Lo chef Sarri e gli ingredienti per una FVC (Facile Vittoria Casalinga)

di Davide Rovati |

La breve sequenza di partite casalinghe SPAL + Bayer Leverkusen ci restituisce, oltre ai graditissimi sei punti, due prestazioni diverse ma catalogabili entrambe nella categoria FVC, “Facile Vittoria Casalinga”. Quella categoria di partite cioè in cui il risultato viene sbloccato nel primo tempo e poi controllato senza affanni, e le velleità più o meno offensive degli avversari vengono spente sul nascere.

Sapere come ottenere una FVC, anzi possibilmente una serie di FVC, è un elemento indispensabile all’interno di ogni stagione di successo. Ciascun allenatore ha i suoi modi per arrivare a questo obiettivo, ma tutti gli allenatori sanno che le fortune (e i punti) si costruiscono soprattutto tra le mura di casa, a maggior ragione in uno stadio come il nostro che può vantare un fattore campo storicamente pesantissimo. Sarri ci sta già lavorando e bisogna ammettere che al suo esordio allo Stadium in Champions ha già centrato una delle FVC europee più nette degli ultimi anni.

Com’è che ci sta lavorando, allora? Sono due gli ingredienti principali di questo tipo di partite, almeno secondo la rinnovata ricetta sarriana, e pertengono entrambi alla fase di non possesso: la pressione sulla costruzione bassa avversaria e l’aggressività della linea difensiva, chiamata a sfiduciare gli attaccanti rivali a colpi di anticipi e respinte. E sono questi due ingredienti a tenere insieme le prestazioni contro SPAL e Bayer Leverkusen, per il resto diverse per caratura, caratteristiche e atteggiamento dell’avversario.

Proprio nelle diversità si intravedono due prototipi di Juve, in grado di modulare l’interpretazione della partita sull’avversario e sul contesto ma senza mai rinunciare alla volontà di dominarla.

La versione “serie A”, degustata contro la SPAL dopo un antipasto nella trasferta di Brescia, si potrebbe riassumere con i seguenti ingredienti chiave: pieno controllo del possesso, capacità di alzare il ritmo senza forzare, dominio territoriale costante, produzione di occasioni anche alla distanza, senza farsi prendere dal panico.

La versione “Champions League”, assaggiata ieri sera in anteprima, ha messo in evidenza altre caratteristiche: rispetto per il palleggio avversario senza però concedere campo, pressing alto in parità numerica anche solo per rallentare la costruzione e orientarla verso zone periferiche, verticalizzazioni a punire la difesa alta e soprattutto, esclusi i primi 10 minuti, la sensazione di non aver mai mandato in fiducia l’avversario concedendo fasi prolungate di possesso dentro la nostra metacampo o tanti tiri e calci d’angolo in sequenza.

Il Leverkusen è, come tutte le squadre di Bosz, piuttosto raffinato nel possesso palla e piuttosto fragile nelle transizioni. Di fatto sono bastati la palla di Pjanic su Cuadrado (minuto 10) e l’errore di Tah per il gol di Higuain (minuto 16) a far crollare la convinzione dei tedeschi di venire a Torino a fare la partita aggressiva che volevano. Da lì in poi è stata tutta una discesa, con la Juve che ha intelligentemente mostrato il suo lato più verticale, rinunciando ai ricami centrali per colpire gli uomini di Bosz negli spazi.

C’è poi un terzo ingrediente che ha accomunato queste due versioni di Juve ed è il secondo tempo giocato in crescendo, senza mai mollare la presa, che con Sarri non vuol dire solo mantenere la concentrazione dietro ma anche cercare – con giudizio – la realizzazione davanti. Certo, è troppo presto per capire se questo ingrediente sia effettivamente il tocco segreto dello chef Sarri o se sia dovuto alle contingenze della stagione e delle partite.

Due cose positive però ce le possiamo portare a casa. La prima è lo stupore di chi (come il sottoscritto) temeva di vedere una Juve monocorde, che cercasse di giocare la stessa partita dal primo al novantesimo minuto, il mercoledì come il sabato. La seconda è l’eccellente condizione mostrata della squadra, persino al cospetto di una delle formazioni atleticamente più brillanti degli ultimi anni come il Bayer Leverkusen.