A CALDO/ Juve-Lione 1-1: la condizione fissica non existe (cit.)

di Luca Momblano |

E’ tutto un controsenso. Il calcio ha meno logiche di quanto si possa pensare, ha meno regole standard, vincono squadre e allenatori che nel pensiero, nella produzione, nei principi e nei teoremi sono agli estremi, dove a volte c’è anche la via di mezzo. Che sarebbe uno zero dettato dall’equilibrio zen. La Juve di Allegri da che parte sta? Qual è la direzione? Lione-Napoli-Lione segna la tappa di un’evoluzione, il tentativo di risposta a una serie di domande che si trasformavano in necessità: come far correre meno in lungo e in largo Pjanic (che sbaglia anche la partita a cui tanto Allegri teneva, ma non è il primo e non sarà l’ultimo, detto che top-player a volte si diventa), come far emergere la coesistenza tra Higuain e Mandzukic (che partita quella del croato, uomo-Champions per lo meno nella testa, e si vede), come creare una dorsale epica, sulla carta, che parte da Bonucci (centrodestra per avere più campo naturale nei lanci, nell’impostazione, nell’appoggio, nel lancio) e passa da Marchisio-Pjanic (li avete già bollati?) per finire a Higuain (che ha sulla coscienza qualcosa, più l’ammollo nel tremore di gruppo che il gol incredibilmente mancato). Le risposte sono state diverse dalle attese di Allegri, che però deve dimostrare di avere la forza di insistere, se non altro per non livellarci a monorealtà tattica, con evidente rischio di autosoffocamento (perché nel calcio esistono anche gli avversari, e spesso avversari più degni di quanto la nostra baldanza faccia pensare).

 

No, non è per esaltare qualcosa di questo Lione, a cui il coraggio l’abbiamo consegnato noi. Il perfettibile non è il calcio assoluto fatto da luoghi comuni tipo “prestazione inaccettabile”. Piuttosto è curioso che non si sia ancora accettata l’idea che Allegri è questo allenatore qui, quello del calcio senza schemi, quello dell’attacca lo spazio se c’è lo spazio e/o se non te la senti è anche meglio fermarsi e tornare indietro. Corriamo meno? Impossibile, corriamo come dei muli noi italiani. A ogni sessione di allenamento. Corriamo male? Possibile, forse. Soprattutto, però, spesso corriamo al contrario, velocemente all’indietro, per partire da dietro a caccia della microfalla, volendo far valere virtù che già nel cerchio (e comunque sia sempre benedetto Marchisio) non cercano mai di rubare un solo tempo di gioco (ecco, per esempio Marchisio, per quanto fosse il fantasma di Pjanic, non l’ha mai trovato né cercato). Corriamo troppo? E qui avanti con le animose critiche tipiche di chi ha già l’occhio di traverso per gli Evra e gli Sturaro. La catena di sinistra ha fatto meglio che quella di destra. E’ stata presente, battagliera, da subito, con tutte le sue contraddizioni. Parliamo di Alves (mai sul fondo o qualcosa di simile) e Khedira (spesso a disagio in posizione aperta), del loro livello medio, delle aspettative, con problemi diversi. Il primo può fare ciò che vuole, e magari un giorno anche a Torino potrà permetterselo, ma leader al punto da dire tutto a tutti in campo ancora no. Spesso non sono gli errori tecnici, a volte, a dare il senso di una (o una serie) di prestazioni. Uno saltella, l’altro fa cose nuove e non si spettina mai. Lavorerei su questo corto circuito prima ancora che sul sistema di gioco. Per sbagliare, devi esserci. Per esserci, o fai correre il pallone o cerchi di correre dietro a lui. La condizione fisica è la condizione di partenza, e qui forse ha ragione Guardiola a disintegrarne il concetto.

 

Che poi, a pensarci bene, ci si trova (nelle difficoltà) ad applaudire sempre gli stessi, a tenere lo sguardo su di loro. Barzagli, Marchisio, Mandzukic. Perché il tifoso della Juve s’incavola, spara sentenze, sbuffa perché gli sembra sia sempre la solita storia; ma il tifoso della Juve è anche uno che conosce molto bene la propria storia. La si dovette spiegare anche a Marcello Lippi (che intese molto in fretta, per esempio, quanto poco funzionasse nella comunicazione interna il politically-correct). Per questo alla lunga il tifoso bianconero non sbaglia quando immagina chi e come lo farà godere attraverso la sofferenza. Conoscete un verbo e un sostantivo migliori? Allegri si era illuso di sì, ne resto convinto. Ma prima di marzo, perché ancora il suo credo non è ancora stato ufficialmente smentito, servirà solo e soltanto il realismo della Torino di sempre. E’ difficile trasformare un camion in un off-shore. Solo i grandi ci riescono, e non certo lavorando solo sulla forza. Allegri è ancora incastrato dentro questa stupenda (e irritante) missione.