Hakan Calhanoglu nella Juve di Allegri

di Alex Campanelli |

calhanoglu

Perso Donnarumma a parametro 0, il Milan rischia di vedersi sfuggire anche Hakan Calhanoglu, che come il portiere della nazionale è stato recentemente accostato alla Juventus. Un nome divisivo, che può piacere per alcuni colpi ma far storcere il naso per quel senso di incompiutezza che da tempo si trascina dietro; analizzando la sua evoluzione e le sue caratteristiche peculiari, proviamo ad immaginarlo nello scacchiere di Allegri.

Tra i punti di forza del trequartista turco vi sono senz’altro le palle inattive; nel 2017 Calhanoglu è arrivato dal Bayer Leverkusen con la meritata fama di specialista delle punizioni dirette, invece paradossalmente nei 4 anni in rossonero ha realizzato soltanto 4 reti su punizione (contro i 10 in 2 stagioni con le Aspirine) , risultando invece preziosissimo nel creare pericoli sui piazzati indiretti. Nella stagione appena conclusa il 10 del Milan è stato il miglior calciatore della Serie A per occasioni create da corner (1,2 a gara) e il quarto per Key Pass da punizione indiretta (dietro a De Paul, Dimarco e Candreva); dei 9 assist realizzati in campionato, 4 sono arrivati da calcio d’angolo, 2 su punizione (1° in Serie A in entrambe le graduatorie) e 3 in occasioni da open play.

Se sul piede di Calhanoglu non vi sono dubbi, qualche perplessità in più emerge quando analizziamo la continuità e l’impatto globale del turco nell’arco delle partite. L’ex Bayer e Amburgo veniva da una stagione 2019/20 di livello assoluto, con 9 gol e 9 assist: in particolare nel travolgente girone di ritorno che ha portato il Milan a un passo dalla qualificazione in Champions, il turco ha messo insieme 7 gol e 8 assist in 17 partite, ergendosi a leader tecnico ed emotivo della squadra di Stefano Pioli. Calhanoglu sembrava poter continuare sullo stesso spartito anche nella stagione appena terminata, sensazione corroborata dai gol nei preliminari d’Europa League, su tutti il pesantissimo rigore al Rio Ave, e dalle buone prestazioni in serie a inizio campionato, da regista offensivo vero e imprescindibile per Pioli, pur senza toccare le vette realizzative dell’annata precedente.

Di pari passo con la normalizzazione del Milan, il turco si è progressivamente spento: nel girone di ritorno le ombre sono state molto più frequenti delle luci, tanto che a fine stagione Pioli lo ha spostato a sinistra nel suo diamante offensivo per far spazio in mezzo a un Brahim Diaz in grande spolvero. Il suo ultimo assist su azione risale al 4-0 sul Crotone del 7 febbraio, e in generale il turco è sembrato aver perso centralità nella proposta di gioco di Pioli, quella centralità che sin lì non era mai stata messa in dubbio: per il secondo posto del Milan sono stati molto più decisivi le parate di Donnarumma, le chiusure del duo Kjaer-Tomori, le progressioni di Theo, l’onnipresenza di Kessie, i colpi di Rebic e, nella prima parte della stagione, le reti di Ibrahimovic. Di fatto, nel primo Milan da Champions League da 7 anni a questa parte, Calhanoglu non è riuscito a prendersi la copertina, pur risultando il miglior rossonero per Expected Assist in Serie A (8,86 complessivi, 8° assoluto in campionato).

Traslando l’analisi in ottica Juventus, per immaginare che Hakan Calhanoglu possa essere protagonista in una squadra che ambisce a vincere lo Scudetto, sarebbe senz’altro necessaria da parte del turco quella svolta a livello mentale che i tifosi rossoneri pensavano potesse avvenire nella stagione appena terminata. Il fantasista nato in Germania porterebbe con sé in bianconero la sua eccellente abilità nei piazzati e una capacità di rifinitura che ha fatto difetto al centrocampo della Juve nelle ultime annate, ma non sarebbe semplicissimo da collocare tatticamente.

Nel 4-3-3 il giocatore ha già mostrato di non trovarsi completamente a suo agio, e i principi ricercati da Allegri per determinati ruoli non sembrano poterlo aiutare: Calhanoglu non ha abbastanza intensità e non copre abbastanza campo per giocare da mezzala, mentre da esterno sinistro non possiede capacità atletiche minimamente paragonabili a quelle, ad esempio, di Chiesa e Kulusevski, pur potendo sfruttare la sua abilità nel tiro a rientrare sul destro, come contro il Sassuolo. Immaginare una riconversione a regista in stile Pjanic è piuttosto complicato per un calciatore che, pur possedendo doti tecniche di primo livello, si è sempre trovato a suo agio giostrando oltre il cerchio di centrocampo.

Decisamente più adatto a lui il 4-2-3-1, nel quale rivestirebbe principalmente il ruolo di riserva di Paulo Dybala, meno attaccante e più centrocampista, con più regia e una minore tendenza a buttarsi negli spazi, favorendo l’inserimento di uno dei due mediani. Pensare di poter rinunciare all’argentino impostando il turco come titolare per tutta la stagione sarebbe invece un azzardo di proporzioni colossali, dato che parliamo di giocatori di livello completamente differente; una decisione del genere sarebbe un primo e importante segnale di ridimensionamento, al netto degli altri eventuali cambiamenti nella rosa della Juventus.