Champagne!

di Vittorio Aversano |

“Champagne, per un dolce segreto
per noi, un amore proibito
ormai resta solo un bicchiere
ed un ricordo da gettare via”

(Peppino Di Capri, 1973 © Universal Music Publishing Group)

Et voilà! Les jeux sont faits! Rien va plus! Un po’ come al casinò, siamo all’ultimo giro di puntate, dentro o fuori. I giorni decisivi per l’annuncio dell’allenatore bianconero sono quelli che stiamo vivendo: ma quando mai c’è stata un’attesa più spasmodica, irrazionale, convulsiva di questa? Che, tra qualche giorno, sarà solo un ricordo.

Da un lato, la stampa mainstream, che già stappa (o ha già stappato più volte) per il tanto auspicato arrivo di Maurizio Sarri, che consentirebbe di mantenere quell’establishment in grado di perpetuare la ragion d’essere dell’informazione sportiva per come l’abbiamo conosciuta sinora (nonché le carriere dei suoi vari interpreti) e anche di relativizzare l’impatto tecnico-tattico della Juventus 9.0 sulle prossime stagioni.

Dall’altro, gli outsider (i “cazzari”, cit.), quelli che hanno fonti più o meno dirette con i veri protagonisti della vicenda allenatore (vale a dire gli organi societari) e già nel recente passato hanno dimostrato di essere bene informati, ma anche chi si affida alla logica o persino agli ambienti finanziari, che vedono in investitori consapevoli la chiave per decifrare questo mistero, avendo questi ultimi continuato ad acquistare le azioni juventine in borsa sulla scorta di notizie di assoluto valore internazionale, in barba alle più assurde accuse di reati societari correlati. Questa categoria non ha ancora stappato la propria bottiglia, ma conta di farlo presto, anzi di sciabolarla direttamente, secondo le tecniche di sabrage più variegate (per esorcizzare l’ansia maturata in ragione della lunga attesa, si possono usare telefoni cellulari, ma anche MacBook, a quanto ho testato di persona, purché siano strumenti con cui aggiornare Twitter – che di sicuro già sta stappando – ogni minuto).

Costoro sono i sostenitori di Josep Guardiola, uno dei migliori tecnici al mondo che, se e quando dovesse arrivare, genererebbe un incontrollato quanto inesorabile “effetto domino”, uno “tsunami giornalistico” (namely, di giornalismo sportivo tradizionale) di proporzioni inedite. E io faccio parte di loro, sostenendo che sia (stata) Pep la scelta della società. Mantengo questa posizione affidandomi sia alla logica sia all’esperienza.

La logica mi porta a cucire insieme: il repentino esonero di Allegri (benché Pentacampeón con un nuovo progetto calcistico da proporre) – smentito dalla stampa fino a poche ore prima; il progetto corporate di crescita del brand nei mercati più lontani, con contestuale fondazione di non so quante Juventus Academies e Soccer Schools in Asia Pacific e USA – la Juventus è ormai una realtà multinazionale, in seno a uno dei maggiori gruppi industriali del mondo, non any football club: sono lontani i tempi in cui, insieme ad Alpitour, veniva relegata nel settore “Intrattenimento & Turismo”; il progetto sportivo di ulteriore miglioramento dello status quo e di contestuale, immediata valorizzazione degli asset a disposizione (già dichiarata dalla società) al fine di prevalere a livello globale, che non può prescindere dall’avere a capo un profilo del valore di Guardiola (o simili a lui).

L’esperienza mi insegna che, fin dall’epoca non-social, molteplici esempi (da Zidane al Real, con Nedved, Buffon e Thuram da noi; Cannavaro con un blitz notturno; Ibrahimovic; e, saltando gli anni della diversa gestione societaria, Pirlo, fino a Cristiano Ronaldo, di cui abbiamo appreso, al netto dell’anticipazione di Luca Momblano in tempi non sospetti, soltanto con la fotografia del brindisi in Grecia – champagne, again), la Juventus lavora in sordina sugli affari realmente importanti.

A mio modo di vedere, la Juventus “vera”, quella degli Agnelli, non tradisce se stessa: è sabauda, quindi discreta e riservata; conosce l’attività commerciale e come va condotta per impedire fughe di notizie che possano danneggiarla; sceglie profili professionali coerenti con il proprio DNA; non comunica le proprie reali intenzioni a terzi e, verosimilmente, men che meno alla stampa, forse anche come controvalore dei veleni continuamente gettati all’indirizzo di cose e persone della società. Si tratta di protezione, di preservare il valore di un’operazione commerciale. Per l’effetto, ognuna delle trattive sopra menzionate non è stata rivelata, non è stata conosciuta né conoscibile, se non con i tempi e modi che la Juventus ha voluto. E mi pare che ne siamo sempre stati soddisfatti, svuotando ogni volta le casse di champagne in cantina.

Io così la vedo ancora oggi. Ad ogni modo, champagne:

“Lo so, mi guardate lo so
vi sembra una pazzia
brindare solo senza compagnia.
Ma io io devo festeggiare
la fine di un amore
cameriere, Champagne”


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