Cari nerazzurri, noi siamo la Juve

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Giuseppe Dedonato

Il comunicato dei nostri si apre, ringraziando il cielo, con una presa di coscienza. Loro non sono la Juve (nonostante i dirigenti nerazzurri abbiano spesso cercato di pescare a piene mani dal mondo bianconero per cercare di vincere, spesso senza grandi risultati).

Annunciato arrivo del nuovo allenatore, puntualizziamo in maniera ferma e decisa che la Curva Nord non può certo dimenticare il suo passato bianconero e giudiziario.

Anche i tifosi della Juventus non potranno mai dimenticare le decine di titoli vinti in campo e in panchina dal nuovo allenatore dell’Inter. Sul passato “giudiziario”(si potrebbe discutere molto poi di come fosse stata gestita dalle autorità sportive la vicenda “scommessopoli”), si potrebbe dire, parafrasando Bud Spencer e Terence Hill: “Dio perdona, gli ultras no”.

Da garantisti quali siamo e saremo sempre, accettiamo il fatto che da certi “sospetti giudiziari” il nuovo mister si sia svincolato espiando le sentenze che l’hanno riguardato, sebbene rimanga indelebile la “colpa” per la lunghissima militanza in una società da cui ci riteniamo lontani anni luce per stile e valori.

Inutile nascondere che la scelta di una persona col passato di Stellini nello staff tecnico ci preoccupa moltissimo ma, sebbene consci dell’apporto tecnico che le innegabili qualità professionali di Conte possano fornire al percorso futuro dell’Inter, la nostra preoccupazione riguarda soprattutto l’aspetto morale che vorremmo fosse dimostrato in futuro.

La “colpa” di essere stato 17 anni a Torino è incancellabile, lo sanno tutti. Se ne dimenticheranno al primo filotto di 5 vittorie di fila in campionato.

Stellini non ha espiato le sentenze che l’hanno riguardato?

NOI NON SIAMO LA JUVE. PER NOI VINCERE NON È L’UNICA COSA CHE CONTA!!!

È inutile provare a spiegar loro ogni volta il significato della frase di Boniperti (v. articolo di Massimo Zampini https://www.juventibus.com/vincere-conta-non-conta/ )

Essere interista significa vincere nel rispetto dell’avversario, accettare la sconfitta, le sentenze e non cercare alibi.

Questo è il passaggio più esilarante di tutto il comunicato. “Accettare la sconfitta”, “non cercare alibi”. Detto da quelli delle “panolade” contro gli arbitri, dei fallacci all’ultimo minuto a partita persa (sul povero Giovinco), dei recenti deliri di Materazzi sullo scudetto perso il 5 maggio 2002 (“Noi sbagliammo partita, ma tutto era stato apparecchiato perché potesse succedere”), etc…

Il nostro messaggio e augurio è pertanto quello che mister Conte e con lui anche Marotta, si affidino a Lele Oriali e a Zanetti ed assimilino presto lo spirito di fratellanza che sta al centro dell’essere Inter e che non deve aver nulla a che vedere coi risultati sportivi.

Lele Oriali! Quello condannato in sede penale per il passaporto falso di Recoba! Lui sì un cavaliere senza macchia, grazie al passato nerazzurro. La stessa fratellanza della maglia rilanciata indietro al povero Winter?

Si può vincere e si può perdere ma la dignità non deve mai venire meno; gli isterismi e le frustrazioni bianconere le seppellisca a torino. Noi siamo l’Inter e camminiamo sempre a testa alta.

È proprio vero, l’ambiente nerazzurro non si è mai, dico mai, lasciato andare a “isterismi e frustrazioni”. Detto da quelli del motorino lanciato dal secondo anello, dei petardi contro Dida quando stava maturando un’altra eliminazione in Champions, è il massimo. Gli stessi degli innumerevoli, periodici, striscioni contro la squadra: “tirate fuori le palle”, “andate a lavorare”, etc…

Noi non abbiamo e non vogliamo avere scheletri nell’armadio, non vantiamo titoli che ci son stati tolti per i nostri comportamenti illeciti; noi rispettiamo le sentenze e non facciamo uso della “memoria” per raccogliere consensi con ipocrisia.

In compenso vantano titoli che non hanno conquistato sul campo (nonostante mancassero totalmente, si è scoperto solo dopo, i “requisiti morali”). Non fanno uso della memoria, però sono sempre lì a ricordare, dopo più di 20 anni, lo contro tra Iuliano e Ronaldo.

Noi siam quelli che hanno avuto la signorilità di applaudire l’ingresso in campo del Milan dopo la conquista del mondiale, noi siam quelli che non hanno abbandonato i propri giocatori vittime di gravi malattie anche dopo che hanno lasciato la società, noi siamo quelli che ricordano i propri eroi ispirandosi ai loro valori non ai loro successi.

Da Campioni d’Italia in carica, quando il Milan vinse il Mondiale per Club, l’ambiente era tranquillo. Se i rossoneri avessero vinto il titolo anche 4 anni prima, l’accoglienza (v. caso Dida) sarebbe stata diversa.

Se dovessero ricordare i giocatori del passato per i loro successi in nerazzurro, ne rimarrebbero pochi, visto che hanno concluso la stagione vincendo almeno un titolo in 25 occasioni dal 1930 a oggi (la Juventus è a 45, cioè metà delle annate concluse vincendo qualcosa).

Essere interista significa rispettarne la storia, la tradizione sportiva, la sua gente e soprattutto la città che rappresenta sempre con Onore.

Buon lavoro mister Conte con l’augurio di dimostrarci presto di esser all’altezza dell’Inter perché…

NOI NON SIAMO LA JUVE

Grazie al cielo!


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