Cari gobbi, vi scrive un Indiano d’America

di Riceviamo e Pubblichiamo |

scontento

Carissimi gobbi, davvero o per finta, buongiorno.

Chi scrive è un indiano d’America, cioè un gobbo di Torino, ormai pesantemente annoiato dal continuare a notare opposte fazioni interne alla tifoseria.

Rimini e Paro non sono poi così lontani e nemmeno Raffaele Palladino. Sarebbe necessario ripensarci per rimettere la chiesa al centro del villaggio. L’abbonamento in serie B, i settimi posti, “l’operazione simpatia”… Che momenti! Certo, comprare un biglietto allo stadio era una roba semplice, perché quelli che oggi si lamentano riempivano i loro weekend con Valentino Rossi o la Formula1.

È bastata una debacle in Supercoppa per vedere orde di “occasionali” presentarsi, eleganti e pettinati, a ricordarci che la morte arriverà prima o dopo per tutti. Evidentemente la pancia piena favorisce lo sviluppo di sindromi strane, caratteristiche molto comuni all’altra tifoseria della mia città, quella con cui io, Indiano d’America, ho più spesso a che fare ed alla quale non vorrei somigliassimo, come attitudine.

Siamo primi, qualificati agli Ottavi di Champions e quindi i risultati, ad oggi, ci sono. Per il “bel gioco”, frase soggettiva e opinabile, non mi pare che l’attuale condottiero si sia mai sbilanciato. È arrivato totalmente inviso alla piazza (ed ero scettico anch’io), ma vi sfido a cercare una sola dichiarazione fuori posto o qualche strano proclama.

Significa che le messe di trigesimo erano già state programmate da tempo, capisco, l’hashtag #mainagioia in terra sabauda la fa da padrone da sempre.

Fatela finita, tifate la Juve, alzate le terga dai divani e staccate le dita dalle tastiere. Siamo i tifosi più invidiati d’Italia, ma stiamo diventando anche i più ridicoli.

Buon anno.

di Guido Sobrà