Casa Juventibus, la cura che ci piace

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Luca Ranieri

Ci sono attimi in cui ti fermi a pensare che a volte non diamo il giusto peso ed i giusti meriti verso chi fa per noi qualcosa di buono, senza veramente chiedere nulla in cambio. In un periodo dove di esempi positivi ne abbiamo avuti davvero tanti (soprattutto in camice bianco o verde), ma che “fortunatamente” non ci ha fatto mancare neanche quelli (e soliti) negativi, vedi i Pecoraro & co, mi sembra doveroso ringraziare Massimo: ci ha accompagnato in questa pandemia, mantenendo il contagio di Juve sempre alto, com’è giusto che sia. Orfani del calcio giocato e con sole chiacchere vuote (e secolari polemiche), credo che saremmo arrivati a questo 31 maggio in condizioni ben peggiori, invece l’appuntamento fisso di Casa Juventibus è stata una cura, una bella scoperta, che spero anticipi quella che tutti attendiamo. Massimo lo conosciamo tutti ed abbiamo imparato ad apprezzare i suoi toni e la sagacia negli anni di tv locali, tv nazionali, Juventibus e social.

 

Grazie a lui, e ad un team imbattibile come Monica ed Edoardo, abbiamo conosciuto per la prima volta, per davvero, personaggi davvero unici con i quali magari abbiamo condiviso la nostra infanzia (o altre fasi della nostra vita), ma con le quali non abbiamo mai avuto modo di “chiacchierare” come se fossimo amici da sempre. L’elenco è lunghissimo, e ricordare solo alcuni sarebbe forse un torto ma come non ricordare che ci sono stati ospiti del calibro del grande Marcello Lippi, Camoranesi, Marchisio, Pepe, De Agostini, ma sono davvero tanti perché dimentico Veronesi, Gentile, Cabrini, Carrera…Sono costretto a fermarmi e concludere questa lista (scusandomi con coloro i quali non ho citato), indicando il mio Dream Team: Mark Iuliano, Paolo Montero ed il direttore Moggi: hanno dimostrato e confermato quanto di buono (e di vero) ci fosse e c’è sotto quella maglia bianconera, che noi tutti immaginiamo ancora sulla loro pelle. Ed aggiungo una menzione speciale ad un’altra grande scoperta: Michelangelo Rampulla, che ancora una volta ha dimostrato che non c’è “secondo” nella juve, solo grandi numeri uno (mai banale Michelangelo: attendiamo il libro con Massimo). Ma sarebbe stato troppo facile invitare solo la nostra gente e vi siete superati ospitando tifosi e professionisti di qualsiasi fede calcistica: Auriemma, Cruciani, Diaconale, Repice e così via. Spererei in un domani calcisticamente migliore, se non fossimo in Italia, ma di certo il seme gettato è un seme buono e magari qualche giovane juventino del domani crescerà con qualche insulto in meno ed una battuta in più (che magari sarebbe stata apprezzata anche dall’Avvocato). E come non ricordare l’attesa e la gioia dei momenti vissuti assieme nel 5 maggio di Casa Juventibus, ma soprattutto il giusto e doveroso ricordo della tragedia dell’Heysel: tanti storie parallele e personali, le retoriche strumentalizzazioni degli avversari ma soprattutto una ferita che farà sempre parte di noi e che nessuno dimenticherà mai.

Pertanto direbbe la Somma Monica, in #ZampiniWeTrust e, nonostante la reticenza di Massimo, non c’è hashtag più centrato: questo pensiero racchiude le mille battaglie mediatiche che lui ha condotto per noi, soprattutto quando temevamo che l’oculata scelta del silenzio societario (volto a non buttarsi nelle arene dello sproloquio calcistico tradotto ad insulto) ci lasciasse scoperti agli attacchi dei nemici. E l’ha sempre fatto con lo stile Juve che molti non avranno mai (neanche acquistando i tuoi AD, allenatori, giocatori e preparatori atletici).

Pertanto grazie Massimo e scusa se ogni tanto, anche io, ho dimenticato il like alla diretta: giuro, son tornato per mettere il like e per vedere se Mark stava ancora sghignazzando dopo l’ennesima provocazione verso il Direttore.