Check up ragionato della stagione bianconera

di Willy Signori |

A scudetto vinto c’è rimasto solo da attendere il patibolo del 7 agosto, come il passaggio tra gli universi paralleli di Dark per dare un voto definitivo alla stagione.

Indipendentemente da quello che accadrà col Lione però, andranno fatte per forza alcune valutazioni su quello che è andato bene e sul molto che non ha funzionato nella Juventus 2019/20.

Ero tra quelli che riteneva chiuso il ciclo di Allegri, già da prima del 18/19. Non voglio sminuirlo, è stato uno dei tecnici più vincenti della storia bianconera, ha portato a casa almeno lo scudetto ogni anno (cosa mai accaduta prima), ha sfiorato il treble 2 volte, ha ridato dignità alla Juve in Europa. Il suo lavoro l’ha fatto ed è andato oltre le aspettative di molti, ma i cicli, anche quelli più vincenti finiscono per tutti.
Al momento del cambio di allenatore ho sperato con tutto il cuore che tornasse Conte, a mio parere il miglior tecnico italiano. Pur con tutti i suoi limiti e difetti ero convinto che la società (diversa da quella che mollò 6 anni fa) avrebbe saputo gestirli ed esaltare le sue virtù. Così non è andata, e forse è stato un bene.

Tuttavia il motivo dell’esonero di Allegri (difficile leggerlo sui giornali o sentirlo in tv ma di esonero si è tratto) era che la proposta di gioco offerta dalla Juve era ritenuta non all’altezza della rosa messa a disposizione. L’idea era che per continuare a vincere in Italia e fare l’ultimo gradino in europa servisse un modo di giocare diverso, più propositivo. Strada diversa ma stessa destinazione.

Cosa abbiamo visto nella stagione lunghissima che sta per concludersi? Bisogna essere onesti e guardare ai fatti: raramente il gioco espresso dalla squadra di Sarri è stato esaltante per qualità ed efficacia. Troppe volte abbiamo assistito a partite altalenanti, chiuse e poi riaperte, rimonte subite, idee confuse in campo, giocatori boccheggianti come tinche dopo un’ora di gioco.

Di chi le responsabilità?
Partendo dalla testa Sarri, che non ha saputo conquistarsi totalmente lo spogliatoio, convincere la squadra a giocare in modo molto diverso rispetto al passato, a trasmettere a tutti le proprie idee.
La storia ci ha insegnato che le rivoluzioni vanno fatte fino in fondo. La “qualità non basta” e se si rimane nella terra di mezzo si rischia di fare la fine di medical dimension.

Sarri non è il talebano duro e puro che una certa stampa sportiva ci aveva descritto: accetta un dignitoso e remunerativo compromesso tattico piuttosto che morire con le proprie idee. Questo perché da uomo intelligente ha capito abbastanza presto che con la rosa a disposizione un certo tipo di calcio non di poteva fare.
Di contro però, questo ha portato ad un ibrido che ha vinto partite per inerzia e grazie alla forza dei singoli senza mai però mostrare quel cambio atteso da tutti.
Oltre a questo non possiamo dimenticarci i tanti, troppi blackout a cui abbiamo assistito. Partite chiuse messe in cassaforte poi buttate oppure vantaggi scialacquati male. È vero che anche con Conte e Allegri avevamo assistito a cali di tensione simili ma li contavamo nelle dita di una mano in 8 anni. Qui non basta un pallottoliere per tenere conto delle occasioni in cui i bianconeri hanno perso la bussola.
Colpo al cerchio: assimilare un nuovo schema mentale è molto difficile, convincere dei giocatori che hanno vinto tutto giocando con un determinato approccio mentale a giocare in modo diverso, soprattutto nei momenti di difficoltà di un gara è difficile come far cambiare idea ad un terrapiattista.

Altro colpo al cerchio: il lockdown. Mai era successo che l’attività agonistica (leggi allenamento) si fermasse per 2 mesi e il regolare svolgimento del campionato avesse uno iato di 3 mesi abbondanti, 99 giorni.
Colpo alla botte: certi difetti che la Juve ha mostrato ad agosto 2019 li abbiamo ritrovati identici 10 mesi dopo.

