senso grammaticale). Essere capitano, in senso pieno, non equivale unicamente al portare la fascia. Esserlo non è una missione affidata e basta. Esserlo è avere il mandato ed essere per questo studiato, osservato, giudicato. Essere capitano è il lato statico, se vogliamo quindi meramente fattuale, giornalistico, nonché passivo della vicenda. In questo senso Chiellini era già capitano della Juventus: ha vestito la fascia, era ufficialmente il primo vice di Buffon, è già considerato senatore, bandiera, uomo di fiducia della società e in qualche modo anche dei tifosi.

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Ecco perché serve la congiunzione con l’agire, quindi fare il capitano, perché il lato dinamico è ciò che rende sociale il fatto in sé. Sociale nel gruppo squadra, nelle faccende intestine, nella quotidianità, nella comunicazione pubblica del club, nel simbolismo dei modi, delle parole, dello stile. Tant’è che anche quando si è vice-capitani si prova a immaginare come sarebbe realmente fare il capitano. Chiellini ci è dunque arrivato, e ci arriva maturo, probabilmente “imparato”, sicuramente orgoglioso. Chiellini lo farà e per farlo bene dovrà fare a suo modo.

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Chiellini è, Chiellini fa. La statura e l’intelligenza del personaggio (anche nel capire gli errori ed eventualmente farsene carico), tra i più rappresentativi della juventinità sul campo, non lascia dubbi circa l’autorevolezza, perché l’adeguatezza non è neanche in discussione. Più rappresentativo anche di Buffon, se lo si misura con il metro anche del peggio dei tifosi avversari, come Antonio Conte da una certa prospettiva lo è stato più di Alessandro Del Piero. Chiellini però di suo sa di mite, di ragionevole, di uno che sa ascoltare e di uno senza pregiudizi. L’ideale, ancora una volta, per i più giovani. E, forse, l’ideale anche per Allegri perché lui ingombra più il campo dello spogliatoio.

Tutti dalla tua, Giorgio! (ma no, non sarà facile)