Chi è Morata in questo Real Madrid

di Jacopo Azzolini |

Non tutti credevano che questa stagione Alvaro Morata l’avrebbe giocata al Real Madrid. Per quanto fosse – per diverse ragioni – difficile aspettarsi una sua permanenza a Torino, la concorrenza spietata dei blancos in avanti sembrava non rendere i merengue la destinazione ideale per un giovane con l’esigenza di giocare con continuità. Alvaro invece è rimasto nella sua Madrid, anche se è difficile stabilire se sia stata più determinante la volontà della dirigenza oppure l’assenza di offerte congrue in sede di mercato.

Per quanto nel complesso l’apporto di Morata sia stato determinante per il raggiungimento di una Liga mancante dal 2012, l’utilizzo che ne ha fatto Zidane è stato piuttosto inequivocabile: quello del comprimario di Benzema, o comunque del dodicesimo uomo (ad essere generosi). Il suo minutaggio è infatti piuttosto chiaro: appena 1331′ in Spagna, uno dei meno impiegati della rosa, e se si guarda alla Champions  numeri sono ancora più impietosi (appena 164′, solo 24′ dagli ottavi in poi). Tutto ciò nonostante ben 18 reti tra Liga e Europa, con una impressionante media gol di una segnatura ogni 83′.

Insomma, dopo aver disputato quasi per intero le prime 3 giornate di Liga a causa dell’assenza di Benzema per infortunio, ha poi visto il campo con scarsa frequenza. Da metà settembre in poi, ha giocato solo 10 gare partendo dal primo minuto. Inoltre, è rilevante osservare come Zidane abbia puntato su di lui esclusivamente negli impegni più agevoli: mai è stato messo dal primo minuto contro le prime 7 squadre della Liga (l’unica eccezione è il Real-Siviglia di due settimane fa), venendo schierato unicamente in “gare facili” per far rifiatare Benzema.

Facendo il confronto con la sua avventura alla Juventus, occorre soffermarsi su come – nonostante i diversi infortuni che nel corso della stagione hanno colpito il reparto avanzato madridista – mai Zidane abbia deciso di collocarlo sull’esterno, vedendo quindi lui unicamente come prima punta da mettere al centro dell’attacco. Evidente la divergenza tattica con Allegri, che al contrario reputava Morata seconda punta e/o attaccante di raccordo.

Per quanto la stagione realizzativa di Benzema sia stata una delle peggiori della sua carriera, l’ex Lione è sempre stato ritenuto la prima scelta, con Zidane che ha puntato su di lui in ogni impegno difficile/insidioso, tra cui tutti quelli di Champions ad eliminazione diretta. Come ha dichiarato Ancelotti, “Benzema è fondamentale per far rendere al meglio Cristiano Ronaldo”. L’attaccante francese, infatti, è in grado di muoversi coi tempi giusti per consentire al portoghese di stringersi verso il centro dell’attacco, col numero 9 che sa anche defilarsi parecchio.

Zidane probabilmente non crede che Morata sia in grado di fare tale lavoro: per quanto migliorato rispetto agli inizi, il puntero spagnolo è ancora troppo poco associativo, e nelle fasi più bloccate del match non sempre sa aiutare efficacemente la squadra nel superare le linee difensive rivali. Rispetto a Benzema, è meno in grado di “fare peso” davanti e fatica (logicamente) nel giocare spalle alla porta in spazi più intasati.

Ma è soprattutto quando gioca con Ronaldo che si può notare come a Morata non venga assolutamente chiesto di adempiere – in maniera più o meno elevata – allo stesso lavoro di Benzema. Rimane infatti quasi costantemente al centro dell’attacco: è lui, solo lui, la prima punta, e non deve sacrificarsi per esaltare altri compagni. Nemmeno se uno di questi è CR7. Anzi, è al portoghese che tocca il compito di allargarsi maggiormente rispetto ai suoi recenti standard (in cui lo si vede sempre più vicino alla porta).

Per ora, Morata è visto da Zidane prevalentemente come arma da mettere a gara in corso, contesto in cui lo spagnolo sa rendersi tanto devastante quanto decisivo. Se gli spazi aumentano e le energie vengono meno, l’ex Juve è in grado si sparigliare le carte del match con le sue accelerazioni palla al piede, e i suoi gol da subentrato hanno risolto alcune tra le gare più difficili della stagione. Riesce ad impattare il match con efficacia e rapidità, rendendosi utile anche in fase di pressing sulla (stanca) difesa avversaria.

Per quanto la stagione in assoluto sia ovviamente da catalogare come positiva, dopo la finale di Champions contro la “sua” Juve sarà chiamato a decidere. Il Real Madrid è la squadra più prestigiosa al mondo, e Alvaro ha dimostrato di poter tranquillamente stare in un palcoscenico del genere.

Tuttavia, è giovane ma non giovanissimo: a quasi 25 anni, è difficile stabilire quanto sia utile per una definitiva crescita rimanere un dodicesimo uomo (seppur in una delle rose più forti del mondo). Per i motivi scritti sopra, oggi Benzema è abbastanza insostituibile per la sua capacità associativa con CR7. A meno che lo staff tecnico merengue non decida di puntare con insistenza su Morata, non sarebbe insensata la decisione di consacrarsi da altre parti, magari in una Premier che sembra perfetta per le sue caratteristiche.