Capolinea Juve: il fragore del tracollo annunciato

di Mauro Bortone |

Il ciclo Juventus doveva finire prima o poi e la storia insegna che quando gli imperi crollano non lo fanno in maniera lenta e dolce ma con una caduta fragorosa.

Eppure c’era qualcosa di annunciato dentro l’onda che è arrivata e che ha sancito la resa, perché da tre anni, al di là dei risultati comunque ottenuti, questa squadra sembrava andare incontro ad un’involuzione tattica, di qualità e di personalità.

Gli allegriani diranno che “questa squadra aveva bisogno di cambiare 5-6 giocatori due anni fa”. I sarriani che “questo gruppo è inallenabile”. I contiani che “serve fame” e probabilmente molti calciatori oggi danno l’idea di non averne più.

Le letture sono tante, tra quelle possibili, e nessuno forse ha la risposta: la verità è quella del campo, di una squadra che sembrava poter competere per lo scudetto ma non solo non è mai stata dentro la lotta, ma addirittura è a un passo dalla certezza di non partecipare all’Europa che conta. Champions League, peraltro, che ha riservato l’ennesima delusione di un triennio in caduta libera.

C’è una certezza: Pirlo che pure aveva iniziato la stagione con delle idee e buona volontà si è smarrito dietro alla chimera di un gioco cervellotico, togliendo certezze a una squadra già smarrita, con scelte spesso sorprendenti e contraddittorie rispetto al percorso. Sul tavolo degli imputati c’è il tecnico, che peraltro vive questo finale di stagione con la spada di Damocle di sapere di avere finito il suo tempo sulla panchina (e anche questo comunicativamente parlando è stato un autogol della Juve).

La colpa non è solo sua, però: dal post Allegri, i ritardi evidenziati su scelte strategiche, i mercati incompleti e costruiti su logiche finanziarie e affettive più che su quelle tecniche, il caso Suarez fino al caos Superlega hanno dimostrato una confusione a più livelli. Gli imperi crollano di colpo, è vero, ma è stato un errore di presunzione non coglierne i segnali per rendere la disfatta meno rumorosa e porre i presupposti di un nuovo inizio, che ora, per forza di cose, dovrà esserci.