Perché il cazzotto di Benevento ci ha fatto male

di Guido Tolomei |

Benevento ha fatto male, o meglio, fa riflettere. Fa riflettere perché ancora una volta prendiamo gol superficiali a una manciata di secondi dalla campanella, ai quali poi, peggio, non sappiamo reagire. Superficialità e mancanza di personalità. Perché se una disattenzione la paghi cara, la Juve a Benevento vince uguale. Con handicap, per dirla in termini “gambler”, con o senza Ronaldo. Personalità quindi, perché a Pirlo posso rimproverare di non aver portato il portoghese in termini numerici, presentandosi solo con due attaccanti a una partita di seria A, non perché penso di aver bisogno specificatamente di Cristiano. Non posso crederlo, e non lo devono fare neanche i giocatori stessi, sarebbe un disastro psicologico dal quale sarebbe difficile tornare indietro. Da che mondo e mondo, sudditanze e dipendenze sono quasi sempre mentali e quasi mai positive.

Benevento ha fatto male perché è un contraccolpo in un momento positivo, diverso da Crotone o da Verona…già, perché se quando stai scendendo si dice esser sempre bene raschiare il fondo, prendere una zuccata quando si sta risalendo può essere devastante e la Juve vista al Vigorito è stata DISARMANTE. Le spalle che escono dalle cuffie, i tendini che cedono, clock! I palmi delle mani che toccano per terra. È inutile tornare a commentare la partita tatticamente, preoccupanti sono stati anche gli interpreti. Lasciando stare per una volta i soliti noti, trovo che la prestazione di Cuadrado sia la cartina tornasole di cosa stiamo facendo, il termometro del momento, il barometro di dove stiamo andando.

Mi chiedo allora una spiegazione, perché se dal giorno 1 di questo nuovo ciclo, mi sono apertamente schierato con Pirlo e Società, passando per Roma, Verona, Crotone e Barça comunque a testa alta e mettendoci la faccia, questo cazzotto l’ho sentito. Mi ha destabilizzato. Senza fare le vedove urlanti o i “gobbetti”, come amo chiamare io chi confonde il criticare in maniera costruttiva a chi invece toglie il piacere agli antijuventini l’infausto compito di darci addosso, sputando nel piatto dove per anni abbiamo mangiato ciucciandoci rumorosamente le dita e lanciando gli avanzi a chi ci scodinzolava intorno, insultando, scrivendo e vomitando il proprio odio e la propria frustrazione per questo o quello che però portano che i nostri colori. Se oggi si va sotto un qualsiasi post della Juve (non della Longobarda, della Juventus FC) ci sono più insulti che messaggi d’amore e l’80% sono di “gobbetti”. Per me sono peggio di qualsiasi altro interista o napoletano, almeno loro non li ho in casa.

Ma torniamo a noi, al cazzotto. Preso, d’incontro, come quello del grande Nino Benvenuti che mandò a nanna Emile Griffith. Nelle cose si sa, la colpa -ammesso che ce ne sia una- non sta mai tutta da una parte ma in ogni luogo di lavoro, dopo quasi un trimestre, si fa sempre una valutazione dell’operato fino a quel momento: le responsabilità, di chi sono? Della società e del mercato che ha condotto? Di Pirlo che non é all’altezza? Dei singoli che non convincono non rispettando le aspettative? O fa tutto parte di un disegno e bisogna dare tempo al tempo?

Qualunque sia la risposta, la si trovi in fretta perché la campana sta per suonare di nuovo e i round sono sempre meno.

DING! FUORI I SECONDI!


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