Chiuso il capitolo allenatore, passiamo a quello relativo alla dirigenza, ramo area tecnica. La responsabilità è senza dubbio di chi, negli anni, ha costruito una rosa slegata, senza filo logico composta da giocatori fuori contesto, acciaccati, qualcuno prossimo al capolinea, scommesse, parametri zero, offerte 3×2 da ipermercato
Risultato? doppioni in alcuni ruoli, vuoto in altri oppure impresentabili.
A differenza delle offerte da discount però, a molti giocatori è stato offerto un ingaggio che li ha resi fuori mercato e quindi invendibili, da tenere sul groppone fino a scadenza, a volte prolungata da rinnovi insensati, come quello scellerato di Khedira, giocatore stupendo ma ormai sul viale del tramonto, che come dicono gli EELST “si percorre a piedi nudi”. L’antica lezione del Malaka Martinez non ha insegnato nulla?

Oltre a chi la rosa l’ha composta, vanno fatti i conti con i protagonisti. Se Bonucci (pur con qualche sbavatura), DeLigt, Dybala e Cristiano Ronaldo hanno giocato una stagione superlativa portandosi a casa gran parte del merito per lo scudetto, lo stesso non si può dire di altri:
Alcuni hanno mostrato di essere a fine corsa come Khedira, fragili emotivamente (Higuain) o di non riuscire a garantire il minimo sindacale in termini di quantità (Douglas Costa, lo amiamo quasi tutti, ma è il contrario dell’amico: nel momento del bisogno non c’è)
Alcuni invece hanno interrotto il loro percorso di crescita anzi sono regrediti in maniera preoccupante. Pensiamo a Bernardeschi incapace di portare a termine anche i compiti più semplici sbagliando tutto il possibile, oppure Rugani che nemmeno col suo mentore Sarri è riuscito a crescere, scivolando tristemente in fondo alle preferenze del mister. In un ipotetico remake de il gladiatore con Rugani protagonista nei panni di Commodo, rinnegato dal padre Maurizio Aurelio, in favore di Massimo Decimo Merih Demiral, il nostro avrebbe finito di campare non al duello finale, ma strozzandosi con un chicco d’uva.
Discorso diverso per Ramsey, colpito dagli infortuni non ha dato continuità alle prestazioni che sono diventate via via impalpabili.

Ultimo aspetto la condizione fisica: pur essendo risultata la quarta squadra per km percorsi, la Juventus ha dimostrato spesso di soffrire i ritmi alti, frequenti nelle serate europee. In pratica la Juve suona un blues lento alla BB King ad libitum, ma se deve stare dietro a Stevie Ray Vaughan si perde che una bellezza.

Conclusioni: il cambio di rotta che la società ha imposto l’estate scorsa era ambizioso e richiedeva più tempo di quello che in molti ci aspettavamo, alcuni difetti ci sono e potranno essere corretti in breve tempo, per altri ne servirà di più. Il percorso intrapreso non necessariamente porterà tutti i risultati sperati subito, ogni rotta ha un suo tempo di percorrenza per condurre a destinazione.

Per quanto riguarda la guida tecnica esonerare Sarri non sarebbe la scelta più saggia per almeno 3 ragioni:

  1. Qualcosa di buono si è visto e quel qualcosa va perseguito ferocemente. Inoltre, anche se a fatica, in una stagione stra-complicata per tutti, i risultati sono arrivati e siamo ancora a celebrare la conquista del tricolore.
  2. Non c’è davvero tempo quest’anno per fare grossi cambiamenti, la stagione 20/21 riparte al 19 settembre, cioè domani
  3. Alternative valide e disponibili attualmente non ce ne sono

I cicli iniziano e finiscono per tutti, anche per squadre forti e vincenti come questa Juventus che sta raggiungendo risultati irripetibili e che abbiamo il privilegio di vivere. Tuttavia quando una società è competente, lavora bene e programma bene, tra un ciclo e l’altro non passa molto tempo, a volte davvero poco.

Godiamoci questi anni meravigliosi e irripetibili, con la fiducia di chi sa di avere al comando un presidente che insieme ai suoi collaboratori stanno lavora per creare una squadra ancora più forte, più bella, più competitiva in grado di continuare a vincere nuovi trofei.


JUVENTIBUS LIVE