Dal caso Liguori al mito Tony Adams. Chiacchierata con Pierluigi Pardo

di Massimo Zampini |

Massimo Zampini: L’altra sera tanti juventini si sono arrabbiati davanti alle parole di Liguori a Tikitaka. 

Pierluigi Pardo: Sono dispiaciuto che ci sia stata questa polemica, tra l’altro in un campionato in cui per ora siamo stati alla larga da errori clamorosi e veleni e alla vigilia di una partita bellissima, tra due squadre enormi. Da un punto di vista sostanziale, poi, Rizzoli sarebbe stato una garanzia assoluta, e con la Juve non ha neanche numeri particolarmente positivi come ha ricordato Graziano Cesari. Mi sono dissociato subito, in compagnia di Paragone, Sabatini, Mughini e degli altri ospiti.

Sì, devo dire che la tua dissociazione, rispetto ad altre polemiche del passato, è stata molto forte, e ti sei anche scusato successivamente sui social per quanto accaduto. La domanda, però, è inevitabile: se Liguori la mattina dice certe cose su Rizzoli, e lo si invita la sera, è inevitabile che dica le stesse cose.

Ma tu sai che gli inviti vengono fatti diversi giorni prima (per esperienza personale, confermo che è così: gli inviti vengono fatti la settimana precedente, ndr): non è che tu inviti qualcuno e poi, leggendo alcune sue dichiarazioni di giornata, revochi l’invito. Semmai anzi chiedi spiegazioni su certe frasi: Liguori è un direttore di testata, un polemista in quota Roma che spesso ha duettato col sorriso sulle labbra e in maniera efficace con Mughini. Ero convinto che potesse spiegare quella dichiarazione, infatti ha cominciato affermando che è stato un po’ frainteso, ma poi preso dalla polemica, sentendosi “uno contro tutti”, si è lasciato andare alimentando sospetti, da cui ci siamo subito dissociati.

Problema superato, Rizzoli non ci sarà. Sai che qualcuno ha pensato male?

Non scherziamo, mi rifiuto di pensare che un arbitro così esperto, capace di dirigere la finale del Mondiale e da sempre abituato a pressioni indicibili abbia detto volontariamente di no a una partita così bella. Comunque cambia poco, Orsato è assolutamente all’altezza. Con uno stile diverso, più autoritario, ma altrettanto efficace.

Sui social non sono stati teneri.

Sì, ma sono vaccinato. So che la gente tende ad associare quello che viene detto da un opinionista con le idee del conduttore. Da un lato mi lusinga, ma ovviamente io non sono il garante di tutto ciò che viene detto. (Non credevo di essere così importante direbbe Vasco). Mi era accaduto a dicembre con la battuta di Mentana su Auriemma “Pulcinella” (napoletani infuriati con me) e quelle di Nedved su Totti (disse che non era mai stato in una grande squadra, romanisti indignati): Tikitaka è una trasmissione con dieci o quindici ospiti, ognuno dice la sua, non posso e non voglio certamente condizionare nessuno: stavolta, però, ho ritenuto necessario intervenire per i motivi che ti ho detto prima.

Per quanto mi riguarda, posso solo confermare, ovviamente, la massima libertà di cui si dispone come ospite. Nelle puntate cui ho partecipato, non ho avuto l’impressione che tu cercassi artatamente una polemica “biscardiana”: mi pare che tu cerchi più una trasmissione leggera, semmai… ecco, diccelo tu: com’è la puntata ideale di Tikitaka?

Divertente, leggera, con spunti anche polemici ma sempre sorridenti, ospiti extracalcio che danno un bel contributo, un po’ di spazio per roba storica (se riusciamo a infilare Platini, Maradona, riferimenti al passato sono sempre soddisfatto). Le polemiche ci possono stare entro certi limiti, portate avanti con i toni giusti: in quel caso vivacizzano, nei casi come lunedì invece tolgono brio e brillantezza alla trasmissione, e soprattutto non divertono il conduttore, che sarei io. E poi va smontato un mito: gli ascolti non dipendono dalle polemiche. E io proprio non le amo.

