La cattiveria richiesta da Sarri, che è diversa dal cinismo

di Milena Trecarichi |

Cosa rimane dopo l’1-1 in casa del Lecce?
Quello che resta dopo ogni pareggino in questi anni di cannibalismo juventino in Italia: amaro in bocca, per le aspettative, per quell’interruzione, nel risultato, dal processo di crescita della nuova Juve.

E restano le tante occasioni cestinate dai nostri avanti -il pur positivo Dybala, Bernardeschi sempre più un caso, lo sfortunato Higuain-.
Il rammarico però cela una delusione diversa da altre -rare- prove abuliche del recente passato, perché la Juve per un’ora ha giocato un ottimo calcio, occasioni in serie, principi tattici “sarriani” sempre più visibili e -per la diversa qualità dell’avversario- anche passi avanti rispetto al Lokomotiv.
Cosa manca per vincere, o meglio ancora, per triturare l’avversario bravo ma modesto?

La precisione: su 25 tiri totali, soltanto 4 diretti verso la porta avversaria. Gabriel è stato più impegnato del portiere russo ma ha dovuto fare solo 4 parate, poco rispetto al volume prodotto.

Cattiveria che è diverso da “cinismo” che è la capacità di concretizzare uno scarso numero di chance– problema che ci tiriamo dietro da qualche gara. Tante occasioni, pochi gol e arriva poi l’errore/beffa in difesa. La cattiveria sembra inversamente proporzionale alla mole di gioco prodotta. Nella precedente gestione spesso si era concreti nelle poche occasioni, una cattiveria condensata, decisiva nelle partite sporche. Ora invece le gare non sono sporche, le occasioni sono tante e, lo stesso Sarri l’ha detto, sembra quasi che i giocatori pensino -stiamo dominando, se non segniamo ora lo facciamo dopo-.

“Si corre il rischio che la sicurezza e la fiducia mostrate dalla squadra nei propri mezzi, nel proprio gioco possa creare un effetto boomerang, tramutando la qualità e la mole di gioco espresse in qualche leziosismo di troppo e in un atteggiamento superficiale da parte dei calciatori.”

Intrecciato col discorso della concretizzazione c’è forse l’unico aspetto del gioco di Sarri che al momento ha prodotto zero frutti: i calci piazzati: corner e punizioni dirette e indirette. Sarri si porta dietro la giusta nomea di allenatore maniacale anche negli schemi da palla ferma, eppure la Juve finora non ha sfruttato tali situazioni, anzi all’inizio ha preso svariati gol da piazzato. A Lecce contro una squadra molto chiusa era la tipica situazione in cui sfruttare corner e punizioni (senza il monopolista Ronaldo) eppure i 14 calci d’angolo non hanno prodotto situazioni degne di note. 

Sarri ha anche detto “la crescita individuale inciderà sulla crescita del collettivo” e, al di là dell’ottimo primo tempo di Dybala (e un disordine preoccupante all’uscita di Pjanic), tocca soffermarsi su Higuain che non ha più il killers instinct di una volta ma ha dimostrato ancora un encomiabile forza di volontà: accasciato per terra, stordito, dolorante eppure in campo fino alla fine. Non da tutti.

La cattiveria va ritrovata in vista di Juventus-Genoa, coi grifoni in palla dopo il cambio del tecnico. In casa la Juve non ha mai fallito, vediamo se riuscirà davvero a “tritare” la sua prima gara in A, visto che delle 7 vittorie (su 9) l’unica vinta con più di un gol di scarto è stata contro la SPAL, penultima in classifica.