Caro Signor Delneri

di Simone Navarra |

Caro signor Delneri, non stia lì a preoccuparsi. Torino, lo Juventus Stadium, è tornato ad essere lo spauracchio che era fino a poco tempo fa. Non si offenda. Questi tre goal non sono contro di lei oppure alla faccia del suo Verona. Il risultato finale è una conferma di quello che si sapeva e un modo per dire al campionato che la Juventus c’è ed ha voglia di confermarsi. Insomma caro mister Delneri lei non c’entra nulla. Certi sorrisi a fine partita, le pacche sulle spalle, gli sguardi. Tutto indica, a partire dalle sue dichiarazioni prima della gara, che i rapporti possono interrompersi ma non per questo debbono finire. La vedremmo bene a guidare i ragazzini di Vinovo, con il cappellino da allenamento e le regole semplici del suo calcio che mette a posto, come un buon artigiano che non vende ma aggiusta.

La ricordo, signor Delneri, in una Juve di qualche tempo fa. Prima dell’avvento di Antonio Conte e delle sue manie. Prima del mercato sicuro degli italiani e di quello fantastico di Vidal e Tevez, e ben lontano da Mandzukic e Dybala. Tornano in mente le sue regole per il pranzo “tutti insieme”. Per tenere Del Piero nell’11 titolare e trovare un senso a Felipe Melo e Aquilani. Ha spiegato più volte che fino a Natale la sua squadra, con Quagliarella e Iaquinta, stava lì dove si può osare e che comunque era da primi tre posti. Ecco è proprio questo passaggio pulito e onesto che la colloca nella famiglia di Benitez e non in quella di Allegri e Klopp, per dirne due che non si accontentano. Perché uno che siede sulla panchina della Juventus deve sempre avere l’ambizione di vincere. Anche con i limiti di bilancio e i pregiudizi nella critica.

Lei gentile signor Delneri dovrebbe essere invitato a raccontare come mai certe annate vanno in malora. Con tutto l’entusiasmo e l’amore, l’orgoglio e l’impegno. Semplicemente perché nel calcio a volte le cose vanno così. Prendi un mucchio di goal dalla Juve di Ferrara e poi con la tua Sampdoria ti qualifichi in Champions. Costruisci il Chievo dei miracoli, ti chiama il Porto per sostituire Mourinho ma ti cacciano via dopo nemmeno due mesi. Vai alla Roma cerchi di spiegare che bisogna allenarsi con serietà e ti prendono in giro per l’eloquio spezzato e nordista. Ricominci da capo e arrivi nella squadra più titolata d’Italia ma nel suo periodo più nero e balbuziente. Lei signor Delneri è stato su questa altalena, alto e basso, il meglio e poi retrocesso. E forse per questo le vogliamo bene.