Champions: da sogno a obiettivo dichiarato

di Juventibus |

«La paura di un nome non fa che incrementare la paura della cosa stessa». In una celebre saga letteraria / cinematografica che vede protagonista un giovane mago, questa frase viene pronunciata da uno dei personaggi chiave per invitare a chiamare il cattivone con il proprio nome: Voldemort, anziché tu-sai-chi.

Se nel mondo di Harry Potter si evitava volutamente di nominare il grande nemico, per paura e per la mancanza di un prescelto che potesse sconfiggerlo, nella strategia comunicativa della Juventus di Andrea Agnelli si è sempre evitato di associare la parola Champions League alla parola obiettivo, confinando questo trofeo alla dimensione del sogno. Questo, per un’effettiva mancanza di mezzi, o forse (l’anno scorso) anche un po’ per scaramanzia.

Riascoltando le dichiarazioni dei giocatori bianconeri e di Allegri, dall’estate scorsa a oggi, appare invece chiaro come ora la Champions venga considerata un vero e proprio obiettivo stagionale, e non ci si vergogni ad annunciarlo, alla stampa e sui canali istituzionali. Certo, mettendo tutte le mani avanti del caso, perché tra una squadra e una Champions ci sono sempre tante, troppe variabili (sorteggi, sorprese, sfiga). Eppure, a maggio iniziò Buffon dichiarando che l’obiettivo è giocarsi un’altra finale di Champions nei prossimi due anni, poi Dybala se ne uscì con dichiarazioni simili, così come Evra su Instagram.
Ora ci si mette anche Allegri, senza contare l’enfasi estrema sul desiderio di riportare la Champions a Torino che ha caratterizzato la presentazione di Dani Alves.

Lasciando da parte ogni scaramanzia e falso pudore, la Juve ora chiama il grande nemico con il proprio nome, e dichiara l’intenzione di puntare seriamente alla Champions. È una motivazione per la squadra, un mantra per i tifosi, un monito per gli avversari. Come questa competizione sia diventata per i bianconeri un nemico è purtroppo già noto, ma per uscirne è giusto partire da un semplice punto: la consapevolezza di potercela fare.

Infatti, nelle due edizioni di Champions Leauge disputate con Allegri in panchina questo è mancato, pur quando il divario tecnico (vero o presunto) con le big si è sentito meno: il primo anno si riteneva di essere andati al di là delle attese già raggiungendo la finale ed il secondo anno si è pagata cara una sorta di inferiorità psicologica nel confronti del Bayern, del quale siamo stati in balìa per un’ora buona durante il match di andata.

Visti i giocatori a disposizione e visto il carattere dimostrato dalla squadra la scorsa stagione (penso alla rimonta in campionato e alla bella prestazione di Monaco), è giusto posizionarsi differentemente e comunicarlo, con atteggiamento non spaccone, ma determinato e consapevolmente realista.