Caro Mou, hai sbagliato: l’Italia del calcio è sempre la stessa

di Sandro Scarpa |

Dopo il derby Lazio-Roma (3-2) la prima domanda rivolta a José Mourinho è stata sulla prova dei suoi.

Il portoghese ha risposto: “Mi domandi della partita e non dell’arbitro? E’ cambiato tanto in Italia, bene!” (ride). Sono tornato nel calcio italiano dopo 10 anni, vedo che è migliorato molto, ma arbitro e Var non sono stati all’altezza”.

Sbagliavi, caro Mou! L’Italia del calcio è sempre la stessa: di arbitri NON si parla mai, quando non c’è la Juve di mezzo.

Prima e dopo Juve-Roma, il portoghese è stato impeccabile nelle decine di domande su Orsato ma avrà capito che nulla è cambiato nel calcio italiano: nessuno ha chiesto a Mou della prova della Roma, di mosse tattiche o gesti tecnici, solo e soltanto L’ARBITRO!

Anzi, nel post-gara in cui ogni studio TV (e ogni media sportivo) ha dedicato il 95% dell’analisi all’episodio del rigore, l’analisi NON è stata “la decisione ha inciso sulla gara? Il mani di Mkhitaryan annulla il vantaggio?”, il dibattito è stato solo “Orsato ha sbagliato intenzionalmente proJuve?” (assegnandogli in modo repentino un rigore contro).

Mou, uomo di campo come pochi, personaggio che comprende e manipola come pochi i media forse ha conosciuto l’Italia quando la Juve era in disarmo e quindi “rubbava” sì, ma non era il centro dell’attenzione mediatica italiana.

L’ottimo José avrà tempo di capire cos’è il racconto del calcio italiano negli ultimi decenni (esclusa la sua parentesi vincente in Italia): non importano gara, gioco o regolamento quando c’è di mezzo la Juve, importa solo L’ARBITRO! Al contrario, non importa nulla di arbitri che non danno un rigore nel derby di Roma o un rosso ad Handanovic o Dumfries. Gli arbitri al di fuori del contesto Juve non sono un argomento.

In 8 giornate abbiamo assistito a scempi arbitrali non degni però di una sola prima pagina, di una sola manciata di minuti in TV: poi arriva Orsato (miglior arbitro italiano, distrutto da 3 anni e bandito dalle gare Inter per un doppio giallo) che fischia in modo immediato e sicuro un rigore CONTRO la Juve, in un frangente in cui Abraham era appena caduto, Mkhitaryan era a terra e in area c’erano 3 juventini pronti a respingere.

Orsato ha sbagliato? Certo, per troppa sicurezza. Poteva attendere lo sviluppo dell’azione? Certo, era sua facoltà (il “vantaggio” non è un obbligo, è a discrezione dell’arbitro, cosa che nessuno -tranne un pacato Sconcerti- ha detto). La decisione affrettata di Orsato ha danneggiato la Roma? Forse no, perché vivisezionando (come logica) l’azione al VAR quel mani di Mkhitaryan sarebbe sembrato troppo volontario per non essere considerato.

Allora? Di cosa parliamo? Ore di polemiche, prime pagine, editoriali. La solita gazzarra di “giornalisti”. Troppo faziosi per essere credibili ed autorevoli, troppo tifosi per essere oggettivi.

Una volta la Juve “rubbava” con rigori inesistenti, con rigori generosi, con rigori troppo rigidi, ora con i rigori CONTRO!

In Premier gli opinionisti sono ex-giocatori. Un conduttore modera e gli uomini di campo commentano. Un giocatore o un tecnico sono portati ad analizzare il gioco, il campo, gli errori. Un uomo di campo può essere duro con un “collega” (vedi Adani con Allegri, Di Canio con Lukaku), può esprimere un giudizio secco su una decisione arbitrale, ma non parla MAI per ore di arbitri, non discute mai per ore di “intenzioni arbitrali”, non fomenta il pubblico, non manipola l’opinione con il martellamento continuo ed il riallacciarsi a singoli episodi nel tempo costruendo un inesistente “disegno”.

Il calcio italiano è diverso: più ex-arbitri che ex-calciatori, più giornalisti tifosi che conoscitori di calcio, più conduttori che spingono sulle polemiche che sul gioco, più direttori ed editori che sanno bene che la polemica anti-Juve parla alla pancia e al fegato e vende di più che parlare alla testa o al cuore.

Caro José, grazie per la lucidità e pacatezza espressa nel post-gara, ma hai sbagliato: il calcio italiano è molto, ma molto peggiorato! Nove anni di dominio Juventus sono stati raccontati da molti solo in questo modo: da Muntari a scansopoli, dai calendari acchittati alle plusvalenze, dai palazzi ai pecorari, da Orsato a Orsato.