E’ suonata la campanella, si ricomincia!

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Carmine Gioffrè

Il ritorno dalle vacanze porta sempre dietro con sé un pò di sabbia. Il rientro alla nave scuola è sempre così, ogni volta un pò confuso, ogni volta un pò deludente, ma solo per il maestro distratto, quello che i banchi non li solca mai d’estate perché troppo distratto da un qualsiasi bikini, in un qualsiasi lido di una qualsiasi località balneare.
L’insegnante attento invece, quello non si fa illudere dai voti dell’anno precedente. Tra un sedere, un tuffo e un buon libro, riesce comunque a ragionare le potenzialità del ragazzo, quelle già possedute ma che si spera esplodano, e quelle da far notare, magari semplicemente immaginando di spostarlo di banco.

In entrambi i casi, però, sognare sotto l’ombrellone diventa sempre più difficile evitarlo, ma non lo si fa a prescindere, per principio. Perché quello lo si sa, lo fa il maestro della classe accanto e lo fa con gran perizia. Che poi le Olimpiadi della Matematica non le vinci se non sai manco convertire la sterlina in un semplice quesito tra i mille previsti dai compiti per le vacanze. “Ma questa, questa è un’altra storia”, direbbe Buffa. Si torna in classe, dunque…e quest’anno il preside è cambiato.

Si riprende così, con un vecchio rimandato – ma mai bocciato – all’ultimo banco; lo svogliato; quello attento – ma non sempre -; quello che la butta fuori (dalla finestra, la carta) e il secchione; in linea, poco avanti. A seguire: l’ormai non più nuovo tedesco che non ha mai imparato veramente la lingua; il bosniaco sopraffino ma anche lui un pò distratto e un francese, di colore, che come direbbe il buon Lello, sembra muovere le spalle come se avesse una cruccia cucita all’interno della maglietta.

Infine, vicini alla porta (e alla cattedra): quello con la testa bassa e mentalmente veloce, anche se spesso indeciso; l’inamovibile, mai sorridente, pupillo del vecchio preside e, a chiudere il gruppo, il brillante, la punta di diamante della classe, quello che chiunque vorrebbe averlo come compagno di banco o, per lo meno, compagno di classe. In un angolo a parte dell’aula un gruppetto composto di nuovi arrivati, qualcuno da altre scuole, anche piuttosto prestigiose, altri già vecchie conoscenze e altri ragazzi, timidi, in parte sconosciuti, ma sempre pronti. Il nuovo preside invece ha le tette grandi e no, non è una donna, ma ha le idee piuttosto chiare. Si comincia. Campanella! Al maestro-spettatore non resta che gustarsi il concretizzarsi di quelle fantasticherie d’estate, per quanto un primo giorno di scuola non sia mai stato così importante ai fini didattici. Che confusione, madre santa! L’impressione è che ai ragazzi sia mancata davvero la vita di classe. Forse più di quanto sia mancata al maestro stesso.

Qualcuno si alza, cambia posto, urta con il compagno e per un attimo, nonostante scampoli di breve quiete, sembra quasi essere tornati all’anno precedente: chi si guarda indietro, chi lancia assist per battute non sempre interessanti ai primi della fila. Tettegrandi osserva attento, dal comodo schienale del suo ufficio in movimento, le dinamiche di
classe, gli atteggiamenti, i nervosismi, gli scazzi…ma sembra quasi esclusivamente fame. Dopo l’intervallo e il the consumato tra i corridoi o in privato, a piccoli gruppi, si rientra in the box. La fame sembra essere svanita. Il gioco delle parti si fa più attento e vigile. Ci si riassetta in modo più ordinato e deciso e lo scambio di opinioni torna ad essere sottile e intelligente.

I due nuovi arrivati (l’altro francese e l’olandese) si confondono tra gli interventi a tal punto che sembra quasi non avessero mai studiato altrove. Le trame si infittiscono di dettagli, di capitani coraggiosi argentini in discussione, di fraseggi precisi e…l’ombrellone, l’ombrellone diventa subito un’altra storia. E’ qui che il maestro si diverte, indipendentemente se distratto o meno. Indipendentemente da quello che sarà il risultato di una giornata di rientro a scuola.

Indipendentemente, qualcuno potrà averci visto un totale fallimento, qualcun altro, il primo atto del più bel trattato di filosofia mai redatto. Come ogni anno d’altronde. Con un pò di sabbia sulle gambe, da scrollarsi di dosso durante l’intervallo.


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