Cavalli, Sigarette e due Settimi Posti

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Francesco Gallinaro

Tranquilli, non è un articolo di confronto, non si parla di belgiochismo e di risultatismo. Si parla di cose molto più umane. Chissà che cosa sta pensando Max Allegri, a una settimana dallo scontro diretto tra Juve ed Inter e tra i suoi grandi rivali: Conte che nel 2012 l’ha battuto e Sarri che sei anni dopo ci è andato vicinissimo. Chissà se vorrebbe essere al posto di uno dei due, o se è contento di potersi finalmente prendere una pausa: magari domenica sera sarà sul divano o addirittura allo stadio a vedere Inter-Juventus, ma potrà la giornata potrà trascorrerla tranquillamente all’ippodromo. Per adesso, lo Scudetto possono giocarselo gli altri.
Dopotutto, il paragone tra la prima Juve e la prima Inter di Antonio Conte si legge da più parti, ed è inevitabile che la memoria voli al primo scontro diretto della stagione 2011-12, proprio tra Conte ed Allegri: il primo viaggio del Milan allo Stadium si risolse solo negli ultimissimi minuti grazie alla doppietta di Marchisio, ed era sempre la prima domenica di ottobre. Poche ore prima, Maurizio Sarri esultava per la vittoria del suo Sorrento sull’Avellino: su YouTube c’è un servizio del TGR Campania dedicato a quel match, deciso da un gol di Ginestra su assist di Conti. Sarri non viene mai inquadrato, ma è facile immaginarlo con tuta e filtro in bocca a sgolarsi a bordo campo: magari quella sera si è seduto lui sul divano a vedere Juventus-Milan, e chissà se immaginava che nel giro di pochi anni le sue vicende personali si sarebbero tanto intrecciate con quelle dei gentiluomini sulle due panchine. Sicuramente non pensava che sarebbe stato costretto a rinunciare all’amata tuta in favore del compromissorio look 2019/20. E chissà se i tifosi dell’Inter di Claudio Ranieri, che la sera prima era stata martellata in casa dal Napoli, si immaginavano che un giorno Conte avrebbe esultato con loro: ma il calcio è strano, e tutto sommato storie come questa ci dovrebbero insegnare a non stupirci di nulla.
Dopo Juve-Spal, Sarri ha affermato di non aver ancora visto partite dell’Inter di Conte: possiamo essere abbastanza sicuri che mentisse, e un altro tema di questa stagione sarà senz’altro vedere se e come questi allenatori sanguigni e spontanei, quello del ristorante da cento euro e quello dello scudetto perso in albergo, sapranno abbandonare le metafore da TripAdvisor e mentire col sorriso di fronte alle telecamere. Allegri in questo era maestro: si potevano passare le ore a fare le esegesi delle sue conferenze stampa, ed era felicissimo di parlare per diversi minuti girando intorno all’argomento senza mai dire niente. Ovvio, lui pure non era estraneo all’incazzatura (citofonare Adani) ma l’impressione è che i duellanti di adesso avranno molto meno interesse a smorzare i toni di quanto non ne abbia solitamente dimostrato lui. Li conosciamo bene, Conte e Sarri: si conoscono bene anche loro stessi, e probabilmente proveranno a buttarla sulla guerra di nervi. “Sarri non si deve preoccupare, che ora è dalla parte forte”, ha detto Conte provando ad accendere le prime scintille. Sarri ha glissato, in un primo ammirevole tentativo di non buttarla subito in caciara.
Sullo sfondo, ovviamente, ci sono Paratici e Marotta, insieme dalla Sampdoria alla Juve e adesso per la prima volta rivali, ognuno con la spinta di voler dimostrare di sapercela fare senza l’altro. Chissà loro cosa pensano dell’essere “parte forte”: in qualsiasi senso la Juve lo sia, lo è diventata anche grazie a loro. E grazie ad Andrea Agnelli, che in tutto questo parla poco e lavora tanto, aspetta pure lui Inter-Juve e si gode i suoi otto Scudetti e ringrazia Allegri e, anche se non lo ammetterebbe mai, anche Conte. E aspetta di ringraziare Sarri, perché come ci hanno ricordato in tantissimi, la Juve è questa cosa qui: vinci una volta, e stai già pensando a come vincere la prossima.
Conte con questo fuoco dentro ci è nato, ed è per questo che la sua Inter fa un po’ paura: perché una partenza sprint da diciotto punti non sarà abbastanza per riempirgli la pancia. Allegri, sornione e malinconico, diceva che al gabbione di Livorno vinceva sempre: decidete voi se credergli, ma alla fine due o tre cose tra Milan e Juve le ha portate a casa. Sarri a maggio teneva tra le mani la sua prima medaglia d’oro, quella dell’Europa League, e la guardava come fosse un altro figlio. Chissà se aveva già deciso che si sarebbe ritrovato alla Juve, e se stava già pensando a come vincere la prossima.
Sicuramente, molto di come vincere la prossima passa da domenica prossima: Sarri fumerà le sue cento sigarette, Conte magari cercherà di spostare il focus sugli altri (non ha ancora una catchphrase al livello di “non bisogna dimenticare che si arrivava da due settimi posti…” ma sicuramente ci sta lavorando) ma alla fine conterà, come sempre, solo il campo con i suoi inappellabili tre punti, che si vincano dominando oppure a corto muso. Buona settimana di Inter-Juve a tutti.

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