Cambiare restando Juventus

di Riceviamo e Pubblichiamo |

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Danielino, il mio amico juventino d’infanzia e compagno della squadra di calcio del paese, mi chiede “e adesso chi peschiamo?“…

Rispondo: “Non dobbiamo stare in agitazione”

A me Allegri è piaciuto molto. Ha saputo stare alla Juve molto meglio di altri e meglio di come ci si sarebbe potuto aspettare, considerando il modo improvvisato in cui è arrivato. Ricordiamoci che lui era quello del gol di Muntari, quello di cui Conte diceva “Allegri mi annoia“, quello dei cori di contestazione il giorno in cui è arrivato a Vinovo nel lontano 2014: “Noiallegrinonlovogliamo!“.

Il primo anno il mister ha avuto la saggezza di non cambiare nulla: ha messo il pilota automatico lasciando il 3-5-2 più o meno com’era. Poi si è ambientato ed è entrato in punta di piedi nei meccanismi della società, ha preso le redini ed è stato il protagonista tecnico di una società che nel frattempo è diventata una realtà consolidata del calcio internazionale. A parte quello che ha vinto e quello che ha perso, ciò che conta è che lo ha fatto da aziendalista, con un rispetto mai celato per la proprietà e per la dirigenza.

Oggi stesso in un’intervista improvvisata con Staffelli ha confermato che la Juve è una grande società è che quelli trascorsi sono stati cinque anni d’amore. Avrebbe potuto dire altro. Allegri ha saputo dare, da buon livornese, un’impronta di ironia e divertimento al rapporto con i media, e spesso e volentieri ha saputo prendere i giornalisti per i fondelli mentre loro cercavano le magagne anche dove non c’erano. Non so se resterà nella storia come un grande allenatore. Nelle statistiche però resterà a pieno titolo.

Alzando lo sguardo più in alto, posso dire che in questi decenni di passione juventina ho sofferto per molti addii e per molti ritiri. Quando Bettega (il mio primo modello ispiratore quando a 10 anni giocavo ala sinistra) se ne andò in Canada, a fine carriera, ho sofferto lacrime amare e mi sentivo smarrito. Per non parlare di Scirea, del Trap, di Platini, Zidane, Del Piero, Lippi, Pirlo, e di infiniti altri giganti del calcio che ho visto lasciare Torino. Ma non ho mai, mai dubitato del fatto che “il dopo” sarebbe stato ugualmente trionfale.

Perché il futuro sta nella parola stessa: Juventus, eterna gioventù. Chiunque abbia avuto la fortuna di servire la maglia di questa squadra, appartiene alla sua storia ma viene superato dalla storia. Quindi grazie Max, ma forza Juve, da sempre e per sempre. La cosa che ora conta di più per me è fare festa per l’ottavo storico scudetto consecutivo. Poi la società sceglierà un nuovo responsabile tecnico e quello sarà “il mio allenatore”. Le chiacchiere, le post-polemiche e i post-coccodrilli, il toto allenatore e tutte le menate che stanno fiorendo nel frattempo, li lascio ai fanatici del pettegolezzo social, per valgono zero. Guardo già a settembre. E nel frattempo vado al mentalmente mare, come ha detto oggi Max.

di Fabrizio Bellagamba    

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