Chiamatelo “Dani” (per una storia di attesa e rispetto)

di Gianluca Cherubini |

Attesa, tenacia e rispetto. La storia di Daniele Rugani all’alba del terzo anno in bianconero si può riassumere in tre parole. La prima si lega indissolubilmente con la scelta, quella di voler vestire la maglia bianconera con la consapevolezza di dover aspettare il proprio turno dopo un anno da leader a Empoli. La tenacia, psicologica e fisica, di rispondere puntualissimo ad ogni responsabilità affidatagli dal mister. Rispetto dei ruoli: perché alla Juventus non dovrebbero esistere prime donne e lamentele da préfica, seppur nei fatti c’è chi si è sentito in diritto di chiedere più di quanto gli potesse venire offerto. In questi due anni per lo più  vissuti da desaparecido, a scaldare la panchine dello Stadium e quelle degli altri impianti, Rugani si è dimostrato sempre un vero professionista, nonostante in cuor suo sapesse di poter cambiare strada e giocarsi meglio le sue chance in club dal blasone simili (vedi Arsenal) al nostro. Ma questa è una storia di tenacia, attesa e rispetto.

Quest’anno è arrivata l’investitura ufficiale, l’addio di Bonucci e il pre-pensionamento di Barzagli gli hanno aperto le porte dell’undici titolare. Il muro della BBC è crollato e la difesa è  da ricostruire nei meccanismi, nei movimenti, nel feeling. Eppure c’è già chi in centottanta minuti di agosto si sente di riuscire a sentenziarne il valore assoluto, come se fosse scontato che il ragazzo dovesse in due partite scendere in campo (responsabilizzato) e giocare come chi ha dieci anni e cinquecento partite che contano in più  di lui. Inutile riaffermare che è vero, a Genova è stato spesso in ritardo su Galabinov, responsabile del calcio di rigore assegnato al Genoa (che però non c’era) ma… quindi? Quindi nessuno ricorda che quella di Rugani e dello stile Juve dovrebbe essere una storia di tenacia, attesa e rispetto. Le stesse predisposizioni mentali che illo tempore affibbiammo a Bonucci. Anzi a Leo, perché dopo un anno di cappellate lo resuscitammo, facendolo diventare addirittura “Leo”, come l’amico con cui andiamo a prendere l’aperitivo nell’happy hour del venerdì. E dunque adesso è  il momento che anche Rugani, per l’attaccamento dimostrato, possa meritarsi il sostegno e la fiducia del tifo bianconero. Fino, poi, a chiamarlo tutti “Dani”.