I cavalieri che tenteranno l’impresa

di Sandro Scarpa |

ZERO – margini d’errore concedibili martedì sera. Contro il Chievo la Juve gioca a livelli siderali per la A, triangolazioni devastanti, sicurezza dietro e gestione (sotto)ritmo. Però era inevitabile pensare a martedì in un paio di leggerezze arretrate di Sandro (Pellissier sbaglia la scelta, Suarez l’avrebbe messa dentro; Birsa cicca il passaggio, Messi sarebbe andato in porta) così come ai gol divorati da Higuain e Dybala (e quando ci ricapitano così davanti a Ter Stegen!?).

UNOè l’obiettivo di questa Juve, non il sesto di fila, non la terza Coppa Italia in sequenza, non il sogno Champions, non l’odiosa parola triplete; l’obiettivo monotematico è vincere, contro chiunque, dovunque e comunque. Non giocare bene, non segnare di più, non difendere meglio, solo vincere, con o senza circo. Che ci si riesca è un dettaglio di episodi, rimpalli, cinismo e distrazioni. Ma che la Juve parta sempre per vincere, contro il Chievo o contro il club che detta legge da 10 anni è il segreto/simbolo di una squadra che, per ora, non sta fallendo nulla in termini di gestione dell’annata.

DUEgli scudetti assegnati in pochi giorni dai media, quello del “Pubblico” all’Inter che poi le becca da Samp e Crotone (appagati?) e quello dei “Complimenti“, ennesimo titolo al Napoli che resta a -4 da Roma e -10 da Juve, uscendo dall’ultima competizione rimasta. Glissiamo sullo “scudetto del girone di ritorno” alla Roma (assegnato da Sky…) perché il girone non è ancora finito…

TRE – Sempre e solo loro tre: Messi, Suarez e Neymar. Da quando la pallina del Barça è uscita dall’urna i tre ce li sogniamo di notte. Il miglior giocatore di sempre, il miglior numero 9 ad oggi e il miglior U25 del decennio. Per quanto la difesa Barça possa essere in crisi, per quanto il centrocampo stenti, per quanto in trasferta i blaugrana soffrano, per quanto possa metterli in difficoltà, quei tre restano individualmente i migliori al mondo, anche in una sola azione, un minuto, una frazione di secondo. Non basta essere perfetti per annullarli, tocca anche sperare che non lo siano loro.

QUATTRO – a Sturaro. Per una volta sono categorico. Apprezzo impegno, duttilità, sacrificio, timing di inserimenti, capacità di andarsi a prendere falli, tamponare; riconosco l’ottima gara fatta contro la Roma, apprezzo doti di perseveranza e generosità. Ma Sturaro, nella mia idea di Juve che si avvicini quanto più possibile alla Triade Barça-Bayern-Real, non può starci. Punto

CINQUE – ad Alex Sandro. Sandro è il miglior terzino sinistro in possesso, il miglior terzino sinistro per doti offensive e -per me- il miglior terzino sinistro anche difensivamente parlando. E’ uno dei nostri migliori giocatori in assoluto e forse uno dei più “europei” e sarà senz’altro arma da far valere contro il Barça. Ma, dopo la buona prestazione a Napoli, col Chievo il brasiliano è stato sterile e impreciso. E’ umano. Non l’avrei detto.

SEI – a Marchisio.  Una delle poche sufficienza piene dell’anno anche grazie al pressing nullo dei clivensi nella sua zona. Finalmente guizzante ed in controllo, Marchisio ha retto la doppia titolarità Napoli-Chievo, prima di accomodarsi in panchina col Barça. Claudio è diventato il 12° di lusso che contro le piccole (Cagliari, Palermo, Empoli, Chievo) sfodera la prestazione sicura e di qualità che rinfranca dopo mesi di Hernanes primo rimpiazzo. Pjanic-Khedira è roba, ma Marchisio può dire la sua in qualche fase nel doppio confronto di Champions e sarà prezioso anche nel rush Scudetto.

SETTE – a Lichtsteiner. Altro rincalzo di lusso. Uno di quelli dei 5 scudi (lui, Marchisio, Barzagli, per tacere di Bonucci e Chiellini) e ora sono pezzi di ricambio perfetti e iper-affidabili per far rifiatare i titolari. In gare interne così Licht sale con costanza e mette con la solita perizia tutti i cross sulle gambe dei difensori, ma ti accorgi della sua utilità quando va a rompere le scatole ad un Meggiorini qualsiasi e si fa trovare pronto per il comodo assist del 2-0 dopo lo show di Dybala.

OTTO – ad Allegri. In 3 anni iniziati con insulti e fischi, proseguiti con perplessità ed imprecazioni, con i puristi che storcono il naso, chi vorrebbe il belgioco di Sarri fuori da tutto ad Aprile come sempre, chi vorrebbe la garra dialettica di Conte…Intanto Allegri arriva alla 32° vittoria di fila in casa (il precedente, di 25 condiviso a metà proprio col macinatore di record Conte), che è esattamente la differenza tra chi può belgiocare perché non obbligato a vincere e chi invece fa bottino pieno da 550 giorni allo Stadium. Anche le critiche per non aver risparmiato Higuain e Dybala, sembrano dissolversi quando si pensa a quando più carichi, in forma, in palla e convinti siano i due dopo i 90 minuti col Chievo.

NOVE – ad Higuain. Si era inceppato, anche per i miracoli di Donnarumma ed altri. E’ stato un mese di forma opaca, difficoltà nell’andar via, scarsa brillantezza nello smarcarsi e concludere, ma sempre pesantissimo per l’economia del gioco d’attacco. Dopo una settimana di allenamenti pieni ne ha messi 4 tra Napoli e Chievo. Pronto all’esame di laurea europeo.

DIECI – a Dybala. Anche lui arriva alla Gara riprendendo la condizione sfavillante persa col fastidio muscolare. Polveri bagnate a Napoli e forma stratosferica col Chievo. Quando Dybala gioca così è un piccolo Messi da 12 kilometri a gara che rincorre le punte altrui, va a fare il Pjanic in mezzo, fa risalire la squadra con appoggi, cambi campo, ripartenze e falli subiti e sopratutto fa due cose letali: esce dai radar per andarsi a mettere lì dove fa più male, tra le linee e con la porta davanti; e semina panico e avversari entrando nel campo sia da destra (primo gol) che da sinistra (secondo gol). E’ la Juve di Dybala, sarà -anche- nel bene o nel male, la sua notte.