A CALDO / Juve-Udinese 2-1: una vittoria che vale letteralmente 5 punti, diciamoli…

di Luca Momblano |

Non entrerà negli annali, ma nei manuali sì.

Perché anche Juventus-Udinese fa parte di un percorso. Si vince, come da copione e necessità, in un sabato davvero poco banale per cercare di avvicinarsi alla leggenda dei numeri e al possibile naufragio della Serie A come prodotto davvero attraente. Qualcosa importa e qualcosa molto meno, si passa anche da partite così, senza troppe giustificazioni circa il come. Il dove, il quando, il nome, questo sì. Lo Stadium, forse ancora troppo emotivo che poi non è mai abbastanza se si guarda a Bonucci e Marchisio; dopo la disfatta del Napoli che fa a spallate e poco altro con l’altra non-rivale degli scorsi anni di questo ciclo; Paulo Dybala a cui bastano due mattonelle per una standing-ovation.

C’è quasi tutto il film della Juventus in questi tre momenti, mancano solo gli Agnelli perché loro a ottobre non ci devono essere. Neppure dopo una Sassuolo qualunque. E poi c’è il campo, che riflessioni ne lascia sempre più d’una soprattutto quando le cose vanno meno bene del progetto tecnico, da qualunque delle nostre teste (mai così desiderose di immergersi dentro Massimiliano Allegri) questo provenga:

1 – quando Allegri tocca l’assetto tattico più di due volte nel corso di una partita, è perché teme fortemente la partita e non perché la squadra necessariamente si stia esprimendo in modo modesto. Quindi: i retropensieri valgono. I sudamericani, gli strani voodoo su Chiellini e Pjanic, quello che egli stesso ha definito doppio scontro da dentro o fuori la Champions contro il Lione tre giorni più tardi e via discorrendo. La lista completatela voi, se non vi dà lecito fastidio.
La sensazione è questa squadra non abbia bisogno di pasticci ma solo e soltanto di tanto ordine e sana logica. Le cose contro cui lottano i tifosi annoiati dalle (troppe?) recenti vittorie. Allo stesso tempo ha bisogno di non vivere la paura, ha bisogno di consolidare la sua superiorità per sentirsi realmente superiore poi fuori dai confini nazionali. Questo match, in questo senso, rappresenta un piccolo passo indietro al netto dei concetti di emergenza.

2Cuadrado alto a destra va accompagnato in paradiso, non solo protetto. Va guidato verso il fondo, non verso la porta. Da mezzo sinistro ha stuzzicato da mezzapunta (fase offensiva) e ha poco o niente dell’intermedio. È perfino meno centrocampista di Pereyra. Altro che impiego alla Pogba. Ognuno è se stesso a 28 anni. Ricordiamocelo e impariamo.

3Mai fare le cose al contrario. Un tempo con Evra ad attaccare lo spazio e la profondità in corsia con Alex Sandro a galleggiare nel vuoto nonché a cercare goffamente di lanciarlo e intelligentemente (ma inspiegabilmente) a coprirgli alle spalle. Allegri non ci riproverà più. Due tempi, due fluidità diverse. Persino la naturalezza di Evra da terzo centrale illumina gli occhi in questo senso. E ha dettato la direzione.

4Mandzukic soffre. Chi l’avrebbe detto. Soffre e si incarta. Sbaglia. Dato che serve, a lui serve un Dybala più vicino e traiettorie esterne dal lato corto. Può tornare a sfondare. E tornare a fare anche le cose normali.
Parentesi: siamo esattamente a un anno fa, quando il genio era Edin Dzeko, confortante no?

5Lemina subisce critiche, ma incide quasi solo sempre su episodi positivi. Hernanes è il suo specchio, quindi al contrario, incide su episodi quasi sempre negativi. Torneranno nelle rotazioni, ma tra i due esiste già una gerarchia dettata dal campo. Utilizziamola con buonsenso, almeno nelle gare ad alto voltaggio. Questa è andata così, ne abbiamo viste di ogni centrocampo. Riabbracciando anche Sturaro che, dice il medico, non fa mai male…