Il centrocampo a 2 esalta Emre Can

di Jacopo Azzolini |

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Allegri nella conferenza pre partita si era soffermato sull’esigenza di “uccidere” l’avversario, visto che troppe volte la Juventus aveva lasciato il risultato pericolosamente in bilico. Oltre al successo con 3 gol di scarto, il vero colpo del K.O. contro un dignitoso – e non solo catenacciaro – Chievo è arrivato col guizzo di Emre Can a fine primo tempo, che ha consentito di impostare la ripresa con più serenità.

Con l’assenza di Khedira all’ultimo, bianconeri sono scesi in campo con uno degli undici più tecnici possibili: Allegri ha infatti schierato in avanti tutti i giocatori di estro in un 442 che ha visto il ritorno del doppio pivote dopo un bel po’ di tempo. Inizialmente, la squadra è sembrata un po’ in difficoltà nell’applicare i meccanismi offensivi giusti, forse perché abituata al centrocampo a 3. Quando non gioca Mandzukic, infatti, i movimenti a uscire di Dybala e CR7 vengono sistematicamente compensati dagli inserimenti delle mezz’ali, che nel calcio di Allegri hanno da sempre un ruolo cruciale nel riempimento dell’area.

Con la mediana a 2, Emre Can e Matuidi erano inizialmente tanto bloccati, forse per paura di creare buchi in mezzo, in avanti si vedeva quindi un’eccessiva rigidità nei movimenti e un centro dell’attacco spesso svuotato: quando CR7 svariava, nessuno prendeva il suo posto. Tuttavia, mano a mano la squadra ha preso sempre più confidenza, con più movimento senza palla e interscambiabilità: Dybala ha svariato tanto (degna di nota tra l’altro la sua crescita difensiva), sia da mezzo destro che in posizione più defilata toccando la bellezza di 102 palloni, con Costa che si è mosso molto anche per tracce interne.

Il paradosso è che, col 442, la Juve ha sfruttato i corridoi centrali molto più rispetto a quando si gioca a 3 in mezzo col tridente pesante, visto che in quei frangenti si abusa del”crossing game”, col gioco che si sviluppa quasi unicamente per vie esterne nel tentativo di trovare Mandzukic in area. Basti pensare all’azione che ha portato al secondo gol, con Dybala che finalmente effettua un assist di livello (un po’ la sua lacuna del periodo in cui è stato utilizzato come trequartista, più ancora dei pochi gol segnati).

Chi è parso a suo agio come mai in stagione è stato soprattutto Emre Can: se come mezzo destro pareva eccessivamente ridondante quando schierato in contemporanea a Matuidi, in un centrocampo a 2 è svettato praticamente in ogni fase. Ha smistato con precisione, mostrato buona visione di gioco (nelle gare precedenti, da interno soffriva gli spazi angusti), effettuato ottimi break e recuperato palloni a iosa.

In generale, la coppia Can-Matuidi ha funzionato molto bene: all’inizio hanno un po’ sofferto in non possesso, si alzavano entrambi contemporaneamente e si creavano spazi per le ricezioni di Giaccherini (intorno al 20′, Allegri si è arrabbiato molto in una di queste situazioni), successivamente si sono mossi meglio dimostrano una buonissima intesa. La loro costante aggressività ha consentito di recuperare il possesso in zone parecchio avanzate.

Questa azione ha fatto arrabbiare molto Allegri. Sia Can che Matuidi si alzano contemporaneamente, buco in mezzo tra cc e difesa con Pellissier che riceve palla liberissimo tra le linee.

 

Curiosamente, nelle fasi di possesso consolidato, avveniva un po’ il contrario rispetto allo storico della stagione: Matuidi rimaneva più bloccato, mentre il suo partner (in questo caso Can) restava più alto con maggiori responsabilità offensive. Come in occasione del secondo gol.

La Juve 2018-2019 continua quindi a mostrarsi tendenzialmente come una squadra efficiente e gradevole a prescindere dalla disposizione tattica. Si è affrontata forse la peggiore squadra italiana, ma mai nelle scorse stagioni i bianconeri avevano manifestato un tale dominio contro le squadre inferiori. Nonostante un CR7 che, dopo lo Young Boys, ha forse sfornato la prestazione più opaca da quando ha firmato per la Juventus.