Cara Juve, tu non sai più chi sei

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Renato Zerbone 

Purtroppo non ci sono altre spiegazioni. C’è chi parla di confusione, ma può succedere una volta. C’è chi con più fantasia lo ha chiamato blackout. Ma anche in questo caso, dovrebbero essere casi isolati, legati a momenti particolari, situazioni eccezionali, assenze croniche di uomini chiave. Invece, sembra essere la norma. Ogni volta che la squadra va in vantaggio, anche di due gol, si smarrisce. Stacca la spina. Lascia giocare gli avversari, come sapesse che tanto, prima o poi, si vince. Peccato che in ben tre gare, ci si sia fermati al primo step. Un rigore (dubbio o no, poco importa) ha riaperto una partita già chiusa, due rigori a favore hanno evitato una sconfitta sacrosanta. Infine, stavolta senza episodi significativi, dopo il doppio vantaggio, il Sassuolo è stato libero di giocare, attaccare, segnare e ribaltare il risultato. Che poi Alex Sandro abbia segnato il gol del pareggio, rimane un dettaglio. Questa è una vera crisi di identità, bella e buona. Un tempo, neanche troppo lontano, quando la Juve segnava il secondo gol, la partita era in ghiaccio. Chiusa, finita.
Gli avversari speravano soltanto di non finire travolti. A volte questo accadeva, a volte no. Alla Juve non è mai piaciuto infierire sui più deboli; il vecchio Trap diceva sempre “è meglio vincere tre volte 1-0, che una volta 3-0”. Gli si può dare torto? Lo scorso anno Allegri veniva criticato per il non-gioco. L’allenatore livornese, col sorriso sulle labbra, rispondeva che ciò che conta è quello che rimane scritto nell’Albo d’Oro (11 trofei…). E divennero famose le vittorie di corto muso. Oggi è tutto diverso.
Non voglio processare Maurizio Sarri, né dare voti o giudizi sui giocatori. Non ne sono all’altezza e non è compito mio. Sto solo cercando di capire cosa sia accaduto, e stia ancora purtroppo capitando, alla mia squadra del cuore. Ogni partita sembra essere una trappola, ogni avversario in forma smagliante, sia fisica, sia tattica, pronto a dare fastidio e fare male. Sfide difficilissime, momenti terribili, si gioca ogni tre giorni…Attenzione, prego: tutti giocano ogni tre giorni, anche i nostri avversari. Come mai questa diventa un’attenuante solo per noi? Forse potrebbe essere imputabile alla preparazione, magari centrata sulla Champions, ossia per essere al top nel mese di agosto. Eppure, alla ripresa dopo la sosta forzata, la Lazio era indietro solo di un punto. Era stato previsto il rallentamento pesante dei biancocelesti? Era immaginabile che l’Inter avrebbe perso diversi punti per strada? Oppure lo scudetto non era una priorità, avendone già vinti otto di fila, il nono non solleticava l’ambiente più di tanto? Davvero la Coppa Italia e la SuperCoppa Italiana erano trofei insignificanti? Io non credo proprio. Ma non posso certo rispondere a queste domande, casomai posso soltanto rimanere perplesso.

Di sicuro qualche errore è stato commesso, questa squadra ha smarrito la retta via e ha dimenticato a casa la bussola. Da tifoso sono assai preoccupato. Questo avrebbe dovuto essere l’anno buono, quello del famoso “all-in”, ossia la conquista di tutto ciò che c’era da vincere. Invece, due trofei sono già perduti, il terzo, quasi blindato, sta vacillando. Perdere anche questo sarebbe spaventoso: impossibile immaginare lo scenario che scaturirebbe da un simile fallimento. Non voglio nemmeno pensarci, non vorrei rischiare un colpo al cuore. Anche se, ormai, sanguina. Inutile dire che auspico un riscatto immediato contro la Lazio, uno scatto bruciante per portare a casa in tre giornate i 9 punti necessari per rendere certo il titolo. Altrettanto inutile nascondere un certo timore altrettanto forte di perdere tutto. Nonostante abbia scritto il contrario, ripensando alle ultime tre partite, un po’ di dubbio ti viene. Noi tifosi siamo scaramantici, quando qualcuno si dice certo di una vittoria, tutti nascondono in tasca una paio di corna o toccano ferro.

Per non parlare del 7 agosto, quando incontreremo il Lione. Meglio sorvolare. Mettersi a pontificare su quella partita, significherebbe perdere concentrazione sul presente. E questo è esattamente il contrario di quello che deve fare la Juve adesso. Se davvero vuole fregiarsi del nono scudetto consecutivo, se vuole dare una dimostrazione di forza, far capire agli avversari che il momento terribile è finito, lunedì prossimo può farlo. Giocando semplicemente a calcio come sa. Senza paura, senza amnesie, senza confusione. Non dovrebbe essere poi così difficile.

Ciò che è accaduto contro Milan, Atalanta e Sassuolo è passato. Finito. Dimenticato. Il futuro deve essere come è stato l’inizio dopo la sosta. Una vittoria dopo l’altra, con autorità e sicurezza. Noi aspettiamo fiduciosi il ritorno della Juventus. Quella vista finora, non sappiamo cosa fosse. Una cosa però è certa: non vogliamo vederla mai più.

JUVENTIBUS LIVE