Cambiare Allegri è solo una questione emotiva

di Sandro Scarpa |

Agnelli lo conferma. Allegri ribadisce. Non si cambia.
L’emozione di una rivoluzione è congelata, cristallizzata.

Si va avanti così per la Juventus, almeno ad oggi, con la forza della ragione e stabilizzazione, convinti che il miglioramento possa provenire invece da un allenatore che sfidi sé stesso a cambiare.

Nel calcio la passione travalica la razionalità. E la passione va alimentata sempre, brucia a velocità impazzita, in pochi mesi fa esaltare idoli e, al primo KO o vittoria poco convincente, li rosola inceneriti.

Figuriamoci in 5 anni. 

Cambiare dà goduria quasi come vincere. Soprattutto per un ciclo che ha toccato subito le vette più alte (Berlino e Cardiff) bruciando velocemente, per stabilizzarsi con deludenti stop&go di entusiasmo.

Figuriamoci cambiare Allegri che sta sulle scatole ad una larghissima fetta di pubblico.

Cambiare sarebbe emozione. Guardiola gioia&rivoluzione pura, anni di adrenalina anche senza vincerla. Conte travolgente, folle aizzate, baci, intensità e artigli. Perfino Deschamps, Mou, brividi dopo l’infinito lustro di Allegri. Didì e l’appeal per i francesi, Mou e le esplosive conseguenze del ritorno sulla panca del Nemico. Affascinante.

Alla Juventus F.C. però non si ragiona con le emozioni.

Per questo in 42 anni la Juve ha avuto 5 guide e pochi comprimari: Trap, Lippi, Capello, Conte e Allegri. Trap 10 anni la prima volta e 3 la seconda. Quando ci si rese conto che Marchesi, Zoff e Maifredi erano “cambi” non vincenti. Lippi 7 anni la prima e 5 la seconda, quando ci si rese conto che Ancelotti (!) era stato un “cambio” obbligato e logico, ma non remunerativo.

Per gli ultimi “leader” la Juve ha subito il cambiamento: Capello con Calciopoli (e ciò che ne conseguì con Deschamps, Ranieri, etc.), Conte con la decisione al secondo giorno di ritiro.

La Juventus F.C. non cambia per una questione “emotiva”.

Ciò che la società fa trapelare è la posizione ferma e razionale, snocciolata in tempo record, a Stadium ancora zittito da De Ligt: eravamo 45° in Europa, dopo 5 anni siamo 5°, restiamo con Allegri.

Per Agnelli, che non ragiona con le emozioni, la conferma di Allegri non sarebbe solo banale stabilità, ma messa alla prova della capacità del tecnico di rigenerarsi, migliorarsi. Allegri e le sue decine di moduli diversi, le sue centinaia di formazioni differenti e le sue gare cruciali in Europa così opposte tra di loro, per calcio espresso, approccio, sviluppi. Allegri per Agnelli è in grado di essere diverso con uomini diversi, di ri-mettersi alla prova.

L’aver portato un 4312 o un 4231 o un 352 alle soglie della gloria europea, l’aver sbalordito l’Europa all’inizio del suo ciclo con difesa posizionale e fluidità spiccia in attacco e illuso pochi mesi fa con difesa altissima e mentalità ultra-europea, ammainata poco dopo contro l’Ajax, è per Agnelli una spia della capacità di Allegri di cambiare che va oltre il flop contro ten Hag. Cambiare anche emozioni.

Il cambio che Agnelli chiederà ad Allegri è quello di una squadra non più reduce da blocchi emotivi in Champions, non più underdog europea, ma da podio delle favorite e come tale deve ergersi nell’arena.

Ad oggi è così, Agnelli conferma, Allegri ribatte. Se non si apre un’opportunità di sicuro miglioramento, la Juve si accolla la posta emotiva della riconferma di un allenatore ora non amato.

Quel credito maturato il “15 Luglio” ora è azzerato. Quello che Agnelli valuta è il credito che Allegri saprà conquistarsi a partire dall’incontro per il rinnovo.

In quell’incontro Agnelli chiederà all’Allenatore della Juventus il cambio che ci si aspetta.

Non pensiate che sia facile…