Io te l’ho detto dalla prima volta che ti ho visto: il problema è la Juve. Se inviti uno juventino, un romanista, un milanista, un interista, un fiorentino, un granata e un napoletano, tu hai fatto perfettamente il tuo lavoro, ma ci sono uno juventino e sei antijuventini. E il conduttore poi paga questo clima.

La Juve è la squadra che ha vinto di più in Italia, nettamente la più amata e fisiologicamente la più detestata dagli avversari. A Tikitaka abbiamo avuto grandi ospiti bianconeri, da Buffon a Chiellini, da Tevez ad Allegri. E sono felice di aver riportato ogni settimana un intellettuale e un amico come Mughini a parlare di Juve. (A proposito di amici a volte scelgo di sorbirmi pure Zampini…) Ma ti ripeto che abbiamo avuto lamentele da parte dei napoletani per quel riferimento a Pulcinella, dei romanisti per quelle frasi su Totti e gli interisti certamente non gradirono la battuta di Giampiero sulle “quattro partitine” vinte a inizio stagione  Magari fosse solo una squadra, il problema.

A proposito di interisti, hanno smesso di rimproverarti per quello che (per me) era un bellissimo tweet dopo Berlino: “il Barca ha vinto, la Juve non ha perso”? 

Ogni tanto torna qualcuno che mi prende in giro per quella frase. Ci sta. L’avevo scritto d’istinto, in tribuna stampa, al fischio finale della partita e lo ribadisco: giocare così col Barca è il massimo che la Juve (e forse qualunque squadra al mondo) potesse fare. E se avessero dato quel rigore a Pogba forse sarebbe finita diversamente. Se non possiamo più neanche fare i complimenti a una squadra italiana che va in finale e se la gioca fino alla fine con quel Barcellona stellare…

Che differenza c’è nel trattare il calcio su una tv generalista e in pay?

Un talk su una tv generalista vive di velocità e leggerezza, bisogna saper passare rapidamente da un argomento all’altro, mantenendo un tono piacevole e intrattenendo anche persone che non sono malate di calcio. Siamo legati all’attualità, per quanto anche noi abbiamo trattato temi come Superga, Paparelli, l’Heysel…  Su una tv più specifica magari puoi anche dedicare un maggiore approfondimento, per esempio, a un particolare tattico. Sono due modi di comunicare diversi.

Calcio giocato: qual era il tuo idolo da bambino?

Il mio mito era Tony Adams, per tanti motivi. L’Arsenal mi è sempre piaciuto, intanto. E poi a pallone ero una pippa, mi piazzavano in difesa a spazzare palloni, e – col dovuto rispetto – in qualche modo mi ci rivedevo. Poi ho letto la sua autobiografia, mi è capitato di intervistarlo, ed è stato emozionante: si è commosso, non riusciva a leggere un pezzo della sua biografia, dove parlava dell’alcolismo.

16 luglio 2015: via Conte, arriva Allegri. Ci sentiamo al telefono, io depresso, come quasi tutti gli juventini, tu mi consoli: “è molto più bravo di quanto pensiate”. Dì la verità: è stato molto più bravo anche di quanto pensassi tu.

Sì, la stagione scorsa non pensavo andasse così, certo non immaginavo la finale di Champions. Quest’anno mi ha sorpreso due volte: all’inizio, perché obiettivamente è andato troppo male in campionato,e  dopo, perché è andato troppo bene con 14 vittorie di fila. Però nel mercato di luglio la Juve ha cambiato molto, per vincere nel tempo a dispetto di impacci iniziali, e ci sono stati problemi fisiologici: ha perso soprattutto leadership, carattere attributi, ancor più che qualità. E’ stato bravissimo a ritrovarli. Ma Allegri è sempre stato bravo e mi è anche molto simpatico: la sua è una leadership tranquilla, si fa amare e rispettare, diverso da Conte che è più autoritario… Prima della finale di Champions ho intervistato Max, che con serenità mi parlava del mare di Livorno, delle voglia di prendere il barchino dopo la finale… Lo stimo molto.

Dybala sta rendendo meno di Tevez?

