A che punto è Pjaca, visto dal vivo

di Jacopo Azzolini |

Pjaca

Seconda partita di Pjaca con la Primavera, seconda gara risolta dalle giocate del croato. D’altronde, fuori quota di simile calibro non faticano molto a fare la differenza in questi contesti. Di conseguenza, i ragazzi di Dal Canto continuano nella propria risalita dopo il terrificante inizio di stagione, a maggior ragione se possono disporre di qualità del genere.

Come successo a Milano, nel 3-5-2 bianconero Marko ha composto il tandem offensivo con Olivieri. Anche se la condizione fisica è tutta da recuperare, è dalle giocate più semplici che il croato si è imposto in Juventus-Sassuolo. Il primo controllo, anche su palloni difficili, è sempre stato impeccabile, così come la capacità di proteggere palla e girarsi spalle alla porta, con Pjaca che ha mostrato tutt’altra esperienza e facilità nella giocata rispetto agli altri 21 in campo.

Anche quando gli spazi si stringevano e si agiva in un fazzoletto di terra, Pjaca è riuscito a trovare il corridoio per servire il compagno coi tempi giusti (Nicolussi in particolare, che a possesso consolidato alzava la propria posizione). La sua giocata migliore è stata probabilmente in occasione del terzo gol: servito tra le linee vicino al cerchio di centrocampo, subito dopo il primo controllo ha mandato Olivieri in porta con un perfetto filtrante che ha bucato la retroguardia neroverde.

Che però la strada sia ancora in salita lo si è visto dallo scarso dinamismo nelle varie fasi di gioco. Impaurito – si giocava anche in sintetico -, raramente ha provato uno strappo dei suoi, preferendo scaricare palla. E nelle rare volte in cui ha provato l’affondo ha perso il possesso, incastrandosi tra le maglie emiliane.

In particolare, nelle situazioni in campo aperto è parso indeciso se proseguire verso la porta o servire il compagno, con questa confusione che a tratti si è tradotta in scelte infelici. Per non parlare del timore che si percepiva quando c’era la possibilità di andare in contrasto sul portatore di palla.

Per quanto un Pjaca che giochi da fermo basti e avanzi per trascinare la Juventus Primavera ( “Finchè ce lo lasciano, me lo tengo volentieri…”, ha detto Dal Canto), non va dimenticato che le caratteristiche primarie di Pjaca sono l’esplosività e la progressione palla al piede, aspetti ben lontani dallessere su un piano anche solo sufficiente.

Insomma, nonostante queste due partite possano già suscitare desideri e suggestioni a parte del tifo, appare oltremodo prematuro – e forse controproducente –  anche solo pensare a countdown per rivederlo in prima squadra. La strada è lunga e ancora tutta da costruire, le uniche cose di cui Pjaca ha bisogno sono tempo e tranquillità.