A CALDO / Juve-Atalanta 3-2: il vero dramma è la 10 senza un proprietario (ma gli spunti sono tanti)

di Luca Momblano |

Non è veramente il caso di farla più grossa di quella che è. Non la vittoria, con l’entusiasmo che si trasforma in una discussione cervellotica sul concetto di “staccare la spina”, ma tutta la caciara che ne segue.

Il turno è passato, e se c’era una squadra che non poteva dare più indicazioni ma solo speranze era proprio quella con cui si sono giocati gli ultimi 20 minuti: natura delle cose, senza colpe. Non per giustificare, ma visto che piace parlare di calcio la criticità sulla quale lavorare è ormai solo una, o soprattutto una per distacco: questa Juve è anche bella, è anche sulla buona strada con i meccanismi dei quattro a centrocampo ma… ma… non sa (ancora?) fare possesso, farlo bene, farne tanto quando serve ovvero far girare a vuoto l’avversario proprio quando l’avversario è costretto a provare la sferzata. Punto. A capo.

 

Contro l’Atalanta di Coppa, che subisce così 6 gol in due partite allo Stadium, le indicazioni sono state più di ciò che fosse lecito attendersi:

– Dybala è il nostro prossimo numero 10, è l’uomo, è la nostra dimensione mondiale. O così, o tante cose saranno realmente da riconsiderare in un momento molto delicato per le trasformazioni (verso l’alto) del calcio internazionale. Ovvero il posto dove Andrea Agnelli vuole a tutti i costi stare.

– Hernanes non è adeguato, carezzevole e tenero agli occhi di molti, ma totalmente inadeguato. E personalmente credo di essere arrivato al dunque: oltre agli errori individuali, fa sempre il contrario della cosa giusta, anche quando in qualche modo (sempre piuttosto goffo) gli riesce. Gioca di prima quando dovrebbe controllarla, la tiene quando dovrebbe giocarla subito, la stoppa quando si genera il rischio, la butta via quando è solo. Ogni aspetto tattico a fronte di questo enorme baco (psicologico? non c’è più risposta) diventa secondario.

– Pjanic è il piede che cercavamo. Il legame tra ragione ed estro che incolla in maniera piuttosto fluida centrocampo e attacco senza costringere al solo prevedibile gioco in fascia. A questo punto manca solo più il metterci la gamba, il non pensare sempre e solo di poter giocare in situazione di equilibrio perfetto del baricentro. Più avanti funziona così. Che non vuol dire chiedergli di fare lo Sturaro o il Rincon (a proposito: venezuelano molto più a proprio agio sul centrodestra, dunque alter-ego di Khedira più di ogni altra cosa da qui a fine stagione). Vuol dire che un Pjanic più cattivo significa il doppio delle occasioni, sarà matematico ed è lecito pensare di arrivarci.

– Capitolo mercato, capitolo rapporti con l’Atalanta, capitolo riflettori su: Caldara ci fidiamo e non starei troppo sulla partita; Conti il migliore del match tra gli emergenti, con giocate non comuni per un esterno basso di binario. Ma: risolviamola questa storia del destra/sinistra, un giocatore che faccia le due fasce e non ci costringa sempre a strozzarci con le liste. Tradotto: bravo Marotta a tenere duro fin qui su Spinazzola, a costo di mollare i Gagliardini e i Kessié senza la tentazione di dover prenderne per forza una coppia. L’abbiamo cresciuto noi, lavoriamolo noi. Ha personalità e due piedi, ha fiato e un idolo come Zambrotta, ha anche messo fieno in cascina tra B e A. In estate facciamo il nostro dovere che lui può fare il suo. Tanto saremo sempre attratti dai De Sciglio, dai Darmian e dai Vrsaljko. È destino. E comunque nessuno di questi sarebbe come il nostro miglior Caceres. Spinazzola non è un campione, però il “lo facciamo diventare noi” resta uno dei cavalli di battaglia del bianconero-pensiero. Con un italiano che ama la Val di Susa potrebbe essere più facile del previsto. Chissà.