No, Dybala è favoloso, fortissimo, e sta anche avendo una continuità incredibile: il paragone regge eccome. Anche in questo, fammi dare un 10% di merito all’allenatore: Dybala è fortissimo ma  se riesce a inserirsi così rapidamente, è merito anche di allegri e della sua gestione.

Higuain è fenomenale, però.

Sì, fantastico. Numeri alla mano è il miglior attaccante del campionato. A oggi mi prendo Higuain; magari tra due anni sarà diverso. Potrebbero giocare insieme in nazionale: sarebbero una grandissima coppia. Chissà se Messi è d’accordo… Magari potrebbero provare un tridente, sbilanciato ma piuttosto insidioso…

Qual è la partita di questo quinquennio della Juve che ti ha più impressionato?

In questi anni ne ho fatte tantissime, da telecronista, di partite straordinarie della Juve. Juve-Atalanta con l’addio di Del Piero rimane un momento incredibile. Perché a un certo punto lo spettacolo era solo fuori dal campo. Ed era bellissimo. Ma scelgo volentieri una di quest’anno, quando ancora non si sblocca in campionato e va a Manchester: va sotto, tira fuori il carattere, la sua qualità e va a vincere meritatamente. La ricordo volentieri perché è la più inaspettata, una di quelle notti in cui il calcio ti sorprende. Ho fatto anche il ritorno, meglio la Juve anche lì: ha dimostrato di essere superiore, il che acuisce i rimpianti per la notte di Siviglia.

Sabato sera, mancherà Chiellini: faresti una difesa a 3 con Rugani, con Lichtsteiner o passeresti alla difesa a 4?

Io farei a 3 con Rugani, inserendo Lichtsteiner sulla fascia: Rugani è partito in sordina, si è visto poco, ma pare in crescita. Certo, è La partita, come quella col Bayern: l’adrenalina si moltiplica. Però per me dà garanzie.

Il Napoli è tosto, eh?

Il Napoli è una splendida squadra: citavamo Higuain, giocatore incredibile, ma mi piace la storia di Sarri, come tutte le storie di chi supera  le etichette che gli appiccicano addosso. Non aveva mai vissuto un’esperienza così, ai vertici del calcio, e mancava la controprova: lo sta facendo benissimo. Sarri e Allegri sono i due migliori allenatori del campionato, e Napoli e Juve sono due squadre magnifiche, diverse ma non troppo. Si dice che la Juve è più solida e il Napoli più spettacolare: possibile, ma io vedo quelle caratteristiche anche invertite. Sono due squadre europee, a mio parere oggi sono entrambe tra le prime 8 d’europa. Mi vengono in mente Bayern, Barcellona, Real, forse l’Atletico Madrid, ma fatico a trovarne di molto migliori in Inghilterra: ad esempio, 5 anni fa Allegri sarebbe corso al Chelsea, oggi fossi in lui non so se ci andrei…

Che giornalista strapperesti alla concorrenza?

Per me non esiste il concetto di concorrenza con altre testate: rimango ad esempio amico di molte persone di Sky. La concorrenza è semmai tra bravi e meno bravi, tra appassionati e meno appassionati…

Su, fammi un nome.

Allora te ne faccio un po’: Federico Ferri, Marco Nosotti, Federico Buffa, Guido Meda, Flavio Tranquillo, mio fratello Marco Foroni appena passato a Fox o il mitico Bruno Pizzul che volevo portare a Tikitaka ma ovviamente non può perchè ha un contratto in Rai. Sono solo alcuni nomi, apprezzo tanti colleghi. Soprattutto quelli che hanno passione e non se la tirano.

Juventibus è un sito, una sorta di blog collettivo: qual è il tuo pensiero su i blog di tifosi – senza tesserino – che si divertono a scrivere delle loro squadre e del calcio in generale?

A me le etichette non piacciono mai, io mi sento giornalista ma soprattutto amo questo mestiere e questo gioco: ci sono blogger bravissimi che leggo con piacere, è uno strumento importante per esercitare una passione svolgendo un’altra professione, come fai tu. La ritengo una presenza molto positiva. Come detto, mi sento un giornalista fino in fondo, ma non basta avere un tesserino per avere deontologia.