#ROADTO… (ormai la Champions è un rito collettivo)

di Leonardo Dorini |

Dopo un’estate pirotecnica, che ci ha emozionato come non mai, e dopo un avvio lemme lemme del campionato, ma pur sempre con 6 punti in saccoccia, inizia il rito collettivo della Champions: ci sono i sorteggi dei gironi!

E’ un rito affascinante e perverso, più ancora del calcio-mercato, che si esprime nei termini della speranza massima: la finale di Champions e l’hashtag “Road to…”, è lì che va a parare la nostra mente; iniziano una serie di ragionamenti… perché quella è l’idea fissa (ed è inutile ricordare, quest’anno, il perchè).

4 anni fa, #roadtoBerlin non esisteva per noi; ci riaffacciavamo al palcoscenico col nuovo allenatore, eravamo oustsider; ci siamo arrivati, ultimi ad eliminare i Blancos da questa competizione: una sensazione strana, bella, frizzante, di grandi attese per il futuro, più che per il presente.
#roadtoMilan era molto appealing, arrivarci nello stadio dei grandi rivali, chissà….ma Evra non la spazzò (cavolo, che partita a Monaco…una delle più belle della Juve di questi anni – mi sogno ancora Cuadrado a un metro da Neuer…e non entra).
#roadtoCardiff, una cavalcata impressionante fino al 45° di quella partita, lì in Galles; poi, di Cardiff, ricordiamo solo la leggendaria scazzottata (?) negli spogliatoi, i gol del Madrid, la simulazione di Sergio Ramos.
#roadtoKiyv troppo recente, non parliamone, dai. L’estate ci ha aiutato a metabolizzarla: il gol di rovesciata, il rigore, Oliver e Buffon. Metabolizzata? Supponiamo di sì.
E’ giusto questo rito collettivo? E’ giusta questa enfasi? Sì, per me la risposta è sì: lo sport vive di grandi motivazioni, la motivazione si crea anche con questi stimoli. Ma così crei una grande attesa, cui poi può seguire una grande delusione. Embè? Questo è il grande calcio, sono le grandi competizioni, è il romanzo del calcio… avercene di problemi così.

…e allora, vediamo, dove diavolo è la finale 2018-19? Madrid. Madrid? MADRID? Oddio, il Bernabeu? No tranquilli, la finale sarà al Wanda Metropolitano, lo stadio dell’Atletico. Altra storia, altre motivazioni, altra avventura. Si parte (almeno psicologicamente…)!