A CALDO / Lione-Juve 0-1: spondalavorata-pallaveloce-latocorto-gol l'ha inventato il padreterno

di Luca Momblano |

Ci sono poche parole che odio come “beffa“, calcisticamente parlando.
E infatti non l’avrei usata, neppure fosse terminata 1-0 per i francesi, rigore di Lacazette, fallo di Bonucci (perfetto in tutto, dico tutto, il resto), due grandi parate per parte, Dybala e Pjanic smarriti per colpe anche nostre (soprattutto sul bosniaco, uno che secondo l’evidenza deve toccare quintali di palloni per dire esattamente a se stesso di che pasta è fatto).
Il calcio è questo, un portiere che para (anzi due), un attaccante che fa del difficile il semplice e del semplice l’arma della completezza (parlo di Higuain) ed esterni sopra le righe.
Il cuore del campo è fatto invece di meccanismi, soprattutto quando non vai alla caccia spasmodica del pallone (e Allegri di suo non lo fa). Poi possiamo dire “atteggiamento corale“, molto buono nella prima metà di gara, oppure come “perdersi in un bicchiere d’acqua“, la ripresa fino al rosso a Lemina.

Allegri aveva mille difetti, adesso novecento nonché un gruppo e una pressione non semplici da gestire. Però Allegri è un freddo, e i freddi hanno buona memoria.
Abbraccia tutti, anche quando pensa di mandare in campo Cuadrado (che bella la storia estiva che mi ero inventato!) in appoggio centrale a Higuain, anche perché Sandro finisce ancora a vagare una manciata di minuti in mezzo al campo.
Attenzione però, sono pochi istanti, e non credo ci sia stato bisogno di Landucci.
Così si fa: con due linee a quattro si difende meglio e si fanno le cose imparate nella scuola calcio per tutti i nati dopo il 1983, con Cuadrado di là e Sandro di qua dove è oggettivamente un elastico senza difetti, man of the match per i cultori delle prestazioni dal primo al novantesimo.
Tutto diventa piuttosto naturale, persino un reale centrocampo a due sul quale riflettere. Higuain non ha gente a pestargli i piedi, è umile oppure istigato da quanto combina Buffon, qualcosa che va ricambiato.
Apertura con sponda lavorata con il cervello almeno cinque secondi prima, poi una semplice e precisa palla verticale bassa per l’uomo che deve prendere il fondo. Quello è il suo mestiere. Fondo o lato corto, con o senza uomo davanti. Il finale è una scelta divina, una scelta di giustizia per un’estate a muso duro, quasi senza precedenti se ripensiamo alla nostra storia. Quella di Cuadrado. L’uomo mandato dal padreterno.

PS. Non butterei a mare i continui interscambi, uno su tre che aveva dell’assurdo, visti nei primi esuberanti 20 minuti. Dybala che fa Alves, Alves che fa Pjanic, Khedira che fa Mandzukic.
Perché quando portano a qualcosa (è già successo) non se li fila nessuno. Da costanti, però, diventino variabili.
Il padreterno ama il calcio italiano così com’è.