Chi è Axel Witsel: autocoscienza per superare i limiti

di Giacomo Scutiero |

Non è semplice raccontare l’evoluzione di chi nasce con i bolli del tuttocampista e si afferma come “scaricatore” e lavatrice dei panni sporchi. Struttura fisica e passo sono crismi per fare la punta alta dei centrali di difesa o, se preferibile, quella bassa che oggi guarderebbe i lati B di Pjanic e Khedira.

Tecnica individuale alta, capacità di lettura, scelte giuste, momenti giusti. Axel ha una grande qualità umana piuttosto che calcistica: conosce i propri limiti, vive e gioca entro quelli, non osa se/quando l’opzione lineare è a disposizione. Il rovescio di questa medaglia è la routinizzazione: se abitui cervello e gambe all’attività scolastica, non acquisisci il coraggio e la spavalderia che nel medio-lungo termine discriminano.
Prendendo con le pinze le performance di qualsiasi calciatore in Prem’er-Liga, per quanto detto, non sorprendono i 52 passaggi medi riusciti per l’89% e le 0.8 chance create a gara; già più interessanti sono i 2 intercetti e quasi 3 tackle ogni novanta minuti di Champions. Sempre in Europa, Axel vince l’81% dei duelli diretti. Andando più nel profondo, OPTA ci informa che la dimensione internazionale non è una chimera: miglior media recuperi palla (8 ogni 90’) in Champions dal 2012.
Da quando ha abbandonato il Belgio, i gol di Witsel sono quasi spariti. Nell’ultimo quadriennio, la media è 5 all’anno; per uno con certi piedi (li usa entrambi e il 67% delle conclusioni sono in porta) e falcata, è roba che non richiede l’evidenziatore.

Witsel espulso

Un po’ molle, si legge in giro. Paradossale per chi nel 2009, ancora allo Standard, diventa il nemico numero uno in Belgio: rompe la gamba a Wasilewski durante la trasferta contro l’Anderlecht, viene squalificato per otto giornate, diventa bersaglio di insulti a Liegi e soprattutto fuori, riceve mail con minacce di morte…
L’episodio lo cambia. “C’è un Axel prima e un Axel dopo quel settembre”, dice il papà. La tempesta lo tocca; peggio, lo stravolge. Il personaggio diventa più chiuso, la sensibilità lo auto-censura senza attenuanti. Il cambio di pelle non è un tracollo, ma un upgrade dell’equilibrio mentale.

Lo sbarco a Lisbona è l’ultima leva per far sì che la vicenda abbandoni il cervello; la piena self consciousness è ON quando lo Zenit copre di milioni (quaranta) il Benfica per portarlo in Russia. Qui Witsel dimostra, con l’altro nuovo acquisto a peso d’oro Hulk, di possedere potenza e tecnica di altro livello.
Non abbiamo detto che iniziò come ala da ragazzino (vedi il passo di cui sopra), per poi diventare il numero 6 difensivo con Spalletti; in zona trequarti arriva con Villas Boas, cruciale per lui da due anni a questa parte.
Mi piace giocare tra le zone del centrocampo, non solo fare il centrale” è una dichiarazione limpida su chi preferisce tra l’ultimo e il precedente mister.

È raro rintracciare in un centrocampista giovane e strapagato la umiltà e l’abnegazione di Witsel, un concentrato di soldato abbigliato da guardia svizzera. Axel è riservato e non di rado viene inteso come indeciso. Sul trasferimento alla Juventus non scommettevano tanti, perché non più di due settimane fa il giocatore assicurava di voler disputare l’ultimo campionato russo prima di lasciare. Poi ci ha pensato Lucescu a fare coming out.
A proposito di trasferimenti, per tutti gli addetti ai lavori è una grande sorpresa che uno come lui (a ormai 27 anni e mezzo) abbia vissuto sei anni tra Lisbona e San Pietroburgo invece di raggiungere Londra, Manchester o Madrid.

Witsel radar

(Prem’er Liga + Champions League 2015/16 – Fonte: Ted Knutson)

 

Cosa fa nella Juve? Domanda per Allegri, certo, ma proviamo a dire. Centrocampista difensivo, abbatte e riparte; record di passaggi nel campionato russo, ma pochi vicino alla zona 14 dove c’è il parto delle chance. In attesa di Marchisio, la destinazione pare logica. Pare.
Quando si discute il livello del campionato russo, non si fa presunzione da italiani. Witsel è abituato a ritmi e pressioni di una intensità che ha sofferto, per es., all’Europeo in Francia: contro la Nazionale di Conte, lui e Fellaini hanno vinto due tackle contro Parolo e De Rossi. Cinque giorni dopo, d’altra parte, il centrocampo rosso non fu sollecitato: contro l’Irlanda, vicino a Dembélé e De Bruyne, registra il 100% di passaggi completati e va mai in sofferenza. Livelli, categorie, tattica.
Comunque sia, limitatamente al suo undici, Witsel è quello che ha recuperato più palloni (32) e completato più passaggi (239) ad Euro 16. Non un inedito, perché in Prem’er-Liga fa lo stesso.

E una volta rientrato Marchisio? La speranza di casa Juve è che Witsel palesi quel che Paratici credeva fosse anni fa. Quello che in Belgio-Irlanda fa gol dopo che i suoi (con lui ad avviare, gestire, allargare e buttarsi) realizzano la più lunga serie di passaggi in un Europeo dal 1980, ventotto.