Luci e ombre del Chelsea di Maurizio Sarri

di Alex Campanelli |

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La vittoria dell’Europa League ha donato contorni aurei alla prima (e forse ultima) stagione di Maurizio Sarri sulla panchina del Chelsea, iniziata tra gli applausi dei media più o meno neutrali, sia britannici che nostrani, proseguita con qualche incidente di percorso di troppo ma conclusasi nel migliore dei modi, col primo trofeo europeo per il tecnico ex Napoli ed Empoli.

I risultati in campo continentale non devono però essere l’unico metro di giudizio per valutare, anche in ottica Juventus, l’annata di Sarri a Londra: dal rendimento in Premier League alla valorizzazione dei giocatori, passando per i rapporti con questi ultimi sino alla loro gestione, la stagione del Chelsea e del suo allenatore presenta luci ed ombre piuttosto marcate, che sarebbe poco obiettivo scindere.

Partiamo dalla campagna acquisti: il Chelsea è stata la squadra di Premier League che, nel 2018/19, ha chiuso la stagione sportiva col peggior passivo in bilancio, di poco davanti al Liverpool e decisamente staccata dalle altre big, col retrocesso Fulham sorprendentemente al terzo posto. Gran parte degli esborsi economici derivano da 3 soli acquisti: il portiere Kepa Arrizabalaga (80 milioni, ad oggi l’estremo difensore più costoso della storia del calcio), il pupillo Jorginho (57 milioni di euro) e l’esterno statunitense Christian Pulisic (64 milioni), prenotato per la stagione seguente e lasciato in prestito al Borussia Dortmund. Vanno aggiunti inoltre i 9 milioni alla Juve per il prestito di Higuain, mentre le entrate dei Blues si sono limitate ai 35 milioni ricavati da Courtois e da tutta una serie di prestiti onerosi, da Morata a Bakayoko passando per Zouma e Pasalic, che però non hanno impedito al club di Abramovich di chiudere con il peggior passivo.

Stando ai dati raccolti da Transfermarkt, il Chelsea è inoltre la seconda squadra di Premier League per valore economico dei propri calciatori, ben staccato dal City ma davanti a Liverpool (che però dispone di una rosa ben più corta), Tottenham, United e Arsenal. Il terzo posto finale, quale risultato in sé, è accettabile visto l’equilibrio e la difficoltà nel competere ai piani altissimi della Premier, meno comprensibile è il distacco: 26 e 25 punti di distanza dalla prima e dalla seconda classificata, senza praticamente mai essere in corsa per il titolo e con una rosa non così TANTO inferiore, sono elementi che avranno fatto sicuramente riflettere la società londinese sul futuro del proprio allenatore, dubbi poi annacquati dal trionfo in Europa League.

Facendo un parallelo con l’ultima stagione di Antonio Conte in Blues, dai più vista come fallimentare, emerge come i risultati dei due non siano poi stati così differenti, al netto della conquista dell’Europa League, competizione non disputata dal Chelsea di Conte:

Oltre al rendimento e alla media punti molto vicini, è interessante osservare i gol fatti e subiti; il gioco speculativo e poco spettacolare del Chelsea di Conte sembrava ormai stantio, ma a conti fatti Sarri non è riuscito a migliorare la produzione offensiva della squadra. I suoi schemi non sono stati mai completamente digeriti da molti interpreti, la trasformazione paventata a inizio stagione sembrava poter portare a grandi risultati ma ha finito per arrestarsi nel periodo più complicato per la squadra, costringendo il tecnico toscano a scendere a compromessi, come ben illustrato da Claudio Pellecchia qui.

Un altro nodo importante riguarda lo sfruttamento della rosa. In Italia Sarri è sempre stato visto come un allenatore bravo a tirare fuori il 200% dai suoi 11 titolari e da massimo 3-4 riserve, trascurando però il restante materiale umano a disposizione e rischiando quindi sia di creare frizioni all’interno dello spogliatoio che, soprattutto, di trovarsi nei momenti caldi della stagione senza riserve adeguatamente preparate per sopperire ad eventuali infortuni o cali fisici dei suoi “titolarissimi”. Affiancando i dati dell’ultimo Napoli di Sarri a quelli del Chelsea 2018/19, emerge dunque la crescita del tecnico in questo particolare ambito:

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La prima osservazione è immediatamente deducibile dalla tabella: al Chelsea Sarri ha sfruttato di più e meglio la rosa a disposizione, coinvolgendo più calciatori, per molteplici ragioni. La qualità diffusa della rosa del Chelsea permette un ricambio tra titolari e riserve meno traumatico rispetto a quanto accadeva a Napoli, e anche numericamente i tanti giocatori a disposizione dei Blues hanno concesso al tecnico di ruotare con più naturalezza; anche Sarri però ci ha messo del suo, con un atteggiamento meno irremovibile e più incline al tornare sui suoi passi. A inizio campionato l’allenatore è partito con Alonso sulla sinistra e ha chiuso con Emerson al suo posto, ha ruotato Barkley e Kovacic a centrocampo prima di lanciare ad alti livelli Loftus-Cheek, ha sopperito all’infortunio di Rudiger rispolverando il promettentissimo Christensen e ha gestito senza traumi la staffetta tra Willian e Pedro.

L’altra faccia della medaglia parla però di un rapporto coi giocatori non sempre idilliaco: ai primi scricchiolii nei risultati è seguito l’imbarazzante caso Kepa, col tecnico pronto a sostituirlo prima dei rigori in finale di Coppa di Lega e l’ex Athletic che si rifiuta di uscire dal campo, l’ostracismo nei confronti di senatori come Fabregas e soprattutto Cahill non ha aiutato, e anche le parole di alcuni calciatori come Hazard hanno lasciato intendere che Sarri non fosse popolarissimo nello spogliatoio blues. Alle valorizzazioni dei già citati Barkley, Loftus-Cheek, Christensen ed Emerson fanno da contraltare il flop di Morata, che il tecnico non ha saputo incasellare nel suo scacchiere, e i non esaltanti 5 mesi di Higuain, mai del tutto in grado di scalfire la titolarità di Giroud.

Un’annata piena di contraddizioni insomma, che in chiave Juventus fornisce però due principali indizi positivi:
– con una rosa ampia e di alto livello, la distinzione tra “titolarissimi” e riserve, con conseguenti usura dei primi e scarso coinvolgimento dei secondi, non appare più così netta e preoccupante
il gioco di Sarri, per quanto offensivo e redditizio quando ben assimilato, non pare più un dogma, con l’ex Napoli disposto a scendere a patti e adattare i suoi schemi alle caratteristiche degli interpreti.
Se Maurizio Sarri arriverà in bianconero, l’obiettivo della squadra sarà crescere insieme a lui, mentre contemporaneamente il tecnico dovrà elevare il proprio livello per portarsi all’altezza della Juventus.