Cantami, o Diva, del culo di Allegri

di Annalisa Scassandra |

allegri centrocampo

Prosegue il racconto epico-ironico delle gare bianconere, è la volta dell’invasione in Britannia!

 

Nel dì sacro a Mercurio, quello in cui i popoli ciuccio-azzurri e prescritti riposano le loro terga sui divani, la nostra schiera atri-alba a ingaggiar si accingeva in Britannia contro l’esercito albionico lo scontro pedatorio del ritorno, onde proseguir cammino che dritto menava alla sacra coppa meretrice orecchiuta.

Potente levossi il grido “THE CHAMPIOOOOONS” in tutto lo stadio Uemblico, con Maximo Acciuga, stratega callipigio di eserciti, che disposto in campo avea del nostro esercito striscio solo il fior, mancando il prode Marione Diomede, Pugno d’acciaio, che infortunio subdolo dalla pugna allontanato avea.

Ma PierDioniso, dio rossonero dell’ubriachezza e dei baccanali, nel cuore di Acciuga pose un curioso consiglio: “poni Barzaglione, simile a Roccia come terzino a duellare contro l’asiatico Son, piè veloce!”

E così l’albionica schiera con vigore attaccava e molto soffrivano i bianconeri, sui quali parea che dolce sonno si fosse riversato sulle membra robuste. Tutti fermi e attoniti i nostri, tranne Costa brasilero, potente nella corsa, che nell’area dei britanni cadeva fallosamente falciato, sol che il giudice, scarsicrinito e di madre ignota, alla Vecchia Signora il calcio dal dischetto negò.

Orrendamente risuonarono nell’arena Uemblica i “Puttana maiala!” di Acciughina e tra i pali molto imprecava Nestore Buffon, dalle cui labbra uscivano bestemmie più dolci del miele, e distinto s’udì “Porca Troia!”, che,
com’è noto, riferivasi alla rocca di Ilio.

Fu allor che la schiera strisciata, ancor irata per lo rigor negato, si vide trafitta dal beffardo calcio di Son, veloce nel pie’, che nera angoscia gettò nel cuore del mondo bianconero che anzitempo a salutar la Champions s’apprestava,
buoni propositi stilando per l’anno a venire, e già pensando ai lazzi e ai frizzi del popolo italico anti-strisciato.

Nel mentre, Atena ciuccioazzurro magno cum gaudio guatava l’aspra tragedia dello stato bianconero, nel cuore godendo, e presa la parola parlò e disse: “Zeus, padre dei prescritti nerazzurri, grande gioia ho nel cuore a vedere sconfitta l’armata atrialba che infiniti mal di fegato ci adduce da tempo, ma so che non basta: mille frecce
hanno al loro arco, è d’uopo dunque un potente rimedio! Vieni a me Carolo Alvinus!”.

Ed ecco che dal traffico di Fuorigrotta spuntò la ciucciuettola sacra ad Atena ciuccioazzurro che iniziò a diffonder il suo grido “COMM FFA O’ GUFO? GUH! GUH!”, che propiziar dovea della Juve la sconfitta.

Fu allor che Maximo, pastore di Vinovo, in campo l’Africano e lo Svizzero mandò, sconvolgendo dei tifosi la mente. Ma erravan i tapini, ché l’Acciughina, nuovo vigore e nuovo assetto di gioco infuse nelle membra della schiera atrialba con cotale mossa, deciso a vincer la tenzone in tre minuti contra i nove dell’andata.

E tosto Gonzalo Telamonio, potente nell’appetito, zampata vincente assestò, siglando il pareggio. Esplosero in un urlo i compagni, i tifosi e tutta la curva, ma non volle esser da meno al valente Pipita il giovane Paolino, agile nello
scatto, voglioso d’acquistar in terra britannica gloria immortale, su assist di Gonzalo, della vittoria il gol nella rete insaccò.

Assedio instancabile tentaron gli angli agli ordini di MoltoPoco, capo del popolo dei bevitori di tè, ma invano, ché i
vecchi senatori, tra cui Chiello dai piedi quadrati, guerriero vigore opposero contro tiri di Cuor di Kane e di Son, complice Tyche, e mentre lutulenti scorrevano i minuti, infine sul proscenio Uemblico poderoso discese il Culo di Allegri, a mandar la sfera di Cuor di Kane a cozzare sul salvifico legno!

Fu a quel punto che, Repice, l’aedo magnifico, cantò in siffatto modo:

“Incredibil squadra è la Juventus, gentili ascoltatori.
La qual non molla e ivi ci crede anche quando la sorte è vieppiù crudele,
quando gli dei e il Fato sono avversi e poco vigore pongon nel cuore ai giocatori,
quando ostili son il campo e il tifo, quando sei sottomesso nel Uemblico stadio,
e la sfera non tocchi per più di metà partita.
Se nomar non si vuol codesta grande squadra,
i’mi chiedo chi lo fu e chi il potrà essere,
poiché come fiera assetata di sangue essa azzanna la preda e più scampo non le concede!”

Così diceva Repice divino e al fine giunse triplice fischio a sedare i cuori agitati che tutti battevano d’amor rinnovato per la schiera strisciata e la vittoria alata dedicando a Davide Astori, guerriero viola, guerriero di tutti.

AL PROSSIMO CANTO!

 

Qui i precedenti canti della Juvendiade:

Lo Scontro d’Andata contro i perfidi Albionici

Torino bianconera est!