Il reparto della discordia: la verità sul centrocampo della Juve

di Alex Campanelli |

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Stilare una lista dei colpevoli dopo ogni pareggio o sconfitta della Juventus è davvero semplice: il primo a finire sul banco degli imputati è sempre e comunque Maurizio Sarri, seguito da lontano (ma non troppo) da Fabio Paratici, mentre a contendersi la terza piazza sono quasi sempre Andrea Agnelli, colpevole di aver scelto mister Sarri, e la proprietà, che non ha intenzione di investire come i “grandi club europei”.

Se restringiamo la lente e guardiamo solamente quanto capita in campo, il vaso di Pandora è sicuramente il centrocampo della Juve: sopravvalutato, lento, senza idee, vecchio, privo di top player, inutile nel far da filtro, incapace di accompagnare l’attacco. Puntuale come le tasse, ecco arrivare ogni volta il paragone con l’ormai leggendario quadrilatero Pirlo-Vidal-Marchisio-Pogba, un centrocampo completo e composto da campioni che, secondo i più, la società non ha saputo o addirittura VOLUTO sostituire. Facilissimo dimenticare come si è arrivati a comporre tale reparto:

– Pirlo a parametro 0;
– Vidal 12,5 milioni dal Bayer Leverkusen;
– Marchisio cresciuto in casa;
– Pogba a parametro 0, tolte le commissioni a Raiola.

Il valore assoluto del quartetto non si discute, ma è chiaro come l’arrivare a comporre un centrocampo di tale livello sia la congiuntura quasi irripetibile di diversi fattori: bravura dei dirigenti, occasioni rilevanti (che vanno comunque colte, chiaro), competenza nello scouting e ovviamente fortuna. Non tutti gli anni le big europee lasciano liberi campioni del mondo e ragazzi dal grande avvenire, non sempre (anzi quasi mai) i ragazzi cresciuti nella Primavera bianconera sfondano. Costruire una mediana dello stesso valore oggigiorno comporterebbe costi incalcolabili.

Facendo un salto ai giorni nostri, è chiaro che oggi il centrocampo della Juventus non sia completo, nonostante i molti calciatori di valore (checché se ne dica) a disposizione (dal computo è stato escluso il partente Can).

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Emerge immediatamente il problema relativo alla sostituzione di Pjanic: Sarri ha provato solamente Bentancur in luogo del regista bosniaco, ma l’ex Boca, oltre a rendere meglio come mezzala, non ha ancora i tempi e le capacità di valutazione necessarie per ricoprire il ruolo, come peraltro dimostrato all’uscita di Mire a Napoli. Pjanic è storicamente il giocatore al quale piovono addosso più critiche quando “la squadra non gira”: è incostante, non verticalizza mai, perde troppi palloni stupidi, non è utile in fase di non possesso. In realtà Miralem, oltre a essere il secondo bianconero per palloni intercettati e il terzo tra i titolari a perdere meno palloni e sbagliare meno controlli (dati Whoscored), dietro a Bonucci e de Ligt, è l’ingranaggio fondamentale del calcio di Maurizio Sarri. Il regista di Sarri scompare nel proprio gioco, ne è parte integrante prendendosi raramente i riflettori, deve fornire sempre soluzioni ai compagni e aiutare la squadra a salire armonicamente, tutti compiti che richiedono insieme tecnica e intelligenza: se l’allenatore non cambierà sistema, cosa al momento improbabile, la Juve avrà bisogno di Pjanic almeno in tutte le gare di medio-alta difficoltà. Al momento, nessun calciatore in rosa può sostituirlo.

Per quanto riguarda le mezzali, riagganciamoci alle esigenze di Sarri: nel suo sistema, c’è bisogno di mezzali di possesso, che sappiano fare le due fasi e quindi sapersi inserire in area oltre che ripiegare in difesa, fondamentale nel quale la Juventus al momento latita. I bianconeri hanno segnato al momento 5 gol con mezzali e trequartisti (2 Ramsey, 1 Matuidi, Bernardeschi e Bentancur) sui 58 totali, autogol esclusi: fanno l’8,6% del totale, un dato preoccupante che ha spinto Sarri a provare ad adattare Bernardeschi nel ruolo per aumentare la pericolosità offensiva del reparto, con risultati ancora da esplorare. Poco da esultare anche per quello che riguarda gli assist: spicca sorprendentemente Bentancur a 5, le altre mezzali Matuidi e Khedira si fermano a 1. Alla Juventus manca quindi in rosa una mezzala che sappia inserirsi in area con puntualità (una volta era Khedira) e/o che risulti decisiva a ridosso dell’area avversaria (l’eventuale spostamento di Pjanic risolverebbe il problema ma lascerebbe un buco in regia): difficile trovarne una di altissimo livello a gennaio, più semplice scommettere sulla crescita di Bernardeschi e magari di Ramsey, sinora visto quasi solamente sulla trequarti, oppure deputare alla mediana il semplice accompagnamento dell’azione sino alla trequarti, come sta accadendo finora.

L’adattabilità al calcio di Sarri di alcuni giocatori, ritenuti inadeguati dalla massa, è invece un falso problema. Innanzitutto, lo stereotipo del “centrocampista alla Sarri” non esiste, o comunque è mutevole a seconda delle squadre e delle situazioni. Il principale capro espiatorio, Matuidi, è macchinoso e impreciso in fase di costruzione, innegabile, ma importantissimo quando il ritmo della squadra cala, quando si allunga e il centrocampo deve coprire grosse porzioni di campo e nelle gare più equilibrate quando fisicità e intensità in mezzo al campo sono importanti quanto la tecnica. All’arrivo di Sarri al Chelsea, anche Kanté era ritenuto inadatto agli schemi dell’allenatore, salvo poi rivelarsi un titolare imprescindibile. Certo, ci sono partite in cui Matuidi può risultare addirittura dannoso, ma definirlo al canto del cigno è decisamente fuori luogo. Già detto del regista, e data per scontata l’importanza attuale di Bentancur, è chiaro come i limiti fisici di Khedira e quelli si spera superati di Rabiot ne abbiano intaccato il rendimento, e qui le responsabilità dell’adattamento al gioco sarriano sono ovviamente inesistenti.

Insomma, il reparto mediano della Juventus non sarà ai livelli di quello che ha portato Massimiliano Allegri in finale di Champions League, ma non è un reparto da rifondare, presentando bensì due specifici problemi: un vice-Pjanic, o un’alternativa credibile che magari permetta a Mire di giostrare più alto, e una mezzala creativa, di quelle che segnano e magari fanno anche segnare. La cattiva notizia è che calciatori di questo tipo, e al livello della Juventus, sono difficili da reperire a gennaio; la società ha deciso a suo tempo di scommettere sui recuperi su alti livelli di Rabiot e Ramsey, ora però la fase calda della stagione si avvicina e nessuno dei due rappresenta ancora qualcosa di simile a una certezza. A giugno sapremo dire se l’azzardo di Paratici avrà pagato, o se ci sarà bisogno di metter più o meno pesantemente mano al portafoglio e coprire le due caselle mancanti.


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