Tra Champions e Villa Borghese

di Giacomo Scutiero |

Sembrava un assurdo fino a poco tempo fa e forse lo è tuttora: non giocare il campionato perché interrotto, ma completare la competizione europea imposta dalla UEFA.

Il nostro ministro dello Sport non dà molte speranze alla vita lunga dei campionati; d’altra parte, il presidente della Federazione promette che il blocco dei tornei sia l’extrema ratio perché ci sono programmi alternativi affinché si possa tornare in campo. Il calcio non morirà adesso, dice.

La UEFA è certa che i club giocheranno Champions League ed Europa League: “Le competizioni saranno portate a termine”. I campionati dovranno riprendere entro la metà del mese di Giugno, altrimenti farebbe poca differenza per casa Nyon.

Comitato esecutivo a parte, le parole più importanti sono quelle del professor Tim Meyer: sarà possibile tornare in campo perché i protocolli medico-scientifici saranno adeguati. La prudenza dei governi viene avvertita come eccessiva: non siamo al cospetto di uno “zoo variopinto” come tiene a dire Luca Gotti, allenatore dell’Udinese.

Gli addetti ai lavori domandano se chi decide abbia chiaro in testa cosa vuole dire allenarsi su un terreno di cento metri. Gli allenamenti sono il nodo, appunto.
In effetti, pare poco sensato che il calciatore possa lavorare al parco e non al centro sportivo. Il presidente dell’AIA chiede al governo di estendere le misure morbide anche allo sport collettivo; l’obiettivo è quello di avviare gli allenamenti lunedì 4 Maggio, start dell’attesissima Fase Due.

Dopo i vertici, cominciano a questionare anche i diretti interessati. Un esempio, Ciro Immobile: “Vogliamo tornare a divertire la gente. Non capiamo perché non possiamo entrare a Formello e potremmo invece per assurdo andare a Villa Borghese… Il calcio è discriminato”. Scommettiamo che il “nemico” Edin Džeko stia pensando allo stesso modo?
Domani l’assemblea della Lega: Brescia e Torino saranno persuase al fine di presentare una posizione totalmente unitaria. Forse.