A che punto è Bernardeschi

di Jacopo Azzolini |

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Senza considerare un Howedes martoriato da problemi fisici, per ora solo uno dei nuovi acquisti sta faticando molto ad inserirsi in una Juventus che, pur coi soliti ritmi “allegriani”, sta trovando piano piano una sua fisionomia: ossia, Federico Bernardeschi.

L’acquisto del carrarino, pur tra qualche discussione, aveva generato un profondo e genuino hype all’interno del tifo, forse (opinione soggettiva di chi scrive) accentuato anche dalla nazionalità dell’ex Fiorentina. Da parecchio tempo, infatti, nella Juve non si trovava un fantasista/rifinitore italiano, coi paragoni illustri con certi interpreti del passato che non sono di certo venuti a mancare.

In realtà, a parte i vari giudizi discordanti sul valore assoluto del giocatore, era palese che il suo inserimento tattico non fosse scontato. Si tratta infatti di un profilo che tende a dare il meglio di sé agendo per tracce interne, che anche quando teoricamente parte ala finisce inevitabilmente per muoversi verso il centro, andando nel cosiddetto “half space”.

Insomma, una possibile coesistenza con Dybala tutta da sviluppare, contando che finora Bernardeschi non sembra ancora molto efficiente nel dialogare sullo stretto. E infatti si è sprecata la dietrologia sul fatto che il suo acquisto fosse propedeutico a una prossima cessione della Joya.

Arrivati quasi a Natale, il suo minutaggio è eloquente: appena 351′ disputati, con sole 3 volte partito da titolare. Howedes a parte, solo Marchisio ha fatto peggio.  In realtà, non si può certo dire che le sue prestazioni siano state pessime, basti pensar che con 3 reti ha una media gol di una segnatura ogni 117′. Tuttavia, ogni sua gara, pure in mezzo a qualche guizzo, ha creato equivoci e dubbi, in particolare sul modo di farlo rendere al meglio.

Quando è stato schierato largo a destra, i meccanismi offensivi della squadra non sono parsi ancora particolarmente centrati. Ci si aspettava una continua alternanza di movimenti interno-esterno con Dybala, eppure si è vista un’eccessiva staticità. Ne è un esempio la partita contro la Spal, dove Bernardeschi è stato costantemente largo,  toccando palla troppo lontano dalla porta o cominque non in zone dove potesse realmente incidere (in una di queste, tra l’altro, ha trovato la bellissima rete del raddoppio, in una delle rare circostanze in cui è stato servito nella zona di finalizzazione).

 

Finora, si faticano a ricordare suo giocate veramente incisive sulla fascia destra, mentre quando si è ritrovato in posizione di seconda punta ha offerto gli spunti migliori della sua avventura juventina. Basti pensare al pregevole assist per Higuain in occasione di Atalanta-Juventus.

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Non pare ancora avere una grande incisività nel dribbling da ala, soprattutto quando gli spazi si riducono e non può andare in progressione (forse una delle sue doti migliori): le sue giocate sono quindi di lettura abbastanza facile per gli avversari, senza contare una protezione del pallone e un utilizzo del corpo che necessitano di essere affinate.

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Tuttavia, anche nell’unica volta in cui è stato schierato come vice Dybala (a Genova, in occasione di Sampdoria-Juve) non sono state tutte rose e fiori. Non ha agito con continuità come raccordo centrale, anzi quando la Juve costruiva dal basso e si appoggiava su Lichtsteiner, Bernardeschi si allargava ed abbassava in supporto dello svizzero (la clip sopra ne è un esempio). Si è quindi pestato i piedi con Cuadrado, allontanandosi troppo dalla trequarti e di conseguenza svuotandola, tant’è che Higuain fu costretto a fare un lavoro di rifinitura notevole.

Si può dire, nel suo inserimento, Bernardeschi non stia trovando alcuna difficoltà che non fosse prevedibile esaminando lo storico e le caratteristiche del giocatore. Come successo già altre volte, non si è acquistato un profilo partendo dalla sua collocazione tattica: si è piuttosto seguito il principio de “Compratemi giocatori di qualità, poi ci penso io a metterli in campo…”, frase detta da Allegri un anno e mezzo fa in merito a Pjanic.

E’ però innegabile che oggi, nella migliore delle ipotesi, Bernardeschi sia “solo” un possibile cambio spacca-partita, con ancora poche idee su contesto e modalità per farlo rendere al meglio dal primo minuto. Trattandosi poi di un profilo ancora tutto da formare tatticamente in questa Juve, la prolungata panchina non rappresenta un segnale troppo positivo. Soprattutto se non scende in campo neanche nelle partite in cui Dybala riposa (anche se in Juve-Inter il piano gara era dettato dal fare densità sulle corsie esterne per bloccare i piani offensivi rivali: Cuadrado era probabilmente più adatto).

Tra i tanti compiti che spettano ad Allegri in questi mesi, c’è anche l’inserimento  e la crescita di un ragazzo che, oltre ad essere un investimento importante, è anche uno dei “nuovi” giocatori italiani più iconici di questa generazione calcistica. Oggi, il dato di fatto è che Bernardeschi è ancora un rebus, sia tecnico che tattico, tutt’altro che semplice da decifrare.