Chi si sente inadeguato alla Champions?

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Adriano Scianca

Nel quotidiano rituale di follia collettiva che porta centinaia di tifosi juventini a riversarsi sulla pagina ufficiale della squadra ennacampione d’Italia per urlare alla catastrofe, un ruolo centrale sembra essere rivestito dall’ossessione per la Champions League, rispetto alla quale non c’è Chiesa o Kulusevski che tenga, secondo alcuni siamo sempre inadeguati. La coppa dalle grandi orecchie è diventata un buco nero che inghiotte energie mentali, entusiasmi, lucidità, per restituire rancore, scoramento e frustrazione, persino nell’anno in cui la conquista del decimo scudetto richiederebbe più concentrazione che mai.

La narrazione catastrofista sulla Champions si nutre di alcuni temi ricorrenti che sarà il caso di esaminare velocemente.

1) C’è innanzitutto la percezione di una sorta di percorso obbligato iniziato nove anni fa che deve necessariamente (si badi: necessariamente) portarci al dominio assoluto in Europa, come se ci spettasse di diritto. Peccato che non funzioni così. Esistono alti e bassi, addii dolorosi, acquisti sbagliati, fortuna e sfortuna, avversari che si rinforzano. «Si parte tutti da zero», dice Pirlo. E non è una frase fatta.

2) La storia recente di Psg e Manchester City dimostra che i «giocatori (o gli allenatori) da Champions» non esistono. Si può perdere la Champions con Mbappé e Guardiola e la si può vincere con Torricelli. Senza un tasso tecnico elevato non si va da nessuna parte, certo, ma non è proprio la tanto decantata «mentalità europea» a volere che giovani affamati e senza pedigree vengano gettati nella mischia senza fare anticamera all’ombra dei grandi nomi?

3) L’alternativa «Champions o fallimento» è una fallacia logica, una gabbia mentale. Altrimenti dovremmo rileggere la gloriosa storia del Real Madrid come una collezione di ben 38 fallimenti europei a fronte di «soli» 13 trionfi. Come ha spiegato Guardiola dopo la sua ultima eliminazione, «nello sport si perde più di quanto non si vinca». E quindi? Non ci proviamo nemmeno? Ovviamente l’assalto al cielo è un dovere, per la Juventus. Ma il ruolo di chi tifa non è «pretendere» la coppa, bensì fare la propria parte nella lotta per conquistarla. Se poi non basterà, ci si riproverà l’anno prossimo. Ricominciando da zero.


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