Contro chi ha sofferto l’Atlético e perché

di Jacopo Azzolini |

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Alla Juventus spetta un’impresa difficilissima per poter superare il turno, una rimonta che sarebbe senza precedenti anche alla luce del tipo di avversario che ci si ritrova davanti: l’Atlético Madrid non è il PSG, bensì una squadra che ha dimostrato di esaltarsi in situazioni di questo genere, un gruppo che quando addenta l’osso difficilmente lo molla. Nelle sfide ad eliminazioni diretta, l’unica che si impose con più gol di scarto fu il Real Madrid di CR7 e Zidane, forse gli unici due in grado di superare le granitiche certezze dei giocatori di Diego Pablo Simeone.

Pur essendo stati opachi per larghe fasi di questa stagione, i problemi dei colchoneros sono stati quasi unicamente offensivi, essendo la fase difensiva dell’Atlético Madrid una delle primissime in Europa. A causare il gap col Barcellona in Liga sono stati soprattutto i pareggi esterni (va ricordato che le squadra di Simeone in trasferta rende molto meno che in casa…), visto che l’Atlético è una squadra che in assoluto perde molto poco: sono appena 4 le sconfitte stagionali (una risalente ad agosto a Vigo). Come quelle della Juve, che pure gioca in un campionato apparentemente meno impegnativo.

Se l’1-0 subito al Benito Villamarin contro il Real Betis si può catalogare come partita episodica, le rimanenti sconfitte contro Borussia Dortmund e Real Madrid offrono invece spunti più interessanti (anche ragionando sul risultato: 4-0 per i tedeschi e 3-1 per i blancos). Sono state infatti partite in cui, oltre a una formazione scesa in campo per vincere, i colchoneros si sono trovati in svantaggio abbastanza presto. Se la difesa posizionale dell’Atlético è storicamente super (forse meno rispetto a prima, ma comunque di alto livello), quando costretti ad attaccare i rojiblancos pagano le loro titubanze nello scardinare la fase di non possesso avversaria tramite palleggio prolungato.

Come spesso accade, una fase offensiva disordinata e inefficiente causa problemi difensivi quando si perde palla, e in quei casi l’Atlético Madrid ha dimostrato di soffrire parecchio le ripartenze rivali, con gli avversari che più lucidi hanno approfittato della frenesia colchonera. Anche se il risultato può trarre in inganno, al Signal Iduna Park fu un match piuttosto equilibrato nelle occasioni, con l’Atlético costantemente in controllo del pallone e anche pericoloso nel tentativo di recuperare l’1-0 iniziale. Tuttavia, dopo un prolungato assedio nella speranza di pareggiare, i velocisti gialloneri approfittarono della stanchezza degli spagnoli, e micidiali contropiedi rasero al suolo un Atlético assai lungo in campo. Pure nel derby madrileno successe qualcosa di simile, coi blancos di Solari (tecnico che ha tentato di rendere il Madrid più una squadra da transizione) che hanno punto in modo simile, in particolare nel proprio lato sinistro grazie alle doti di Vinicius Junior (là dove dovrebbe agire Cristiano Ronaldo).

Allegri ha detto che se ci si dovesse trovare al 70′ sullo 0-0 non sarebbe un dramma, e che la Juventus avrebbe, nel caso, tutte le carte in regole per passare. Per quanto sia comprensibile il terrore di prendere un gol che forse ipotecherebbe la qualificazione dell’Atlético, e pur consapevoli di quanto i colchoneros siano letali quando hanno spazi (lo si è visto al Wanda), quello sarebbe un contesto che in questi anni si è rivelato perfetto per i ragazzi di Simeone: ossia, la difesa a oltranza del vantaggio, con in più grande capacità nello spezzettare il gioco. Potrebbe invece essere soprattutto il primo tempo a definire con chiarezza lo scenario: spaventare l’Atlètico (possibilmente con un giro palla più veloce rispetto a quello del Wanda), costringendoli così ad allungarsi nella ripresa. Non bisogna dimenticarsi una cosa: non è solo la Juventus a giocarsi moltissimo. Pure per l’Atlético sarebbe un dramma uscire, visto che sostanzialmente la Champions è rimasta l’unico obiettivo credibile. A maggior ragione nell’anno della finale al Wanda.