Carlitos Tevez, il nostalgico Apache

di Juventibus |

Eupalla si è proprio data da fare il 5 febbraio, una sorta di giornata mondiale del calcio. Si, perchè se nello stesso giorno Ronaldo, Neymar e Carlitos Tevez compiono gli anni, significa che qualcuno ha scelto quella data per renderla speciale, per renderla immortale. E se il portoghese rappresenta il presente e il brasiliano solo un eventuale sogno del futuro, l’argentino rappresenta un fulgido passato, breve, ma intenso. Un idillio spezzato solo da quella saudade maledetta, coltivata in terra d’Albione e mai sopita a Torino.

Tevez sembrava destinato a diventare l’arma letale di entrambe le squadre di Milano, con Moratti e Galliani che spesso hanno tentato di portarlo all’ombra della Madonnina, senza mai riuscirci. Anzi, il primo vero incrocio con la Juventus si ebbe nel gennaio del 2012, seppur indiretto, con Berlusconi che, inopinatamente per il Milan, blocco lo swap tra lui e Pato, destinato a Parigi, cambiando le sorti di quella stagione e chissà, magari proprio degli ultimi 8 anni.

Carlitos arriva a Torino, dalla grigia Manchester, come giocatore da recuperare; è Conte l’uomo a ridargli linfa vitale, mentre Allegri è quello in grado di sfruttare maggiormente le sue doti realizzative. Due anni intensi, bellissimi, con due rimpianti: quella finale di Europa League casalinga, mai raggiunta, e quella finale, raggiunta invece, ma persa contro il Barcellona più forte degli ultimi 15 anni.

Di lì in poi la voglia di casa, la parentesi cinese, il nuovo ritorno a Baires e quella sincera, ma un po’ amara, ammissione, proprio in riferimento alla finale di Berlino: “il Boca è la mia vita, quando ero al mio miglior livello e mi stavo preparando per la finale contro il Barça, pensavo solo a tornare alla Bombonera“.

Poco male in fondo, il ricordo di Tevez resterà comunque indelebile, come quello dei suoi 50 gol fatti, alcuni oltre la magnificenza, del suo impegno, della sua classe, della sua personalità. Perchè in fondo, se sei il primo a ereditare la numero 10 di Alex Del Piero, senza la minima esitazione, vuol dire che di personalità ne hai da vendere a pacchi.

Tanti auguri Apache!


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