A CALDO / Toro-Juve 1-3: frappé a centrocampo, -78 per il Pipita

di Luca Momblano |

Senza Pjanic, perché i fastidi nel derby si rischia di farli pagare a tutta la squadra, Allegri va secondo logica gerarchica e non si impantana nel ragionamento sul sistema in quanto tale. Così, con Cuadrado e senza il rombo di centrocampo che è rombo solo se funziona in almeno tre angoli su quattro, si va almeno a giocare con i più in forma (Mandzukic e Rugani, due non a caso) contro il reparto avversario più problematico (la difesa, caro Mihajlovic, la difesa).

Succede che prendi la sberla perché anche nelle giornate più sane e intraprendenti il calcio sa essere malsano, gol di Belotti al primo tentativo di tre totali di squadra in partita, ma succede anche che se le partite vengono preparate con saggezza queste tendono a raddrizzarsi da sole. In questo Allegri ha delle ragioni, peggio quando invece pasticcia, e contro il Torino ci è successo nella parte centrale della ripresa, concomitante all’apnea di Sturaro e alle grandi voglie di Lemina (che nella vita vorrebbe essere la versione da strada di Paul Pogba).

Benintesi, non ha colpe l’ex Marsiglia, ma a centrocampo non ci si raccapezzava più con Khedira a sinistra e strani tourbillon nelle altre zone di campo. La difesa accorciava e scappava, sapeva soffrire con un Chiellini che è derby tatuato sulla fronte (due tackle aerei vinti ed è 1-1, lancio profondo ed è 1-2), ma rischiava anche senza poi rischiare. Ecco, questo faceva preoccupare. Anche perché nessuno qui era più abituato al fatto di dover gestire parità numeriche difensive. Ma un conto, appunto, è accettarle; un altro conto è subirle senza coscienza. Insomma, il post-Marassi è anche questo. Guardare avanti, guardare agli avanti, guardare a un reparto che può diventare un nuovo epicentro, senza precedenti nella gestione Agnelli, della squadra.

Ci siamo appesi a lui, l’attacco. In qualche modo sempre di più. Allegri si mostra consapevole nella pratica così come nelle parole. Sarà la parte più entusiasmante e più difficile. Gestirli, incastrarli, calmarli, caricarli, assortirli, educarli, sublimarli. Ribadire a ognuno il motivo per cui si trova in questa rosa. Higuain erano 90 gol in tre anni e poi il quarto varrà come surplus. Siamo a -78, un countdown che ha del dilettevole e  La vera sfida del 2017 è iniziata nella settimana che si è appena chiusa e riguarda l’arsenale offensivo. Sì, va ammesso, nonostante un gran frappé a centrocampo (no, davvero, non ho capito i criteri di interscambio tra Lemina e Marchisio, detto che quest’ultimo ha dovuto fare una gara di mestiere perché non in palla),  e una cerniera centrale difensiva che non tradisce perché, in fondo, ha basi italiane e fortemente italiane.

Morale: ragione, sangue freddo e raziocinio se si tratta di tradurre tutto questo sul mercato. Un incastro, uno solo, anche se il mister in quanto tale ne pensa sempre uno in più dello stretto necessario. Nessuna smania, limitatamente al centrocampo. Per tutto il resto armatevi di tanta, tantissima fantasia. La stagione si promette romanzesca. Soprattutto se verranno normalizzati i primi quattro passi di Khedira e Higuain