A CALDO Juve-Fiorentina 2-1: GH è la ghigliottina, l'ABC del calcio non perdona

di Luca Momblano |

Ogni estate lo facciamo difficile. Eppure questo sport si ostina a limitarsi all’essenziale. Ci fa guaire, digrignare i denti, esplodere, rimuginare, sentenziare, elucubrare, gongolare. Inveire, godere. Lo studiamo. Ognuno a modo suo. Ogni giorno pensiamo di saperne qualcosa in più. E poi? E poi ci sono gli uomini, che non sono macchine. Non ci sono computer a muoverli. Stringi stringi, spingi spingi, accelera accelera, a mille all’ora come la palla che girava a trottola in questo primo tempo contro un’imbarazzata Fiorentina. Vai avanti perché lo meriti. Lo fa un gesto tecnico primordiale del calcio, mai troppo sottolineato: la frustata di testa con bilanciamento del corpo sulla corsa. A due metri da terra. L’ultimo maestro in questo fondamentale è stato Luca Toni. Gli ha allungato la carriera di 5 anni. Il che dice già molto. Autore, Sami Khedira. Migliore in campo insieme al suo omologo Kwadwo Asamoah. Gli innominabili per gli scaramantici e per gli scettici quando è ora di stilare la lista della rosa della Juventus. Già, perché il mercato non è ancora finito e Juve-Fiorentina è nelle due pagine di prefazione.

 

E quindi? Quindi Lemina nell’unica posizione che gli nega pezzi di bravura fuori corso, quella che ne esalta le doti di forzuto con un piede dal senso geometrico (da lavorare ancora e da sviluppare), spiega che ha ragione forse Allegri quando pensa al metodista. Stanno tornando in auge, per come si gioca oggi, questi energumeni che erano solo uomo per uomo e non uomo per palla permettono ai vari sistemi di esprimersi. Perché oggi generi e produci in quantità percentualmente accettabili solo se attacchi con tanti uomini. Si stanno adeguando in tanti. Di conseguenza potrebbero aver torto a cercare la gamba. Quelli ce l’hanno in tanti alla Juve. E quasi nessuno può giocare lì davanti alla difesa (ndr: se vi domandate di Pjanic, fatelo da lunedì, perché lui giocato come un jolly in questo contesto).

 

Insomma, spavento. Da palla ferma. Al primo tiro nello specchio e secondo totale in direzione sud. Dopo tutto questo sforzo, questo bel vedere, questa adrenalina di qualità e quantità che ricorda il primo Juve-Fiorentina di Antonio Conte. Primi tempi alla pari. Eccezionali. Allegri sostiene non si possa andare a tavoletta sempre. I tifosi lo vorrebbero, visti gli esiti al cuore. Forse è solo che noi alla Juve siamo fatti così. Non siamo per i 6-0. O meglio, lo siamo stati forse per 6 mesi in una storia centenaria. Siamo come tanti altri, in questo. Dobbiamo essere realisti. Dalla prima all’ultima giornata. Abbiamo anche noi bisogno di quel nove che la piazza dentro esattamente quando serve. Così, fendente, di giustezza, con 30 centimetri che passano dove ce ne sono poco più di 50. Sono doti. Bisogna tornare a David. Si vive più sereni con questa consapevolezza. Tanto casino, e poi il calcio ci riduce così. A mettere via le lavagne. A inchinarci allo strapotere di chi è nato con quel qualcosa dentro. L’onore è nel poterli allenare e nel poterli raccontare. Ruoli diversi, volti a sublimare i singoli. Fino al prossimo che arriva, uno ogni 30/40 anni, e inventa un codice di riferimento nuovo. Poi però il gol, parola di tre lettere, resta sempre lui. La ghigliottina di ogni cosa.

 

Buon 2016/17!