Can terzo centrale (e non solo) cambia la Juve

di Jacopo Azzolini |

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Nella gara di andata, non aveva sorpreso tanto la sconfitta: in casa dell’Atlético sono cadute squadre fortissime. Il problema è che, contrariarmente al suo storico, Allegri non aveva fatto modifiche ad hoc, proponendo esattamente la squadra che male aveva fatto nei mesi precedenti. La Juve era così andata incontro, nei modi, alla peggiore sconfitta europea da quando il tecnico livornese siede sulla panchina bianconera.

Leggendo la formazione della gara di ritorno, si poteva pensare che Allegri “intendesse morire” con le sue idee: nulla di più sbagliato. Anziché la solita sbobba con Can e Matuidi molto staccati dal vertice basso, la Juve nella prima impostazione si è schierata con un rombo arretrato ideale per contrastare una pressione dell’Atlético che, per quanto eccezionale, non è mai stata alta. Emre Can ha infatti fatto il terzo centrale di destra, con Chiellini a sinistra e Pjanic più alto. Un po’ l’esatto contrario dei mesi precedenti, in cui Allegri aveva utilizzato l’ex Liverpool come interno soprattutto offensivo.

Questa mossa ha sortito un duplice (e cruciale) effetto: prima di tutto, la Juve ha disposto di più soluzioni di passaggio e “registi” in avvio di azione. Scegliendo di abbassare Can accanto ai centrali ha ulteriormente portato l’Atletico a rinunciare a una pressione alta già normalmente portata di rado, inoltre si è così sempre potuto trovare l’uomo libero senza pressione addosso. Sia il bosniaco che il tedesco sono bravi a giocare sul lungo, quindi hanno potuto con tempestività cambiare campo e servire Cancelo o Spinazzola in corsa. Inoltre, ha consentito di proteggersi alla grande da quelle transizioni colchonere che all’andata avevano seminato il panico. Can ha dimostrato quelle straordinarie capacità difensive ammirate a Liverpool, mentre Chiellini ha accorciato con grande cattiveria e tempestività. La Juventus ha così offerto una riaggressione efficiente come mai in stagione, che ha permesso di schiacciare l’Atlético e recuperare palla in avanti. Più ancora che Thomas Partey, i colchoneros hanno patito molto l’assenza di Diego Costa, con Morata che spalle alla porta ha manifestato parecchi limiti e sofferto l’aggressività dei marcatori rivali, non aiutando quindi la propria squadra a risalire anche per merito di una strepitosa Juventus nelle transizioni negative, dove i tre difensori centrali erano sempre in superiorità numerica.

L’aspetto forse sorprendente è stata l’estrema efficacia del “crossing game” nonostante si giocasse contro una squadra maestra nel gioco aereo. Certo, il movimento nei mezzi spazi è stato molto più costante rispetto all’andata, e ha così consentito di creare indecisioni tra le linee dell’Atlético. Tuttavia, la Juventus ha mantenuto una struttura molto verticale, pungendo soprattutto su cross (ben 38). Nonostante enormi difficoltà palla al piede, i colchoneros tutto sommato stavano tenendo botta, senza concedere nette occasioni da rete contro un avversario che pure stava dominando. Non è mai scontato fare due gol di testa all’Atlético (anzi, è quasi un record), quindi vanno evidenziati i meriti enormi di CR7, il quale grazie a gesti atletici eccezionali ha realizzato due gol che pochi altri avrebbero segnato contro avversari di questo tipo.

Anche se Allegri in conferenza predicava calma (“Se al 70′ siamo sullo 0-0, possiamo ancora passare il turno”), a fare la differenza è stato il ritrovarsi sul 2-0 dopo appena 50′: l’Atléti è maestro negli ultimi minuti a difendere le situazioni di svantaggio, di contro quando attacca si allunga ed è facilmente attaccabile in ripartenza. Cosa di cui la Vecchia Signora ha approfittato nel finale.

Insomma, quando messa con le spalle al muro, la Juventus di Allegri continua a sfornare prestazioni eccezionali che ribaltano i pronostici. Pur mantenendo alcuni princìpi di gioco a sé cari (è stata comunque una Juve diretta e verticale), Allegri ha fatto diverse modifiche che hanno consentito ai giocatori di esprimersi meglio, e forse non è un caso che la squadra si sia mostrata molto più vincente nei contrasti, proprio perché più sicura per come era disposta sul terreno di gioco. Dopo l’impresa di Torino, oggi non si può non considerare la Juventus come una delle massime favorite nella strada che (ri)porta al Wanda.